Grecia. E' l'Europa la causa della crisi di Atene, parola di StiglitzTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Grecia. E’ l’Europa la causa della crisi di Atene, parola di Stiglitz

Nel suo ultimo articolo Joseph Stiglitz, ex Nobel all’Economia, ha accusato l’Europa di essere l’unica vera responsabile della crisi in Grecia che ha trasformato i debiti da privati a pubblici. ”Se l’Europa dirà no alla richiesta degli elettori greci, perché non sospendere formalmente e direttamente la democrazia?”, la domanda di Stiglitz riecheggia in attesa di una risposta. 

Mentre ormai parlare di “colpa della Grecia” è diventato un topos di commentatori ed economisti sia da Tv che da bar, nella realtà le cose potrebbero andare in modo molto differente, contraddicendo quindi la vulgata del mainstream che vede il popolo ellenico aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità causando esso stesso la crisi economica che ha divorato il Paese. E se non fosse andata così? e se fosse stata l’Europa la vera responsabile della trasformazione dei debiti da privati a pubblici? E’ la domanda che si pone l’ex premio Nobel all’Economia Joseph Stiglitz, da tempo critico del neoliberismo sempre più isolato. “Se l’Europa dirà no alla richiesta degli elettori greci, perché non sospendere formalmente e direttamente la democrazia?“, bella domanda davvero, una domanda inquietante che Stiglitz si pone nel suo ultimo articolo parlando delle origini della crisi ellenica. Stiglitz infatti ricorda come cinque anni fa, quando cominciò la crisi dell’euro, gli economisti keynesiani avessero preannunciato che l’austerity imposta ad Atene e ad altri paesi in difficoltà avrebbe portato inevitabilmente al fallimento dal momento che avrebbe soffocato la crescita aumentando la disoccupazione, e, aggiungiamo noi, non ci andava nemmeno un genio a intuirlo. Tutti sapevano perfettamente a cosa avrebbe condotto l’asuterity, ci aveva provato addirittura Herbert Hoover ai tempi della Grande Depressione e ci aveva provato anche l’Fmi con vari programmi applicati spietatamente in Asia e America Latina, tutti piani terminati con lacrime e sangue dal momento che l’austerità è sempre servita solo a impoverire interi paesi. Tutti lo sapevano insomma, eppure la strada dell’austerity è stata comunque imboccata e la Grecia ha ubbidito come un bravo scolaro a tutti i dettami della Troika convertendo così un deficit di bilancio primario in avanzo primario. Peccato che tagliare la spesa pubblica abbia fatto schizzare alle stelle la disoccupazione arrivata al 25% e abbia fatto crollare il Pil del 22% dal 2009, cifre che fanno tremare i polsi ma non certo a coloro che hanno auspicato esattamente uno scenario di questo tipo. Di fronte a questo dramma ben si comprende come mai i cittadini abbiano scelto di votare per il partito di sinistra anti-austerity Syriza, un chiaro segnale del fatto che i cittadini greci ne hanno abbastanza di questi esperimenti fatti sulla propria pelle. Stiglitz dunque propone anche una soluzione: “Innanzitutto, bisogna essere chiari: la Grecia potrebbe essere ritenuta responsabile dei suoi problemi se fosse l’unico paese a non aver reagito alla cura della troika. La Spagna, che prima della crisi registrava un surplus e aveva un basso indice d’indebitamento, ora sta vivendo anch’essa una depressione. Quello che serve non sono tanto riforme strutturali in Grecia e Spagna, quanto una riforma strutturale del progetto dell’eurozona e una radicale revisione dei quadri politici che hanno dato adito alla performance negativa dell’unione monetaria“. Parole molto chiare quelle dell’economista che ha anche ricordato come il mondo abbia bisogno nel suo complesso di un quadro di ristrutturazione del debito dal momento che il proliferare del debito globale è stato la causa della crisi del 2008 e dell’America Latina negli anni Ottanta. Ma anche negli Stati Uniti le cose non vanno certo meglio, Stiglitz infatti ha ricordato come il debito provochi sofferenze inimmaginabili anche ai milioni di americani proprietari di case che hanno perso la propria abitazione. Ma allora, se il debito ingenera sofferenze, come mai i paesi continuano a ricadere nelle macine di questo marchingegno infernale?

In fondo, questi debiti sono una sorta di contratti, cioè accordi volontari, e quindi i creditori ne sono responsabili quanto i debitori. Anzi, probabilmente di più: in genere, infatti, i creditori sono sofisticate istituzioni finanziarie, mentre i beneficiari dei prestiti hanno meno familiarità con i meccanismi dei mercati e i rischi associati ai diversi accordi contrattuali. In realtà, sappiamo che le banche statunitensi si sono approfittate dei propri debitori proprio in virtù della loro scarsa sofisticatezza finanziaria“, ha chiarito Stiglitz che ha anche chiarito come sia stata l’Europa a permettere che i debiti venissero trasferiti dal settore privato a quello pubblico, e che di conseguenza dovrebbe essere l’Europa a sopportarne le conseguenze nel suo complesso non Atene, di conseguenza la crisi che ha investito la Grecia sarebbe perlopiù “il frutto dei programmi sbagliati imposti dalla troika“. Insomma secondo Stiglitz la situazione della Grecia non sarebbe poi così tremenda se la Grecia non si trovasse nelle maglie dell’Eurozona, una sovrastruttura monetaria che impedisce ai paesi membri di ricorrere alla svalutazione per risolvere la situazione. Ma il vero nodo è un altro: settant’anni fa all’indomani del crollo del Terzo Reich gli Alleati decisero di dare alla Germania la possibilità di ricominciare, riconoscendo in qualche modo di aver creato le condizioni per l’ascesa di Hitler con l’imposizione del pagamento del debito dopo la Prima Guerra Mondiale. Gli Alleati alla fine dunque condonarono i debiti e offrirono degli aiuti, offrendo anche sgravi fiscali ai tedeschi in chiave antisovietica. Con la Grecia invece non si una la solidarietà che si utilizzò con gli ex nazisti. “Quando le aziende falliscono, una conversione del debito in capitale rappresenta una soluzione equa ed efficace. L’approccio analogo per la Grecia consisterebbe nel convertire i suoi bond attuali in titoli Pil. Se la Grecia va bene, i suoi creditori riceveranno più denaro; in caso contrario, ne riceveranno meno. Entrambe le parti, quindi, dovrebbero avere un forte incentivo a perseguire politiche pro-crescita“, ha scritto ancora Stiglitz, arrivando poi alla conclusione: “ Se l’Europa dirà no alla richiesta degli elettori greci di attuare un cambiamento di rotta, dirà anche che la democrazia non conta, almeno quando si tratta di economia. E allora, conclude Stiglitz, perché non sospendere la democrazia, come fece Terranova entrando in amministrazione controllata prima della seconda guerra mondiale?

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