Gli Usa e il caos come arma di guerraTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Gli Usa e il caos come arma di guerra

Dopo il Vietnam, e più recentemente l’Afghanistan e l’Iraq, gli Usa hanno imparato la lezione: non paga in termini di opinione pubblica dichiarare guerra direttamente, meglio fomentare dissidi, alimentare il caos e provocare guerre civili devastanti in tutti quei paesi che rappresentano un ostacolo al dispiegamento degli interessi americani. Siamo quindi di fronte a una forma 2.0 di colonialismo?

Fare la guerra in modo convenzionale presenta alcuni problemi che la “democrazia” americana forse ha imparato a bypassare, e non certo scegliendo di utilizzare la diplomazia e il dialogo. Purtroppo gli americani sembrano aver compreso che invadere un paese, magari fabbricando prove false come nel caso dell’Iraq(vedi armi di distruzione di massa finte di Saddam), non paga in termini di opinione pubblica. Pensate a Bush e alle manifestazioni oceaniche per la pace che si sono tenute in Europa dopo e prima il 2001, manifestazioni che non sono servite a fermare la guerra ma se non altro a rovinare l’immagine degli americani come portatori di pace e come i “buoni del mondo” faticosamente costruita con decenni di pervicace propaganda antisovietica.

La farsesca eliminazione di Bin Laden, con il cadavere fatto sparire (ammesso che ci fosse) senza nemmeno mostrarlo ai media ha completato un periodo, un’era. La nuova era è quella dei social network, della manipolazione mediatica come arma di guerra, delle guerre civili utilizzate per distruggere quei paesi che un tempo si distruggevano con piogge di missili e bombe. In questo modo gli Usa ne escono puliti e anzi possono persino fare le anime candide e dire che si battono per la pace. Peccato che a ben guardare non esiste un paese filo-Usa nel mondo dove ci siano rivolte o rivoluzioni o guerre civili, viceversa paesi che hanno un orientamento in politica estera non filoamericana devono prima o dopo fare sempre i conti con rivoluzioni colorate e guerre civili sotto varia forma. Il caos viene utilizzato come vera e propria arma di guerra e i falconi americani subentrano poi in un secondo tempo per provvedere alla ricostruzione ottenendo così esattamente quello che volevano.

Del resto i conflitti scomodi per gli Usa escono dagli schermi dei media, come se non esistessero, modificando così tramite la manipolazione mediatica la percezione della realtà. Il terrore e il caos finiscono per distruggere le infrastrutture e le società fino al punto da creare dei Non-Stati che diventano terre di opportunità per il capitalismo predatorio del cosiddetto Occidente. Siamo di fronte a un nuovo colonialismo 2.0 dove l’Occidente finge di mostrarsi imparziale salvo poi ingerire direttamente negli affari interni di ciascun paese finanziando guerre civili ogni qual volta i propri interessi vengono messi a repentaglio. Del resto qualsiasi paese del Terzo Mondo nel XX e XXI secolo che ha cercato di guadagnare l’indipendenza monetaria mediante la nazionalizzazione delle proprie risorse è stato subito sconvolto da guerre etniche finanziate dall’Occidente secondo uno schema consolidato, basti pensare a come gli Usa nel corso del XX secolo con la scusa della lotta al comunismo abbiano appoggiato ogni guerra coloniale, dall’Angola fino all’Indocina e all’Afghanistan. Socialismo vuol dire usare le risorse al servizio del popolo ed è chiaro che un governo socialista sarebbe meno propenso a svendere le proprie risorse agli interessi occidentali; meglio smembrare tali paesi con una guerra civile e proporsi come pacificatori.

Tribuno del Popolo

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