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sabato , 22 luglio 2017
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Golia/Chevron cntro Davide/popolazioni amazzoniche

Il potere è arrogante in qualsiasi latitudine e in questi giorni in cui Marchionne cerca subdolamente di aggirare le norme che garantiscono i diritti dei suoi operai di Pomigliano d’Arco, leggere la bella storia di un Tribunale di provincia dell’Ecuador amazzonico che dà ragione alle popolazioni del territorio vittime per più di quaranta anni della trascuratezza con cui la Texaco, oggi assorbita dalla Chevron, ha sfruttato le risorse petrolifere del paese senza preoccuparsi di salvaguardare la salute dei cittadini e del territorio.

Fonte: http://www.giannimina-latinoamerica.it/2041-goliachevron-cntro-davidepopolazioni-amazzoniche/

Difesi dall’avvocato ecuatoriano Pablo Fajardo, i cittadini hanno potuto festeggiare, nel 2011, la sentenza del Tribunale di Lago Agrio che riconosceva il disastro ambientale provocato fra il 1964 e il 1990 dalla Texaco e condannava la Chevron a un indennizzo di 19.000 milioni di dollari. La compagnia petrolifera non ha fatto grande caso della sentenza dichiarando che il processo era stato fraudolento e la sentenza inapplicabile; è arrivata addirittura al punto di accusare la difesa e le organizzazioni ambientalistiche di minacce e ricatti. Nell’agosto scorso il Tribunale di Sucumbíos ha ordinato il sequestro dei beni della Chevron  in Ecuador e poi, visto che la Chevron non ha dato segni di voler obbedire, il 16 ottobre ha esteso l’ordinanza anche ai beni e agli attivi della compagnia in Argentina e in Colombia.

La tenacia con cui l’avvocato Fajardo ha perseguito l’affermazione dei diritti dei cittadini di Sucumbíos e di Orellana e la difesa dell’ambiente è stata premiata. E la storia di questo avvocato merita di essere ricordata: alla guida di un collegio di difesa della causa condotta da 30.000 indigeni e contadini che nel 1993 hanno intentato causa alla Texaco, lavora in équipe con avvocati ecuatoriani e nordamericani, riceve aiuti economici e professionale da uno studio di Filadelfia, da organizzazioni ambientalistiche come il Fronte per la Difesa dell’Amazzonia e Amazon Watch, e, naturalmente, anche dai cittadini danneggiati. Davvero poca cosa rispetto al gigante petrolifero. Fajardo è nato nel 1972 a El Carmen, quinto di dieci figli di una famiglia di poveri agricoltori alla ricerca di terreni fertili, scappando dalla siccità. Uno di questi trasferimenti ha portato la famiglia in territorio amazzonico, uno spazio che è rimasto nel cuore del giovane Fajardo che ha potuto studiare grazie ai frati cappuccini.

Orgoglio della famiglia per il suo titolo di studio superiore, Fajardo si è lanciato nella difficile causa che vedeva i piccoli Davide ecuatoriani contro il minaccioso Golia della Chevron. Non è stato facile e non sono mancate le minacce. Uno dei suoi fratelli è stato assassinato nel 2004, ma l’avvocato Fajardo è andato dritto per la sua strada, forte della sua convinzione che la giustizia, prima o poi, arriva. Adesso, dopo venti anni di battaglie legali, la Chevron –che non ha risparmiato spese per ostacolare la giustizia- non vuole obbedire alle sentenza. Il collegio di difesa non cede, chiede e ottiene il sequestro dei beni, pretende dal governo dell’Ecuador che metta a disposizione dei cittadini il credito di 96 milioni per un arbitrato che vanta dalla Chevron. Preannuncia di voler richiedere che il sequestro si estenda anche al Brasile e al Canadà.
Riusciranno i nostri eroi a piegare l’arrogante e potente Chevron? Riusciranno gli indigeni e i contadini della remota Amazzonia ad imporre il rispetto del diritto ai prepotenti? Sarebbe davvero bello e servirebbe d’esempio anche per nostri subdoli e prepotenti managers.

Alessandra Riccio

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