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domenica , 26 marzo 2017
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Gran Bretagna. L’ombra del Drago cinese dietro il nucleare

Notizia shock dal Regno Unito: Pechino sarebbe pronta a entrare nel settore nucleare britannico costruendo cinque nuovi reattori nucleari. Una commessa da oltre 35 miliardi di sterline che porterebbe la Cina nel cuore dell’Europa.

Nemmeno un secolo fa erano gli uomini di “Sua Maestà” quelli che giravano in lungo e in largo per la Cina in cerca di oppio, seta e altre mercanzie da rivendere poi nelle opulente e fumose bancarelle di Londra. Da allora molto tempo è passato e oggi la Gran Bretagna non è più quella grande potenza che era stata capace di estendere il proprio dominio su gran parte del mondo. Oggi una delle potenze dominate è, ironia della sorte, proprio quella Cina che all’inizio del XX secolo era terra di conquista per le potenze imperialiste europee. in Gran Bretagna infatti hanno fatto sapere che Pechino sarebbe pronta  a entrare nel settore del nucleare britannico, costruendo cinque nuovi reattori nucleari per una commessa di oltre 35 miliardi di sterline, oltre 42 miliardi e 500 milioni di euro.  Mancherebbero ormai solo alcuni dettagli alla messa per iscritto dell’accordo, per quello che secondo alcune associazioni come Greenpeace sarebbe solamente un “insulto” al Regno Unito. Ma come, un insulto? Proprio un’associazione come Greenpeace che dovrebbe ben tenere da conto valori come la coerenza dovrebbe forse ripassarsi la storia della Gran Bretagna e ricordarsi in che modo Londra ha trattato il resto del mondo quando poteva permetterselo. Ora però che la Cina si comporti allo stesso modo viene ritenuto un’insulto…misteri britannici.Ma veniamo ai fatti. Nella settimana appena conclusasi uomini del Cnnpc  (China national nuclear power corporation) hanno incontrato la dirigenza del britannico Decc (Department of energy and climate change) per mettere a punto un piano per lo sbarco del gigante asiatico nel delicato campo dell’energia nucleare. Londra, indifferente a quanto successo a Fukushima, sarebbe quindi intenzionata ad andare avanti a tutti i costi con il progetto della costruzione di nuovi reattori e nuove centrali nucleari in Inghilterra. Wylfa nel Galles e Oldbury nel Gloucestershire, saranno quasi certamente gli impianti già decisi, ma Pechino potrebbe inserirsi anche nella costruzione dei reattori a  Bradwell nell’Essex, a Heysham nel Lancashire a ad Harlepool nel County Durham. A spingere Londra tra le braccia del Drago cinese ci avrebbe pensato la vittoria di Hollande in Francia, una vittoria che ha allontanato definitivamente la francese Edf dal mercato britannico. L’Edf era l’azienda fino a ieri favorita per il piano di sviluppo del nucleare nel Regno Unito. “Gli operatori cinesi dell’atomico sono supportati dallo stato, il che potrebbe aiutare a risolvere la questione del finanziamento di carissimi nuovi reattori nel Regno Unito. Ma questo significa anche che il denaro dei contribuenti britannici andrà a finire in Cina piuttosto che in Francia, che è pur sempre nostro partner a livello europeo”, ha spiegato Greenpeace. Come a dire, meglio gli “amici-nemici” francesi piuttosto che i “cattivi” cinesi.

Chiaramente la notizia ha mandato su tutte le furie la stampa britannica, con il “Guardian” in prima fila che ha detto che l’ingresso dei cinesi i potrebbe avere “conseguenze drammatiche”. La stampa inglese insomma ha paura di  un’ingerenza e di una influenza sempre più forti del gigante asiatico a Londra. Gli inglesi provano quindi un assaggio di ciò che hanno fatto sperimentare per decenni a mezzo mondo, anche se non sembrano rendersene conto. La Cina tralaltro è già presente in Gran Bretagna con partecipazioni a importanti infrastrutture come quella di Thames Water, che fornisce l’acqua potabile a tutta l’area di Londra, quella del porto di Felixtowe e la raffineria di petrolio di Grangemouth. Come se non bastasse Pechino possiede anche  numerose aziende come Gieves & Hawkes, abbigliamento e tessuti di lusso, e Weetabix, impresa del settore alimentare. E ora, con il nucleare, la Cina potrebbe fare il salto in avanti decisivo. Pechino avrebbe persino pensato di iniziare una sottoscrizione pubblica per raccogliere 17 miliardi di sterline da spendere nel progetto. Nick Butler, ex consulente per le politiche energetiche del governo britannico, ha suonato ancora una volta l’allarme relativo all’ingresso della Cina nel settore energetico britannico: “In questo modo la Cina entrerebbe dentro al nostro sistema, con un accesso alla rete nazionale dell’energia del Regno Unito e ai segreti della nostra tecnologia. Certo, oggi abbiamo raggiunto un livello di globalizzazione che fa in modo che la nazionalità della proprietà sia irrilevante. Eppure è sconcertante che in cambio dell’ingresso nel Regno Unito non venga chiesto alla Cina di porre un freno al furto di proprietà intellettuale a ai agli attacchi informatici di cui adesso proprio Pechino è leader”. Insomma, quando i padroni del mondo erano loro, tutto questo sarebbe sembrato normale, ora che invece la “padrona del mondo” è la Cina, le cose cambiano.

 

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