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venerdì , 26 maggio 2017
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Goma occupata dalla truppe ruandesi

Lunedì 19 novembre, truppe dell’esercito ruandese hanno attraversato la frontiera a partire dalla città di Gisenyi, città prossima a Goma dalla parte del Ruanda. Due giorni prima, tre battaglioni dell’esercito ruandese avevano attraversato la frontiera nei pressi di Kibumba, una località situata 25 chilometri a nord di Goma.

Fonte: da www.ptb.be | Traduzione a cura di Marx21.it

I ribelli dell’M23 creato e diretto, secondo i tre ultimi rapporti degli esperti dell’ONU, dal Ruanda e sostenuto dall’Uganda, sono entrati nella città martedì mattina. Goma, una città di 600.000 abitanti, è così caduta dopo cinque giorni di combattimenti tra gli eserciti congolese e ruandese. Dopo maggio, almeno tre rapporti di esperti dell’ONU hanno dimostrato la responsabilità del governo ruandese nella creazione dell’M23, l’ennesima ribellione all’est del Congo. L’ultimo rapporto, datato 12 ottobre, non è mai stati pubblicato ufficialmente nei siti dell’ONU, ma è disponibile in www.jambonews.net.

Il rapporto rifiuta categoricamente le dichiarazioni menzognere ufficiali di Kigali, che nega il suo appoggio all’M23. Ma il rapporto è molto più severo degli altri due. Gli esperti dell’ONU dimostrano che il Ruanda, non trovando una base popolare e dovendo confrontarsi con il fatto che la maggioranza dei tutsi congolesi rifiutano di appoggiare l’M23, si è concentrato sull’infiltrazione e la manipolazione delle milizie congolesi locali. E che Kigali ha spinto queste milizie, spesso molto anti-tutsi e anti-ruandofone, a combattere l’esercito congolese e in tal modo a facilitare l’offensiva militare dell’M23 e dell’esercito ruandese. E’ una constatazione importante, poiché distrugge completamente la retorica di Kigali che giustifica il suo appoggio all’M23 dicendo che “vuole proteggere i tutsi congolesi” e che “il governo congolese non sarebbe capace di mantenere l’ordine sul suo territorio”. Anche l’Uganda è accusato nell’ultimo rapporto dell’ONU di appoggiare la ribellione dell’M23.

Il tradimento della comunità internazionale ha raggiunto il suo apice”

E’ il titolo di un commento di lunedì nel sito digitalcongo.net, vicino al governo di Kabila. Infatti, dopo 5 mesi, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sotto l’influenza degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, si è limitato a condannare a denti stretti l’aggressione ruandese, ma senza esercitare una vera pressione sul presidente ruandese, Paul Kagame. Digitalcongo.net scrive: “La comunità internazionale affronta con molta ipocrisia la crisi nell’Est. Sta con noi in pieno giorno mentre di notte, le fonti lo dimostrano sempre di più, essa incoraggia gli aggressori a mantenere la loro pressione. Infatti, che Joseph Kabila, che è visto come troppo indipendente e che ha avuto il coraggio di firmare contratti importanti con la Cina, venga indebolito e possa essere persino rovesciato, torna comodo ai governi occidentali. E dopo avere tacitamente sostenuto l’aggressione ruando-ugandese per 14 anni, si nascondono oggi dietro risoluzioni vuote, che condannano formalmente i crimini di guerra commessi e teleguidati da Kigali e Kampala, senza che ciò abbia alcun impatto sugli avvenimenti.

Kinshasa fa appello alla mobilitazione popolare

Il presidente congolese Joseph Kabila ha lanciato martedì 20 novembre un messaggio alla nazione. “La Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una situazione difficile”, ha dichiarato il presidente Kabila aggiungendo che “quando una guerra viene imposta si ha l’obbligo di resistere”. “Chiedo la partecipazione di tutta la popolazione alla difesa della nostra sovranità”, ha detto.

Il presidente congolese ha anche annunciato che l’ambasciatore della RDC in Ruanda era già stato richiamato per consultazioni da molte settimane. Kinshasa rifiuta negoziati con l’M23. Secondo il portavoce del governo di Kinshasa, “quanto avviene rappresenterebbe la prova della responsabilità di Kigali nella guerra”. Kinshasa esige dalla comunità internazionale un atteggiamento conseguente verso i paesi aggressori. In effetti, il governo ruandese che dipende per il 48% del suo bilancio dall’Occidente, dovrebbe essere sensibile a una pressione seria.

Perché l’embargo militare contro il Ruanda e l’Uganda dovrebbe essere un tabù?

Gli eserciti ruandese e ugandese sono due eserciti appoggiati, formati e inquadrati dagli eserciti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Si tratta pure di due eserciti ben equipaggiati ed efficienti che sono permanentemente attivi in guerre e combattimenti da due decenni. Inoltre, i due eserciti formano il nucleo delle due più importanti missioni dell’ONU in Africa: quella in Somalia e quella nel Darfur. L’UNAMID nel Darfur, ad esempio, ha un bilancio di 1,4 miliardi di dollari all’anno. Ciò significa entrate importanti per i bilanci dei ministeri della Difesa di questi paesi. Che le più grandi missioni dell’ONU siano dirette da eserciti che commettono crimini nei paesi vicini, collaborano e proteggono apertamente criminali di guerra ricercati dalla giustizia internazionale e che sono responsabili delle catastrofi umanitarie nel paese vicino, dovrebbe suscitare un largo dibattito. Anche l’embargo su tutte le forniture di armi a questi eserciti dovrebbe essere messo all’ordine del giorno. Ora, anche in Belgio, nessuno osa arrestare immediatamente ogni forma di cooperazione militare con questi eserciti. Il ministro della Difesa Pieter De Crem una settima fa ha annunciato “l’arresto simbolico della cooperazione militare”… mantenendo comunque la presenza di ufficiali ruandesi alla Scuola reale militare di Bruxelles con il pretesto che “sarebbe controproducente farli tornare a casa”.

di Tony Busselen

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