God save the… Europe? Ondata di antieuropeismo in InghilterraTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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God save the… Europe? Ondata di antieuropeismo in Inghilterra

Dopo il grande successo raccolto dal partito neoconservatore e antieuropeista Ukip, una frangia del partito dei Tories si schiera apertamente contro la permanenza dell’Inghilterra nell’Ue e Cameron, forse ancora memore del celebre discorso anti euro della Thatcher, propone per il 2017 un referendum sulla permanenza in Europa del Paese. Spiazzati i laburisti, che rischiano di trovarsi molto svantaggiati nella corsa alle elezioni del 2015.

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Che il rapporto tra l’Ue e l’Inghilterra non sia mai stato idilliaco è noto a tutti. Vuoi per la posizione geografica, vuoi perché storicamente l’Inghilterra è sempre stata capace di serbare la sua indipendenza o vuoi perché non hanno alcun interesse a perdere i benefici finanziari di cui godono grazie alla Sterlina, sta di fatto che gli inglesi non sono mai stati troppo entusiasti dell’Europa unita. E in tal senso l’accorato discorso della Tatcher che vietava imperativamente l’adozione della moneta unica, oltre ad essere forse uno degli emblemi più forti di questo sentimento, potrebbe essere ancora molto più attuale del previsto.

Dopo il successo elettorale del partito neoconservatore e antieuropeista Ukip, che si ispira apertamente al M5S nostrano, la questione si è fatta ancora più calda. I conservatori hanno capito che, mai come oggi, i tempi per l’uscita dall’Unione Europea e per la riappropriazione di tutte le proprie prerogative finanziarie non sono mai stati così maturi. Non a caso questa mattina David Cameron ha illustrato il piano politico dei Tories per l’Europa. In prima battuta vuole proporre ai membri dell’Ue di rivisitare lo status dei membri appartenenti e, forse insofferente all’egemonia teutonica, ripensare i rapporti di forza che intercorrono tra di essi. In particolare i conservatori britannici mirano ad accentuare l’impostazione liberista dei mercati europei e a rendere il sistema “even more flexible”, come ha spesso ripetuto il primo ministro: deregolamentazione e meno spesa, nulla di nuovo insomma Ma se di questo già se ne parla da moltissimo tempo, la proposta di indire per il 2017 un referendum sulla permanenza del Paese nell’Unione fa allarmare più di qualcuno.

Lo sanno bene i laburisti di Ed Miliband, già indietro nei sondaggi, e spaccati da questa mossa di Cameron. Anche nel centrosinistra britannico infatti più di qualcuno propone l’uscita dall’Ue. Ma i problemi in casa laburista non terminano qui. Gli studi del Cbi inglese (la Confindustria britannica) hanno stimato che nel 2013 il Pil inglese crescerà circa dell’1% e addirittura il doppio nel prossimo anno. Se le stime venissero confermata sarebbe un grave danno per i laburisti che contestano da anni il liberismo di Cameron e i suoi. Tuttavia Miliband ha dalla sue le stime su disoccupazione, impiego giovanile e servizi sociali che vanno in totale controtendenza con i dati divulgati dalla Cbi.

Mai come questa volta dal trattato di Maastricht del 1992, l’Ue rischia dunque di vedere compromessa la propria unità. Quel che tutti i fautori dell’Europa unita temono è che un sentimento simile possa dilagare rapidamente nell’area mediterranea, zona più vessata dalle direttive economiche europee, e che potrebbe abbracciare una prospettiva del genere. Attendiamo i prossimi giorni per conoscere le mosse della Germania che, poco ma sicuro, non resterà a guardare.

Fabrizio Leone

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