Gramsci, gli antagonisti e l’apologia del lupo cattivoTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Gramsci, gli antagonisti e l’apologia del lupo cattivo

Da sabato 19 ottobre un nutrito gruppo di manifestanti si è accampato a Roma nei pressi della celebre Porta Pia per rivendicare le proprie istanze del diritto all’abitare e della tutela della Val di Susa. I dati della cronaca sono sin troppo noti: il corteo pacifico sporcato, si dice, da qualche decina di facinorosi, la soddisfazione di Alfano, il processo ai violenti. Ma ci sono dei dettagli che martellano come un mantra l’opinione pubblica di cui si parla troppo poco. 

Fonte: Oltremedianews

Sabato scorso decine di migliaia di manifestanti provenienti da tutta Italia si sono riversati nella Capitale per perorare le cause del diritto all’abitare e della cessazione dei lavori per la Torino-Lione in Val di Susa. Alla vigilia di questo appuntamento, nel timore che si potesse verificare nuovamente una situazione come quella del 15 ottobre 2011, in cui San Giovanni fu la sede di una guerriglia urbana tra manifestanti e forze dell’ordine, in moltissimi hanno provato a mettere in luce quelle che ritenevano le ombre della manifestazione. Si è detto che senza una bandiera politica il rischio di infiltrazioni di falange estremistiche era pressoché una certezza, si è detto che avrebbero partecipato esclusivamente riottosi e reietti dei centri sociali, che la città avrebbe vissuto ore di terrore e molte altre cose del genere. I fatti hanno mostrato tuttavia una realtà diversa: a detta degli organizzatori, e di buona parte dei partecipanti, la manifestazione è stata una delle più pacifiche e partecipate che si ricordi nei tempi recenti. C’è la questione dell’attacco al Ministero del Tesoro, dei danni inferti alle vetrine di una filiale di Unicredit e di qualche cassonetto dato alle fiamme da parte di alcuni black bloc, facinorosi, infiltrati o comunque li si voglia chiamare, ma persino il ministro Alfano ha dovuto constatare la totale marginalità di tali eventi rispetto al contesto generale.

Dunque più che concentrarci su ciò, è interessante rivolgersi al modo in cui i canali di informazione ufficiale hanno raccontato l’evento, soffermandoci con particolare attenzione alla qualifica di “antagonisti” affibbiata ai protestanti.

Riferendoci alla definizione che ne dà il vocabolario della Treccani, l’antagonista è colui che ἀγών ἀντί, che si pone cioè in contrapposizione ad un altro. Ora, chiunque di noi abbia frequentato almeno le scuole elementari non dovrebbe faticare a ricordare che ogni antagonista che si rispetti presuppone l’esistenza di un protagonista a cui contrapporsi. E allo stesso modo i termini “protagonista” e “antagonista” evocano senz’altro la netta immagine di “buono” e “cattivo”, pars construenspars destruens. Cappuccetto Rosso e il Lupo, Robin Hood e lo Sceriffo di Nottingham, Batman e Joker. Dunque, se la logica non ci tradisce, l’immagine più comune evocata nelle menti di lettori e ascoltatori dalla perifrasi “manifestazione antagonista” sarà stata di certo quella di un corteo pieno zeppo di Lupi, Sceriffi, Joker, criptoniti varie e bande bassotti. Qualcuno potrebbe giustamente obiettare che la coppia di identità protagonista-buono e antagonista-cattivo non è una legge universale in ambito letterario. Perfettamente d’accordo. Ma se i servizi e gli articoli sulla manifestazione del 19 contenevano, come in effetti facevano, nello stesso periodo logico il termine “antagonisti” e quello di black bloc, facinorosi, riottosi, violenti, infiltrati e zecche crediamo di poter stimare con buona approssimazione l’idea evocata da questi ritratti.

Dunque occorre fare un piccolo indietro e guardare alle parole di chi ne sa più di noi. Uno dei punti salienti e più studiati del pensiero gramsciano è quello dell’egemonia culturale, cioè della vigenza prevalente delle istanze culturali e sociali della classe economicamente dominante, che oggi come allora nessuno fatica ad individuare nella borghesia (seppur evoluta, mutata, espansa e internazionalizzata). Non serve inoltre uno politologo per notare che le rivendicazioni del 19 sono ampiamente anti-borghesi e dunque si capisce come la fiabesca dicotomia “protagonista” e “antagonista” abbia lasciato spazio ad una selvaggia lotta identitaria. Mi spiego meglio. Forse sarà un vizio connaturato al deficit cognitivo della mente umana, ma sin dalla notte dei tempi i fenomeni si studiano per categorie, e dunque non dovrebbe essere troppo insensato racchiudere in due classi ben distinte chi manifestava e chi era contrario alle rivendicazioni dei manifestanti. E questo è il fiabesco rapporto tra “protagonista” e “antagonista”.

Il passo ulteriore è quello di imbattersi nella guerra identitaria tra le due classi. Non sfuggirà a nessuno che il cosiddetto “mainstream”, cioè la corrente dominante, egemone per l’appunto, sia quella contraria alla manifestazione – altrimenti non ci spiegheremmo in alcun modo il lavori nella valle tra le Alpi o i tristi fenomeni di speculazione edile facilmente osservabili, in proporzioni ovviamente diverse, sia nei piccoli che nei grandi conglomerati urbani – e non sfuggirà nemmeno il fatto che se costoro etichettano come “antagonisti” i loro avversari si autoproclamano “protagonisti”. Se poi, infine, si identificano gli antagonisti con i cattivi ecco che simultaneamente i protagonisti diventano anche buoni.

Tralasciamo le pietose questioni di concorrenza tra i media che fanno sì che ci si accapigli per mostrare l’immagine di un ragazzo che tira un petardo o che appicca un fuoco nei pressi di qualche cassonetto piuttosto che raccontare della manifestazione. Il problema, come spesso accade, va rintracciato a monte. La congiuntura dell’identificazione della manifestazione come “antagonista” e delle plumbee previsioni sulle violenze hanno screditato già da subito il corteo. Gli scontri sono stati pressoché nulli, ma l’aggettivo di antagonista pesa come un macigno. Soprattutto se anziché intervistare il 99% di presunti antagonisti si riprende avidamente quell’ingenuo 1% che pensa di rivoltare il sistema rompendo le vetrate di una filiale di una banca che sta all’Eden finanziario come le amichevoli scapoli contro ammogliati alla Champions League.

Ad ogni modo la manifestazione andrà avanti almeno fino a martedì, quando è previsto l’incontro con il ministro Lupi e nel frattempo tutti continueranno a chiamare “antagonisti” i ragazzi che chiedono una vita leggermente più vicina alle loro esigenze.

La morale non è che Cappuccetto Rosso sia una favola borghese, ma che prima di chiamare qualcuno “lupo” è bene accertarsi che abbia quantomeno zanne e artigli. E persino Alfano ha dovuto constatare che non era questo il caso.

Fabrizio Leone

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top