Gran Bretagna. Intervista a Nick Wright, membro dell'esecutivo del PcbTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Gran Bretagna. Intervista a Nick Wright, membro dell’esecutivo del Pcb

Intervista a Nick Wright, membro del comitato esecutivo, della commissione internazionale e responsabile dell’ufficio stampa del Partito Comunista Britannico. Wright ha toccato diversi punti interessanti parlando in particolar modo della sconfitta dei laburisti e della nuova leadership di Jeremy Corbyn.

- Caro Nick, quali sono le più grandi battaglie politiche che il Partito Comunista Britannico ha portato avanti in questi anni?

I nostri membri svolgono un ruolo attivo nei sindacati, nella direzione della Stop the war coalition ed è una componente fondamentale nella People’s Assembly Against the Austerity, che negli anni ha organizzato molte manifestazioni che hanno riscosso un enorme partecipazione.Il Partito Comunista Britannico ha origine nel 1920, quando i partiti socialisti a le organizzazione dei lavoratori dell’epoca si unirono per dare vita alla sezione britannica dell’Internazionale Comunista. Durante lo sciopero generale del 1926 i vertici del partito vennero imprigionati ma il partito continuò comunque a svilupparsi nelle fabbriche, nelle miniere, nei magazzini e nelle leghe dei disoccupati. Il partito e il suo quotidiano, il Daily Worker, hanno svolto un ruolo importante nel movimento antifascista britannico e molti militanti andarono a combattere la guerra civile spagnola. Nelle prime fasi della seconda guerra mondiale, il Daily Worker è stato soppresso ma il partito ha continuato ad operare e grazie alla sua forza nelle fabbriche, al suo contributo nella lotta al fascismo e ai sentimenti nei confronti dell’esercito che subivano un forte mutamento, è riuscito a crescere fino a riuscire ad eleggere due propri membri al Parlamento. Dopo aver vissuto un periodo difficile durante la guerra fredda, il partito, negli anni sessanta e settanta, è diventato la principale forza politica contro le politiche antisindacali dei governi conservatori e laburisti, ritagliandosi un ampio spazio nei vertici delle unioni sindacali e nel movimento pacifista studentesco.

- Con quali altre forze politiche collaborate?

- Il partito è parte attiva dell’International Meeting dei Partiti Comunisti e Operai e ha ottimi rapporti con i partiti progressisti e i movimenti di liberazione di tutto il mondo. I legami più stretti sono con i partiti comunisti di Irlanda, Sud Africa, Bangladesh, Pakistan, Cipro, Iran, Iraq e degli altri paesi che hanno visto la dominazione britannica. Lavoriamo intensamente anche con le organizzazione straniere di comunisti che operano nel Regno Unito attraverso il comitato di coordinamento dei Partiti Comunisti. Quando possibile collaboriamo con le forze politiche contrarie alla NATO, critiche nei confronti dell’Unione Europea e a favore della pace e del disarmo nucleare. Coerentemente con la nostra linea critica nei confronti dell’Unione Europea non siamo parte attiva nelle relative istituzioni e organizzazioni, tra cui il Partito della Sinistra Europea, ma ci limitiamo a collaborare con i singoli partiti su temi d’interesse comune.

- A proposito di Unione Europea, su quali aspetti dell’UE siete più critici?

- Siamo fortemente critici nei confronti di un’Unione Europea strumento delle banche e dei monopoli con la presenza della Gran Bretagna limitata solo a ruolo di intermediario con gli Stati Uniti d’America. Il partito si è mobilitato molto nella campagna contro il mercato europeo comune e  ha contribuito alle campagne di informazione contro l’Unione Europea, i trattati di Lisbona e Maastricht, soprattutto fra la classe operaia e nelle organizzazioni sindacali. Oggi continuiamo le nostre battaglie per ampliare il fronte dei contrari all’Unione Europea e alle sue politiche di austerità e pro privatizzazioni.

- Nel 2015 il Regno Unito ha visto un’altra vittoria di Cameron e del Partito Conservatore, come avete vissuto quei giorni? Nelle ultime settimane di campagna elettorale c’era la speranza che dalle urne uscisse un risultato differente?

- Un sistema elettorale antidemocratico ha permesso ai Tories di vincere con i voti di un quarto dell’elettorato, distruggendo i loro alleati liberaldemocratici. I laburisti hanno recuperato voti in Inghilterra ma hanno perso in Scozia dove lo Scottish National Party si è posto come il partito anti-austerity. Noi siamo stati in grado di candidarci e fare campagna elettorale solo in poche circoscrizioni, altrove abbiamo sostenuto i laburisti. Speravamo che l’orientamento pro Nato e neoliberista del Partito Laburista potesse mutare, a differenza delle altre forze politiche di sinistra che tentavano ancora di presentare il Partito Laburista come l’espressione politica della classe operaia.

- Quali sono, secondo voi, le cause dell’ennesima sconfitta dei laburisti?

- Noi attribuiamo la sconfitta elettorale dei laburisti alla leadership vacillante di Miliband e ai messaggi contraddittori provenienti dal gruppo parlamentare laburista. Cameron, in questi anni di governo, ha messo in atto una vera e propria campagna d’informazione per affermare che la spesa pubblica era la causa principale della crisi. In questo è stato aiutato da Miliband, come nei processi di privatizzazione, e anche questo ha reso Miliband uno sfidante poco credibile.

- Come vedete la nuova leadership laburista di Jeremy Corbyn?

– Il nuovo leader del partito, Jeremy Corbyn, è stato per lungo tempo giornalista del Morning Star e alla guida della Stop the War Coalition. Noi sosteniamo con forza la nuova direzione del partito laburista e lavoreremo per riavvicinare la classe operaia al partito.

