Grecia. Atene brucia ancora nel nome di Alexis e NikosTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Grecia. Atene brucia ancora nel nome di Alexis e Nikos

Una notte di passione, scontri e guerriglia quella di Atene dove migliaia di giovani hanno partecipato a un corteo in memoria di Alexis Grigoropulos, il ragazzo che sei anni fa venne ucciso da un agente, e di un giovane anarchico in sciopero della fame in carcere, Nikos Romanos. Alla fine si sono verificati scontri violenti con la polizia che ha arrestato centinaia di persone. 

La polizia ha comunicato di aver arrestato qualcosa come 600 persone al termine della notte di passione di Atene. Stiamo parlando della scorsa notte, la notte del corteo per Alexis, il giovane quindicenne che ormai sei anni fa venne ucciso nel quartiere Exarchia dalla polizia. Per ricordarlo sono scese in piazza migliaia di persone, almeno 10.000, che hanno sfilato nel centro di Atene prima che si scatenassero furiosi scontri con le forze di sicurezza. La tensione del resto è altissima ad Atene dopo che in occasione dell’anniversario del “Politecnico” il 17 novembre la polizia ha duramente caricato i manifestanti scatenando forti proteste nell’opinione pubblica ellenica.  Alla fine di sono verificati scontri anche ieri con i manifestanti che avrebbero cercato di avvicinarsi alla sede del Parlamento scatenando la reazione della polizia, intervenuta con idranti e gas lacrimogeni. I manifestanti da parte loro hanno lanciato sassi e Molotov e hanno danneggiato automobili e negozi allestendo delle vere e proprie barricate. Ma gli scontri non si sono verificati solamente ad Atene, anche a Salonicco, seconda città del Paese, i manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza forti di un corteo di circa 6000 persone. Manifestazioni ma senza violenze si sono svolte anche in altre località della Grecia continentale e a Creta. In molti hanno denunciato un salto di qualità nella repressione della polizia, accusata di aver utilizzato metodi troppo bruschi contro la folla. Gli scontri sono cominciati nel quartiere di Syntagma per poi continuare in quello di Exarchia, la roccaforte degli anarchici. Una manifestazione così sentita anche perchè oltre al giovane Alexis si ricordava anche Nikos Romanos, suo caro amico che attualmente si trova detenuto ed è al ventisettesimo giorno di sciopero della fame dal momento che reclama il permesso negato di seguire i corsi all’università. Lunedì i suoi genitori incontreranno il primo ministro Samaras e si spera che si trovi una soluzione, ma il fermento sociale e la rabbia popolare in Grecia stanno crescendo a dismisura.

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Un commento

  1. Gianni Sartori

    In molti sostenevano che ormai in Grecia la ribellione aveva ceduto il passo alla stanchezza e alla disillusione.
    Evidentemente non è così. Invio questo articolo risalente al 2008, scritto per la morte di Alexis.
    GS

    GRECIA: LA MORTE INGIUSTA DI ALEXIS GRIGOROPOULOS SCATENA LA RIVOLTA
    (Gianni Sartori, 2008)

