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giovedì , 21 settembre 2017
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Governo dei saggi, modello olandese. Le soluzioni del Presidente

La giornata di ieri è stata indicativa di cosa ha in mente Napolitano per uscire dall’impasse creatosi a seguito delle elezioni. La sua proposta è quella di un modello a due gambe con i saggi a cercare convergenze fra le forze politiche ed un governo semi-tecnico (Monti?) a svolgere funzioni meramente amministrative.

saggi

Fonte: Oltremedianews

Non si chiamerà “Governo del presidente” ma poco ci manca. La strada tracciata da Napolitano nell’attesissima conferenza stampa tenutasi alle 13 di ieri somiglia molto ad una delle due possibili soluzioni che avevamo provato ad anticipare nei giorni scorsi. Facendo un passo indietro nelle prime ore di ieri era cominciata a circolare l’ipotesi di una fine anticipata del mandato di Giorgio Napolitano che avrebbe spianato la strada a nuove elezioni. E invece alla fine ha prevalso la suggestione iniziale del Presidente, ossia quella di provare sono all’ultimo a realizzare un governo di larghe intese. “Persistono posizioni diverse sul governo. Continuo a esercitare il mio mandato fino all’ultimo giorno come il senso dell’interesse nazionale mi suggerisce”. Queste le parole del Presidente in due tra i passaggi cruciali del suo discorso. “Devo ancora una volta sottolineare – ha poi continuato – l’esigenza che da parte di tutti i soggetti politici si esprima piena consapevolezza della gravità e urgenza dei problemi del Paese”; quindi il Capo dello Stato ha concluso con un auspicio: “serve un accentuato senso di responsabilità” per formare “un valido governo” in tempi brevi. Dunque niente dimissioni e, almeno per il momento, niente elezioni. Resta da capire come uscire fuori dall’impasse creatosi. Sul punto Napolitano ha provato a tracciare una via, seppur molto stretta. “Mi accingo a chiedere a due gruppi ristretti di personalità, diversi per loro connotazione politica, di formulare precise proposte programmatiche oggetto di condivisione su temi di carattere economico e istituzionale”. Questa dunque la sua proposta. Un governo di saggi di varia provenienza politica che individuino alcuni punti programmatici attorno ai quali far convergere i consensi delle aule parlamentari. Guardando bene però i contenuti del discorso del Presidente, questi non ha parlato di governo ma di gruppi, gruppi di esploratori politici per l’appunto i cui nomi sono stati annunciati nella serata di ieri. E allora l’attenzione si sposta tutta su uno degli ultimi passaggi della conferenza stampa del Capo dello Stato, quello in cui lascerebbe aperto uno spiraglio alla permanenza in carica dell’attuale esecutivo uscente: “Il governo Monti è operativo e tuttora in carica, è dimissionario ma non sfiduciato dal Parlamento”. A questo punto il quadro appare ancor più chiaro. Quello che Napolitano potrebbe avere in mente è un modello poggiato su due binari: un esecutivo tecnico che svolga le funzioni prettamente amministrative (magari con la permanenza dello stesso Monti come premier), mentre dall’altra parte una commissione composta da due gruppi ristretti di saggi che metta tutti d’accordo sulle riforme. Il tutto con la regia di Napolitano e del futuro presidente. Insomma, provando a leggere fra le righe, dire che il Capo dello Stato stia pensando ad una sorta di nuova bicamerale non sembra un azzardo. Del resto Napolitano non ha mai nascosto di ritener necessario un accordo fra Pd e Pdl per riforme istituzionali che rivedano le regole di funzionamento del nostro sistema democratico, anche a costo di modificare profondamente la nostra Costituzione. L’idea piace molto alle forze politiche in campo. Piace al Pdl che da giorni rincorre l’idea di un esecutivo col Pd il che vorrebbe significare la definitiva estinzione della funzione antiberlusconiana svolta agli occhi dei più dai democratici in questi anni. Piace ai 5Stelle in quanto ciò consentirebbe loro di votare i provvedimenti di volta in volta senza particolari responsabilità. Piace meno ovviamente al Pd che ancora una volta non riuscirà ad esprimere un proprio governo. Concludendo è facile immaginare quanto in questo contesto divenga importante la funzione svolta dal Presidente della Repubblica, che si sa, in caso di permanenza di governi tecnici svolge sempre un ruolo d regia. Ecco dunque che  diventa cruciale il passaggio di metà aprile, quando a poco meno di un mese dalla scadenza del mandato di Giorgio Napolitano si dovranno convocare le camere in seduta congiunta per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Facile immaginare che sarà vera battaglia: il prossimo Presidente della Repubblica sarà infatti quello che si troverà a gestire eventuali governi di grande coalizione, e sarà con ogni probabilità colui che accompagnerà il Paese a nuove elezioni decidendo come e quando scogliere le camere e la composizione dei prossimi esecutivi.
Michele Trotta
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