Grecia. Arriva il sì alle riforme dopo una lunga notteTribuno del Popolo
mercoledì , 13 dicembre 2017
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Grecia. Arriva il sì alle riforme dopo una lunga notte

E’ arrivato a tarda notte il “si” del Parlamento ellenico alle riforme imposte da Bruxelles e accettate da Alexis Tsipras, lo stesso che una settimana prima aveva indetto il referendum per chiedere ai cittadini se accettare o meno condizioni draconiane. Syriza intanto si è spaccata e l’ex ministro delle Finanze Varoufakis ha votato contro il pacchetto di riforme che condanna Atene ad altri anni di austerity. 

Magari Tsipras si sarà sentito un pò come Socrate quando beveva la cicuta quando si è recato in Parlamento per ottenere il via libera al primo pacchetto di misure imposto da Bruxelles. E’ stata una lunga notte, una notte cominciata molto presto con gli scontri proprio fuori dal Parlamento, in piazza Syntagma, dove un gruppo di incappucciati ha lanciato molotov contro la polizia. Era solo la spia della situazione in Grecia dove si vive ormai una incertezza drammatica e dove anche gli schieramenti politici sono incerti, incapaci di trovare una linea condivisa comune in grado di dare un futuro a un Paese che appare in ginocchio, alla mercè di quei creditori che non si fermano di fronte a nulla, nemmeno di fronte alla disperazione di un popolo. Alla fine i sì sono stati 229 contro 64 voti negativi, di cui ben 40 però provenivano dalle file di Syriza, lo stesso partito di Tsipras che però non gli ha perdonato quella che per molti si configura come una autentica “capitolazione” di fronte alle pressioni internazionali. Il premier è stato accusato di aver ignorato il referendum con il quale i cittadini ellenici hanno fatto capire di voler dire basta all’austerity e alla sovranità limitata.  ”A chi pensa che io sia stato ricattato, come pensano tanti ed hanno scritto tanti media nel mondo, dico che nelle 17 ore di Bruxelles avevo di fronte tre alternative: o l’accordo, o il fallimento con tutte le conseguenze, o il piano Schaeuble per una moneta parallela. E fra le tre, ho fatto la scelta di responsabilità“, ha detto Tsipras di fronte al Parlamento mettendosi la mano sul cuore, ma in molti lo accusano di tradimento o di vigliaccheria per non aver avuto il coraggio di uscire dall’Euro.

E se anche Anel, il partito di destra che appoggia Tsipras, ha deciso di votare per le riforme, è proprio all’interno di Syriza che sembra essersi consumato lo strappo più grave. In particolare lo strappo è quello che si è creato tra Tsipras e Varoufakis, ormai ex ministro delle Finanze che, come detto, ha disapprovato la scelta del premier. Ma anche Zoe Kastantopoulou, presidente del Parlamento, ha scelto di votare “no” a quello che sembra per loro un tradimento agli ideali e alle finalità di Syriza. Panagiotis Lafazanis, ministro dell’energia e capo di una delle correnti interne al partito, ha a sua volta rimesso il mandato nelle mani di Tsipras, mentre Nantia Valavani, viceministro delle finanze, si è dimessa ieri pomeriggio. Insomma ben 40 ribelli che non se la sono sentita di votare la capitolazione, per questo Tsipras per approvare le riforme ha dovuto fare affidamento sui voti di Nuova Democrazia, Pasok e Ta Potami. Ora Tsipras deve fare i conti con un governo debole, appoggiato solo da parte del suo partito, e non è quindi da escludersi che lo stesso premier possa rassegnare le dimissioni entro poche settimane. Insomma, la sensazione è che per una volta il popolo ellenico avesse concesso mandato a una persona ritenuta onesta intellettualmente di provare a fare davvero i propri interessi, solo che i ricatti, la paura e chissa cos’altro hanno indotto lo stesso Tsipras ad accettare condizioni che avvincono la Grecia alle catene dell’Europa.

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