Gran Bretagna. Una nuova legge tutelerà i militari responsabili di abusi | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Gran Bretagna. Una nuova legge tutelerà i militari responsabili di abusi

La stampa britannica ha recentemente pubblicato alcuni rumors su presunti abusi che sarebbero stati commessi da militari inglesi nelle prigioni del deserto iracheno. Peccato che un nuovo disegno di legge  eviterà che gli agenti coinvolti possano essere chiamati a rispondere di fronte alla giustizia.

Vi ricordate del carcere degli orrori di Baghdad, Abugrahib? In quell’occasione le foto pubblicate dalla stampa internazionale permisero di fare piena luce su quello che accadeva dietro le sbarre del carcere iracheno, dove i prigionieri, privi di qualsivoglia diritto, venivano trattati senza alcuna pietà, una sorta di nuovo lager del XXI secolo dove però le atrocità perpetrate sono vecchie di secoli. Da allora ben poca giustizia è stata fatta nei confronti dei torturatori, e soprattutto non è nemmeno ancora stata portata a galla tutta la verità su quegli anni. Notizie di abusi perpetrati su prigionieri arrivano anche dalla Gran Bretagna, dove il quotidiano Uk’s Mail ha pubblicato domenica un’inchiesta sulle atrocità commesse nelle prigioni illegali del deserto iracheno. Il governo britannico ha però subito voluto porre un limite alla fuoriuscita di queste informazioni e starebbe pensando a una legge in proposito. Secondo quanto pubblicato dall’Uk’s Mail comunque, nel 2003 dozzine di uomini sarebbero stati picchiati e torturati in diversi campi segreti in Iraq. Un civile innocente sarebbe morto a seguito delle percosse e di altre 63 persone si sarebbe persa ogni traccia dopo che sono stati trasportati in un ex campo petrolifero adibito a campo di prigionia. Si parla di fatti che, se provati, rappresenterebbero palesi violazioni delle leggi internazionali, e sarebbero apparentemente stati sanzionati dagli avvocati del ministero britannico della Difesa, ma secretati dall’avvocatura dell’esercito presente sul campo in Iraq. Il Colonnello Nicholas Mercer, capo del team legale presente in Iraq al momento dell’invasione del 2003, ha detto al Mail che le azioni collegate al caso delle prigioni segrete sarebbero classificabili come “crimini di guerra”. Nonostante le ammissioni di Mercer però tali atrocità potrebbero non venire mai rivelate, e soprattutto i responsabili potrebbero non essere mai portati alla sbarra a causa del cosiddetto “Justice and Security Bill”. Stiamo parlando di un disegno di  legge che è stato introdotto dal Parlamento la scorsa settimana che darà al governo più potere per occultare informazioni ritenute essenziali. Qualora questo disegno di legge dovesse diventare legge, la verità su quanto commesso dai soldati britannici in Iraq verrà occultata per sempre. Chiaramente la notizia del disegno di legge in questione ha mandato su tutte le furie le vittime delle atrocità, alcune delle quali avevano già deciso di intraprendere un’azione legale. Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico alcune di queste vittime sarebbero state torturate in un luogo chiamato “Station 22″, locato in una miniera di fosfati vicino alla città di Al-Qaim, non lontano dal confine siriano. Ben tre persone, che non avevano alcun contatto o vicinanza con Saddam Hussein e il suo partito politico, hanno deciso di raccontare la loro storia a Paul Shiner, uno dei responsabili dei “Public Interest Lawyers”, che rappresenterà legalmente questi uomini. Uno dei tre uomini in questione sarebbe stato rapito a un checkpoint dove si era diretto in cerca di cibo. Dopo essere stato preso in consegna l’uomo sarebbe stato picchiato e portato nella famigerata “Station 22″ dove gli agenti lo avrebbero interrogato riguardo a dove si trovassero le famigerate armi a distruzione di massa di Saddam. Dal momento che l’uomo non sapeva nulla i militari britannici lo avrebbero picchiato a sangue. Shiner ha promesso quindi di voler lavorare per una inchiesta pubblica contro i presunti abusi, ma qualora dovesse passare il “Justice and Secrecy Bill” nessuna delle prove in grado di inchiodare i colpevoli potrà mai essere resa pubblica.

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