Grecia. Chi contesta l'Ue va in galeraTribuno del Popolo
giovedì , 20 luglio 2017
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Grecia. Chi contesta l’Ue va in galera

Caos in Grecia dove i due partiti di governo, il Pasok e Nuova Democrazia, hanno inventato un provvedimento legislativo che punirà con il carcere il reato di “antieuropeismo”.

Da tempo si dice che l’Ue e la Troika starebbero utilizzando la Grecia come una sorta di esperimento a cielo aperto. A noi i complottismi non piacciono quindi non vogliamo nemmeno alimentarli, però fa sicuramente riflettere la decisione presa da Atene di istituire un provvedimento legislativo che punisce addirittura con la detenzione un reato inventato ad hoc: quello di antieuropeismo. Ma andiamo con ordine. In questi giorni si sta alimentando esponenzialmente la protesta sociale in Grecia contro le misure di tagli indiscriminati portati avanti dal governo sulla base dei diktat dell’ormai celeberrima Troika, che subordina gli aiuti a sempre maggiori tagli e sacrifici. In particolare la Troika ha chiesto esplicitamente all’esecutivo Samaras di dismettere due importanti aziende controllate: la Hellenic Defense Systems (EAS) e la Hellenic Vehicle Industry (ELVO). Ormai la Grecia è già un paese completamente deindustrializzato, quindi la privatizzazione e la svendita di quello che resta delle aziende completa il processo di predazione da parte di imprese tedesche, francesi e di altri paesi. Ora l’Ue ha puntato infatti  due settori chiave dal punto di vista economico e infrastrutturale, cioè quello dell’industria automobilistica e quello della Difesa. Per rimediare alle proteste sociali crescenti ecco l’invenzione del governo del reato di “antieuropeismo”. Il pomo della discordia è l’articolo 458 A, ribattezzato dai legislatori come “Misure contro le violazioni della normativa UE”. Sulla base di questo articolo si prevede che Ogni persona che viola intenzionalmente sanzioni o misure restrittive nei confronti di Stati o enti, organismi o persone fisiche o giuridiche con le decisioni e i regolamenti comunitari è punito con la reclusione per almeno sei mesi, salvo altra disposizione e contenuta pena più grave”. In sostanza sulla base di questo articolo si potrà finire in galera anche per due anni se si è agito contro le strutture europee, ovvero protestando o manifestando dissenso nei confronti delle sanzioni e dei rappresentanti dell’Ue. Il provvedimento è stato votato solamente dai parlamentari che sostengono il governo, mentre Syriza, Kke e Greci Indipendenti lo hanno duramente contestato. Il timore è che il governo di Samaras voglia criminalizzare il dissenso e la critica nei confronti delle misure dell’Ue. In particolare il portavoce del Partito Comunista, Thanassis Pafilis, ha dichiarato: “L’insubordinazione e la disobbedienza sono un imperativo. E ‘dovere di ogni uomo che vuole il progresso della società e non può essere subordinato alla logica di entrare nello stampo di una certa umanità, é dovere dell’intera Europa opporsi all’applicazione dell’articolo votato dal PASOK-ND”.

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