- Quali sono i risultati di sei anni di governo Cameron?

- Le classi povere, i lavoratori, i disoccupati e i disabili sono stati coloro che più hanno pagato le politiche di austerità, inoltre la classe media vive una situazione economica sempre più precaria.

- Come giudicate i successi elettorali dello Scottish National Party degli ultimi anni?

- I laburisti in Scozia hanno avuto il controllo del governo locale per anni. Il partito laburista scozzese ha visto numerosi episodi di corruzione e un’adesione sempre minore. Con le dovute eccezioni, soprattutto da parte di quei membri più vicini ai sindacati e ai movimenti pacifisti, i laburisti scozzesi hanno sempre mostrato una politica a favore della Nato e delle privatizzazioni. Lo Scottish National Party è stato capace di presentarsi come un’alternativa socialdemocratica contraria alla presenza di basi missilistiche in Scozia. Ora hanno la maggioranza nel Parlamento scozzese, ottenuta con il sistema proporzionale, e quasi tutti i seggi riservati alla Scozia nella Camera dei Comuni, grazie al sistema maggioritario.

- Che posizioni ha preso il Partito Comunista britannico nel referendum per l’indipendenza della Scozia nel 2014?

– Il Partito Comunista britannico è a favore di un sistema federale e si è opposto all’indipendenza scozzese proposta dal referendum. Noi pensiamo che una Scozia indipendente, membro della Nato, dell’Unione Europea, con la sterlina come moneta e con la regina come capo di stato, non sia in realtà una Scozia indipendente. Il modello economico proposto dal SNP è molto simile a quello di Islanda e Irlanda, con una bassissima tassazione per le aziende che portano alla formazione di un’economia parassitaria. Il modello del SNP è insostenibile e screditato dalla recente esperienza dei collassi bancari, noi sosteniamo la nascita di una repubblica federale che basi la propria economia sull’espansione del proprio sistema produttivo.

- Altra forza politica che sta riscuotendo un clamoroso successo è lo UKIP, quali pensi siano le cause di questo successo?

– Lo UKIP rappresenta gli interessi della grande borghesia, del sistema bancario, delle grande multinazionali, in particolare del manifatturiero, e di alcuni categorie di piccoli commercianti. È in grado di mobilizzare nazionalisti fanatici, razzisti e reazionari. Sono inoltre riusciti a conquistare una parte del voto fascista. Sono i classici opportunisti e populisti, con degli spunti politici di pseudo sinistra incompatibili con le idee alla base del partito.

- Una legge elettorale differente darebbe allo UKIP un ampio spazio nell’House of Common, come del resto ha già nel Parlamento europeo. Quali pensi siano i rischi maggiori in uno scenario del genere?

– Attualmente, una legge elettorale diversa, è altamente improbabile, in quanto né i conservatori, né i laburisti, riuscirebbero a trarne beneficio. Tuttavia il sistema elettorale odierno è molto intricato e c’è la possibilità che un cambiamento risulti indispensabile. Una rappresentanza parlamentare proporzionale mostrerebbe tutta l’incoerenza dello Ukip.

- E com’è la situazione a destra dello UKIP? C’è il rischio che qualche movimento replichi i successi dell’ultimo decennio del British National Party?

– L’estrema destra è marginalizzata soprattutto dallo sviluppo delle posizioni autoritarie e razziste fra i conservatori e nello Ukip. Servizi segreti e polizia sono ampiamente infiltrati nelle diverse organizzazioni e non c’è alcun supporto mediatico serio. Ideologie comuni di queste organizzazioni sono il razzismo, l’islamofobia e la retorica anti-immigrazione, mentre il tradizionale sentimento antisemita si è mutato in posizioni estremamente pro Israele. L’estrema destra è molto frammentata e vive numerosi contraddizioni fra il suo forte sentimento nazionalista e chiari riferimenti a tendenze di nazionalismo europeo. Per ciò che riguarda l’Italia c’è solo l’interessamento di alcuni individui nei confronti di Casapound.

- Non rappresentano perciò un pericolo reale per la democrazia nel Regno Unito?

– Il più grande problema odierno della democrazia britannica è il sistema elettorale antidemocratico, la presenza di un sacco di soldi nella politica, la corruzione della classe politica e il potere dei mezzi di comunicazione subordinato all’Unione Europea.

- E vi è una risposta a sinistra contro l’incremento dello Ukip e delle altre forze politiche di estrema destra?

– La base dell’estrema destra, oltre ad essere limitata, è anche molto volatile. È molto interessante notare che la  nuova linea anti-austerità del nuovo leader laburista, Jeremy Corbyn, sembra allontanare la classe operaia dal populismo dello Ukip e riavvicinarla al partito laburista. Le modalità di opposizione alle organizzazioni fasciste del movimento laburista sono molto differenti da quelle più violente adottate da alcuni gruppi di anarchici e da alcuni gruppi ultras di estrema sinistra. Il Partito Comunista Britannico crede che il miglior modo per combattere il fascismo e il razzismo sia lo sviluppo di un movimento di massa più ampio possibile e che una larga mobilizzazione sia una risposta migliore alla violenza mostrata da alcuni gruppi isolati.

Gianluca Baranelli

Links:

Partito Comunista britannico:
http://communist-party.org.uk  https://www.youtube.com/user/CommunistParty1920

Organizzazione antifascista Hope not Hate:
http://www.hopenothate.org.uk/

Organizzazione People’s Assembly Against the Austerity:
http://www.thepeoplesassembly.org.uk/

Organizzazione Stop the War Coalition:
http://www.stopwar.org.uk/

@Tribuno del Popolo

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top