Grecia: chi fermerà i mercati?Tribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Grecia: chi fermerà i mercati?

Mercoledì scorso, la borse hanno registrato “perturbazioni”assai accentuate sul mercato finanziario. Repubblica riporta 220 miliardi di euro “bruciati”, ma il lessico capzioso non dovrebbe ingannare e quindi, più correttamente, si dovrebbe tradurre il tutto con “persi da qualcuno e guadagnati da qualcun altro”.

Qual è stato il motivo di tanto movimento e del ritorno dello spettro delle mareggiate finanziarie? Il casus belli è stata la notizia di un probabile ritorno alle urne in Grecia a primavera. Infatti, l’attuale premier greco Sarams ha candidato alla presidenza della Repubblica greca Stavros Dimas, un esponente di Nuova Democrazia, partito di centrodestra greco. Ma i numeri sono spietati: servono 200 voti in Parlamento, il governo ne ha assicurati solo 155. Il ritorno al voto anticipato sembra essere più di un’ipotesi, dunque.

Non è solamente la crisi di governo ad aver scatenato i mercati e le manovre speculative dei pescecani della borsa: il probabile successo e la vittoria di Syriza, partito della sinistra radicale greco guidato dal noto Alexis Tsipras, turba e non poco i sonni delle oligarchie finanziarie continentali. E’ già partita la campagna di disturbo operata dai mezzi di informazione, anche di casa nostra: Repubblica arditamente definisce Tsipras e il suo partito “antieuro”. Non serve un giornalismo di qualità eccelsa, tuttavia, per sapere che il leader della sinistra greca non propone affatto come prospettiva strategica la fine della moneta unica. L’intera campagna elettorale delle scorse europee del capo di Syrizia, candidato alla presidenza della commissione europea dalle sinistra dei partiti europei, si è incentrata principalmente sul tema della disobbedienza al memorandum, vale  a dire il complesso delle riforme di austerity imposte dalla Troika di Bruxelles in cambio degli “aiuti” europei. Il bilancio di questa politica di “aiuti” è noto: nessuna prospettiva di ripresa per l’economia greca in vista, ad occhio nudo è invece facilissimo rendersi conto della miseria dilagante nel Paese a seguito di licenziamenti di massa, dismissioni di apparato produttivo e incremento vertiginoso della pressione fiscale.

Il complesso di inferiorità a cui è stato costretto ad ingabbiarsi il popolo greco, rappresentabile nel ruolo della cicale nella celebre favole di Esopo, vissuto per anni “al di sopra delle proprie possibilità” (mentre i dati hanno sempre dimostrato l’esatto opposto, classificando il tenore di vita dei greci al di sotto della media UE, vedasi a riguardo “Titanic Europa” di Vladimiro Giacchè), non ha fatto altro che costituire il retroterra psicologico di un vero e proprio esautoramento del potere decisionale delle istituzioni greche, dapprima commissariate dalla Ue attraverso l’accettazione del Memorandum (i “compiti a casa” imposti dalla Ue, gli stessi per cui mesi addietro la presidente dell’FMI Lagarde ha chiesto “scusa”, dimostratisi completamente inefficaci o, meglio, efficaci al contrario) o con l’imposizione nei ruoli di governo di uomini della tecnocrazia europea (noi italiano dovremmo saperne qualcosa) ed oggi da un condizionamento evidente del mondo della finanza e della borsa sul momento di espressione della volontà popolare per antonomasia, quello elettorale. Già nel 2012, frau Merkel era riuscita nell’intento di rinviare le elezioni greche, che sarebbero dovute tenersi nell’aprile, a giugno. La ragione fondamentale di questo slittamento consisteva nello spettro della vittoria elettorale della sinistra radicale di Syriza. Oggi questo spettro si ripropone: Tsipras è un leader affermato e conosciuto, in Europa e non solo (mesi fa ha tenuto viaggi nei confini americani) ed il suo consenso superiore al 2012.

La macchina della manipolazione mediatica c’ha messo già del suo, dipingendo la vittoria degli “antieuro” di Tsipras come la fine dell’UE. In verità, il leader della sinistra greca non si presenta affatto come un “antieuro” (suscitando, proprio a causa di questa posizione, un dibattito all’interno della sinistra europea, le cui posizioni si presentano diversificate rispetto alla questione della moneta unica). La proposta di Syriza si sostanzia nel rifiuto del Memorandum e nella ristrutturazione del debito pubblico nazionale, con la consequenziale comunitarizzazione di una parte dello stesso debito. Proprio ciò che mesi fa lo stesso Tsipras ha spiegato in un discorso nella City londinese.

Perché dunque questa posizione viene spacciata come “antieuro”? Perché, in effetti, questo potrebbe determinare una catastrofe ma, più limitatamente, nei confronti delle banche estere detentrici delle quote di debito pubblico greco (buona parte di queste parlano tedesco), impossibilitate in un’opera di speculazione e ricatto che ha già avuto modo di manifestarsi negli anni scorsi (e ad una certa riduzione degli utili da interessi incamerabili).

Eppure sono passati circa sette anni dallo scoppio della crisi divampata in tutto il mondo proprio a causa dello strapotere e dell’ anarchia dell’ “alea” del mercato. Obama si appresta a chiudere il suo secondo mandato senza aver potuto nulla nei confronti dell’esoterico mondo della finanza. L’Europa, dal canto suo, ha una ferma direzione tecnocratica che non riesce a discostarsi dai dogmi del neoliberismo e dell’austerty. Potrebbe essere l’urto delle vittorie delle sinistra in Grecia come in Spagna e Irlanda a porre un freno ad un sistema economico in agonia? O, come suggeriva Gramsci, i colpi di coda di queste oligarchie potrebbero essere ancora peggio di quanto abbiamo già visto?

Fonte: Oltremedianews

Francesco Della Croce

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