Gran Bretagna. Krugman e la "cortina fumogena" di CameronTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Gran Bretagna. Krugman e la “cortina fumogena” di Cameron

David Cameron ha vinto e potrà anche governare da solo, senza alleanze. Tuttavia secondo Paul Krugman, ex premio Nobel in economia, il problema vero per Cameron sarà quello di fare i conti con le bugie raccontate agli elettori. In particolare Krugman contesta che la tenue ripresa dell’economia britannica dipenda con le politiche di austerity che piacciono tanto ai conservatori. 

David Cameron può dirsi raggiante per via dell’esito delle recenti elezioni nelle quali si è affermato come unico vincitore. Non solo, Cameron è riuscito a sovvertire i sondaggi e anche a vincere con uno scarto tale da poter governare senza ricorrere a fastidiose alleanze. Peccato che secondo un personaggio come l’ex premio Nobel all’economia Paul Krugman, Cameron non avrebbe molti motivi per essere felice. Secondo l’economista infatti Londra si troverà ad affrontare una situazione economica niente affatto facile, aggravata peraltro dalle bugie raccontate dal premier per riuscire a vincere le elezioni. In particolare Krugman ha accusato Cameron di aver “raggirato” per certi versi i suoi cittadini raccontando che la timida ripresa economica britannica dipenda dalle politiche di austerity fortemente volute dai conservatori. Secondo Krugman la realtà sarebbe esattamente opposta, e la debole ripresa di Londra altro non sarebbe che mera propaganda politica e dipenderebbe da ben altri fattori. Krugman ha spiegato la sua posizione in un articolo sul New York Times nel quale, senza giri di parole, ha evidenziato tutte le incongruenze e le inesattezze del caso, utilizzate spesso e volentieri dai politici per creare una cortina fumogena con la quale nascondere i propri fallimenti. A detta dell’economista il quadro economico britannico sarebbe in realtà tutto tranne che roseo, e a ha denunciato come il governo cerchi di diffondere articoli “falsamente realistici” con cui far credere alla cittadinanza che la paura del debito spinga in alto i tassi di interesse. Tutto questo però non viene dimostrato, si chiede ai cittadini di crederci sulla parola, e di conseguenza i tagli al welfare vengono visti come “buona politica” quando in realtà portano a uno scenario del tutto opposto. Insomma un sistema mediatico che viene incontro al governo facendogli da stampella e aiutando a diffondere una distorcente cortina fumogena che impedisce di vedere la reale situazione, che appare ben poco piacevole. Questo “collaborazionismo” tra media e potere è stato definito dal professor Simon Wren-Lewis della Oxford University come “MediaMacro”, ovvero una collaborazione basta sulla diffusione di verità “aggiustate” alla bisogna. Le accuse di Krugman a Cameron però restano in tutta la loro gravità, anche perchè il premio Nobel ha ricordato come Londra non sia nell’euro, dispone di una propria moneta e soprattutto di un debito pubblico molto più piccolo rispetto agli altri paesi europei. Krugman ha ricordato che se fosse vero che prima della crisi Londra avesse puntato sulle politiche monetarie, oggi si sarebbe ritrovata con una inflazione altissima. Ma dato che oggi di questa inflazione non si vede traccia, appare evidente che la realtà sembra molto diversa. Cameron ha dato la sua versione, ovvero che sia stata l’austerity a creare le premesse per la ripresa, ma tale teoria è stata respinta in modo netto da Krugman, che ha anzi sostenuto come l’enorme deficit nelle esportazioni britanniche e il continuo indebitamento delle famiglie uniti all’austerity formerà un cocktail letale che porterà Londra a una nuova, grande, stagnazione.

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