    “Buon viaggio, Alexis. Forse era necessario che tu te ne andassi affinché potessimo svegliarci.
    Resterai sempre nei nostri cuori, l’ultimo sangue innocente”.
    C’era questo epitaffio tra le decine di frasi lasciate appese nel quartiere di Exarchia dove il quindicenne ateniese è stato ucciso da un colpo di pistola dell’agente Epaminonda Korkoneas, poi incriminato per omicidio.
    I giovani che hanno trasformato le strade della Grecia in quelle di una Belfast anni ottanta, protestavano per l’uccisione di uno di loro, ma la rabbia covava da tempo. Negli ultimi mesi vi erano state numerose manifestazioni per esprimere il malcontento popolare e anche scontri di piazza.
    Nei giorni della ribellione il Politecnico di Atene, circa 13mila iscritti, è diventato la “roccaforte” del movimento. Non solo studenti, ma anche giovani disoccupati, precari, militanti dei gruppi della sinistra radicale (soprattutto anarchici) e altri che fino al giorno prima non si erano mai occupati di politica. L’età dei rivoltosi variava dai 15 ai 35 anni. Alcuni hanno scelto di protestare pacificamente, altri (i “kukulofori”, incappucciati) si sono spinti ben oltre, lanciando pietre e molotov. Dopo la manifestazione pomeridiana di lunedì 8 dicembre il centro di Atene appariva saccheggiato: un intero cinema dato alle fiamme, decine di negozi e banche incendiati, innumerevoli le vetrine infrante e le barricate. Anche il grande albero di Natale di piazza Sintagma, di fronte al Parlamento, è stato bruciato. Per tutta la notte, dopo che i cortei erano stati dispersi dalle cariche, sono continuati gli scontri tra i giovani e le unità antisommossa (MAT) nella città invasa dall’odore acre dei lacrimogeni e degli incendi. Le manifestazioni sono proseguite nei giorni successivi, sia per il funerale di Alexis che durante lo sciopero generale di mercoledì 10 dicembre. A Patrasso, Atene, Ioannina, Komotinis, Kavala, Tessalonica, Salonicco, Trikala e anche nelle isole: Creta, Rodi, Corfù, Samo…
    Per il quotidiano Eleftheros Typos “Atene e Salonicco sono state messe sotto assedio”. M. A. Sanchez, corrispondente di “El Pais” ha scritto che “ad Atene sono stati attaccati tredici commissariati di polizia”. Stessa situazione a Salonicco dove si sono registrati gli scontri più violenti. Altre manifestazioni di protesta, pacifiche, sono state organizzate dai partiti di opposizione, il Pasok (socialista) e il Kke (comunista).
    I recenti disordini sono considerati i “più gravi dal 1973”. Iniziative di solidarietà con gli studenti greci si sono svolte davanti a consolati e ambasciate di Londra, Parigi, Milano, Berlino e Nicosia. Amnesty International ha stigmatizzato il comportamento della polizia greca, accusandola di usare la forza in maniera “sproporzionata e illegale” nella repressione delle manifestazioni.
    Il Politecnico di Atene ha un grande valore simbolico. Da qui nel 1973 era partita la sollevazione destinata a dare il colpo di grazia alla dittatura militare dei colonnelli. Più di quaranta studenti rimasero uccisi e da allora la legge proibisce alla polizia di mettervi piede. Intervistato da Elise Vincent, il vice-presidente dell’Università, Gerasimos Spathis, aveva mostrato comprensione e anche una certa simpatia per i giovani di questa ”intifada greca” che nella facoltà trovavano rifugio tra una manifestazione e l’altra. Da tempo molti docenti si oppongono alle politiche governative di privatizzazione dell’università. Il governo aveva recentemente approvato una riforma per “rendere più flessibile il sistema universitario” che attualmente produce il minor numero di laureati tra i giovani dai 20 ai 29 anni nei paesi dell’Unione europea. In realtà si prevedono ulteriori tagli all’istruzione pubblica per favorire la nascita di atenei privati.
    La radiografia economica dell’ultimo decennio in Grecia appare contraddittoria. La disoccupazione sarebbe passata dal 12% all’attuale 7,6%, ma le cose cambiano se si considera la situazione dei giovani. Nel 2007 la disoccupazione tra i giovani greci arrivava al 22,9%, il peggior dato di tutta l’Ue, subito dopo Italia (20,3%) e Polonia (21,7%). Percentuali lontanissime non solo da quelle dell’Olanda (5,9%), ma anche da Cipro (10%), dalla Slovenia (10,1%) o dalla Repubblica Ceca (10,7%). Inoltre il sistema universitario greco è stato definito “molto inefficiente” e non in grado di garantire il passaggio al mercato del lavoro. Nel complesso la distribuzione delle risorse pubbliche sarebbe “poco favorevole alla gioventù”.
    La mancanza di prospettive, il timore per un futuro incerto hanno alimentato il rancore sociale, sia contro le forze dell’ordine (accusate di “usare metodi brutali”) che contro il governo di centro-destra di Costas Caramanlis. Sono in molti a giudicare il governo direttamente responsabile della corruzione dilagante (confermata dai recenti scandali) e delle sempre più accentuate disuguaglianze sociali. Fortemente contestati anche i salari da 650 euro destinati ai giovani lavoratori, una delle ragioni per cui un gran numero di loro è costretta a coabitare con i genitori fino ai 30 anni.
    Le possibilità di manovra del governo attuale appaiono molto limitate. E’ probabile che con un solo deputato di vantaggio rispetto all’opposizione, il partito al potere (Nuova Democrazia) sarà costretto a indire elezioni anticipate nel 2009. Secondo Anthony Livianos, citato dall’agenzia Reuters: “Queste proteste avvengono in un momento molto delicato e, se dovessero continuare, avranno un effetto devastante sulla stabilità politica”. Intervistato da “la Repubblica” anche l’ex segretario generale del Pasok Mihalis Hrisohoidis, ministro dell’Interno fino al 2007, si è detto pessimista, al punto di temere un ritorno del regime militare: ”Se non si cercherà un dialogo, se si reagirà solo con intransigenza, ci troveremo sull’orlo di una crisi senza precedenti”. Esortazioni alla “pace, amore e tranquillità” sono venute dal patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli.
    Un dato consolante per il governo: la crisi economica internazionale avrebbe colpito la Grecia con minor violenza rispetto ad altri paesi. Almeno per ora.
    Gianni Sartori (2008)

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