Grecia. Chiusa una porta, si apre un portone: quello dei BRICSTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Grecia. Chiusa una porta, si apre un portone: quello dei BRICS

Chiusa la porta dell’Europa, per Atene potrebbe spalancarsi un vero e proprio portone: rapporti nuovi con i BRICS, ovvero i paesi in via di sviluppo che stanno sfidando l’egemonia del dollaro e degli Stati Uniti. Così potrebbe spiegarsi il nervosismo circa la questione ellenica, con il timore che Atene possa mostrare una via alternativa ai paesi che l’Eurogruppo sta rovinando, magari divenendo un Hub per le merci cinesi nel Mediterraneo.

Atene non è necessariamente spacciata qualora dovesse decidere di prendere una strada differente da quella dell’Ue. L’Eurogruppo infatti diffonde l’idea che l’alternativa all’Europa per la Grecia sia il caos, il deafult, il baratro della povertà assoluta e disperante. Questa è forse una delle possibilità in campo, ma del resto è anche possibile che la Grecia finisca ugualmente nel baratro anche se dovesse accettare le richieste draconiane dell’Eurogruppo per il pagamento dei debiti. Quello che si cerca di non dire è che Atene ha anche un’altra strada,  quella di allearsi con Mosca e con i BRICS, scrivendo un futuro nuovo per il proprio Paese. Quello che i media non dicono, o comunque cercano di non dire, all’opinione pubblica europea e occidentale è che i BRICS hanno già predisposto soluzioni e percorsi alternativi per il futuro del mondo. E’ il caso ad esempio della nuova banca mondiale dei BRICS e della Shangai Cooperation Organiation, che sta lavorando con Atene per la costruzione di un gasdotto Gazprom che passerebbe per l’appunto proprio dalla Grecia. Proprio Atene per la firma del memorandum di intesa per il gasdotto intascherà subito cinque miliardi di euro in anticipo, vero e proprio ossigeno per le casse elleniche soprattutto se dovesse materializzarsi il Grexit.

Insomma la costruzione del gasdotto potrebbe portare in Grecia qualcosa come 20.000 posti di lavoro, e a Mosca hanno già anche fatto sapere di essere pronti ad aiutare Atene con progetti di investimento e assistenza finanziaria. Ma anche Pechino non rimane a guardare, basti pensare che proprio la Cina vorrebbe aggiudicarsi il 100% del porto ateniese del Pireo in modo da rendere la Grecia un vero e proprio Hub per i containers cinesi destinati all’esportazione nel Mediterraneo e in Occidente. Insomma la Grecia potrebbe trarre dal dramma della rottura con l’Ue il grande vantaggio di diventare un vero e proprio riferimento per Russia e Cina nel Mediterraneo, con la Cosco Cina che potrebbe scegliere Atene come città di riferimento al posto di Rotterdam. A quel punto potrebbe anche ridere Tsipras di chi rimarrà all’interno delle catene dell’Unione Europea, e ben si comprenderebbe come mai tutto questo nervosismo da parte dell’Eurogruppo per provare a fare pressioni sul popolo ellenico in modo che accetti le misure draconiane imposte dai mercati e dall’Eurogruppo.

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