Grecia, Germania, Tsipras e la questione del debito di guerra del nazismoTribuno del Popolo
lunedì , 11 dicembre 2017
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Grecia, Germania, Tsipras e la questione del debito di guerra del nazismo

Alexis Tsipras e il governo ellenico hanno minacciato di sequestrare il Goethe Institut di Atene come parziale risarcimento dei danni di guerra del nazifascismo. La decisione di Atene di istituire un Comitato per chiedere a Berlino un risarcimento per l’invasione della Seconda Guerra Mondiale fa discutere, ancor più che la Germania sostiene di aver già pagato. Ma se Berlino oggi non può pagare gli errori di 70 anni fa del nazismo, perchè i cittadini greci devono pagare il debito contratto da una classe politica corrotta e predatoria che ha tenuto tutto per sè? 

Innanzitutto una precisazione: noi siamo un Blog, la nostra unica ambizione è quella di dare il nostro parere su quanto accade, sperando che possa servire ai lettori a rafforzare il proprio spirito critico e perchè no, a farli avvicinare alle nostre posizioni. In merito alla questione della Grecia e del suo debito si possono tentare vari approcci, di cui uno tecnico, un altro concettuale, e noi preferiamo affrontare il secondo fornendo il nostro punto di vista. Sfogliando le pagine dei vari giornali che hanno dato la notizia del governo ellenico di Tsipras che ha deciso di istituire un Comitato per chiedere alla Germania i risarcimenti per i danni di guerra della Seconda Guerra Mondiale emerge come moltissimi commentino quasi seccati, accusando cioè Atene di accampare scuse per non “pagare” il debito ai laboriosi germanici. Ovviamente ciascuno è libero di pensarla come vuole, del resto viviamo nell’era del denaro e del profitto dove l’unica cosa che conta sono i conti e i libri contabili, un’era in cui non c’è più spazio per l’etica, per l’utopia, per temi come la giustizia sociale o la memoria storica. Costoro, i censori, spesso e volentieri italiani che ce l’hanno fatta  e quindi magari con posti fissi e introiti sicuri, non capiscono come mai i greci non possano “rimboccarsi le maniche” e lavorare, perchè non possono certo essere i tedeschi e gli europei che “pagano le tasse” e “rispettano i conti” a mantenerli. Di conseguenza per costoro la richiesta da parte di Atene a Berlino di risarcimento per i danni di guerra appare sterile ancorchè pretestuosa, quasi puerile. Ma facciamo un pò d’ordine: cosa c’entra la Seconda Guerra Mondiale con la situazione odierna? Tutto e niente. Non c’entra nulla perchè la situazione debitoria della Grecia di oggi effettivamente non ha nulla a che vedere con la Germania e con l’invasione del Terzo Reich, ma c’entra del tutto nel momento in cui si guarda la situazione da un’altra prospettiva. Si parte infatti dal presupposto, secondo noi del tutto erroneo, che la Grecia e i greci nel complesso abbiano vissuto per anni “al di sopra delle loro aspettative”, alle spalle sostanzialmente di altri alla stregua di truffatori. Questo è senz’altro vero ma non riguarda affatto i cittadini ellenici, che di certo nessuno stimava essere ricchi negli anni Novanta e nel primo decennio del Duemila, ma la loro classe politica, peraltro di centrodestra e centrosinistra, che ha arraffato il denaro pubblico e truccato i conti. Di conseguenza se la Germania di oggi non deve sobbarcarsi i debiti di guerra del nazismo, per quale motivo i cittadini greci già poveri e disoccupati dieci anni fa oggi dovrebbero pagare di tasca propria i debiti fatti da altri? Ma non è finita qui. Lo stesso Tsipras in Parlamento ha detto chiaramente: “La Germania usa tutti i trucchi legali possibili per non onorare i suoi debiti legati al secondo conflitto mondiale E’ una questione delicata, lo sappiamo, ma è nostro dovere affrontarla per il rispetto di tutti i greci e di tutti gli Europei che hanno dato la vita per combattere il nazismo“. Berlino, al contrario, sostiene di aver saldato tutti i conti dei danni del nazismo (si può davvero stabilire una cifra per risarcire dagli obbrobri fatti?) nel 1960, risarcimenti che vennero poi trasformati in saldi “tombali” grazie a un accordo dopo la riunificazione delle due Germanie. Da qui la posizione ferma di Berlino, con il portavoce del governo, Seibert, che nel corso di una conferenza stampa ha detto chiaramente: “Per noi la questione è politicamente e giuridicamente chiusa“. Peccato che secondo Atene non si tratti di intese definitive dal momento che una Commissione ha fissato nel 2013 in 162 miliardi di euro il saldo che i tedeschi dovrebbero versare alla Grecia, ovvero circa il 50% del debito, non proprio bruscolini. Del resto già nel 2000, come ricorda anche Repubblica.it, l’Alta Corte del Partenone stabilì che gli eredi delle vittime dell’eccidio di Distomo, uno dei tanti (218 civili massacrati nel 1944) avrebbero avuto diritto a 28 milioni di risarcimento. Poco dopo il ministro della Giustizia ellenico firmò un decreto immediato per espropriare in questo senso i beni tedeschi in Grecia, ma Berlino, prontamente, diede l’ok all’ingresso di Atene nell’Euro, e non se ne fece più niente. Insomma la Germania accusa di “poca serietà” la Grecia dal momento che riapre vecchie ferite per non sapersi prendere le proprie responsabilità, ma dal momento che l’Europa ha generosamente perdonato la Germania dopo nemmeno quindici anni dalla fine del Terzo Reich e delle immani devastazioni fatte in mezzo mondo, come mai oggi Berlino non è disposta a fare altrettanto nei confronti di un paese, la Grecia, i cui cittadini medi di certo non sono responsabili del debito? E invece si preferisce obbligare Atene a riforme mortali che rovinano il presente, ma anche il futuro, come a dire che la colpa del debito è talmente grave che deve essere espiata attraverso diverse generazioni. Ben si comprende dunque il nervosismo dei greci che vorrebbero rendere pan per focaccia, magari sequestrando il Goethe Institut di Atene per cominciare, o la scuola tedesca della capitale. Del resto la Germania dovrebbe riconoscere che grazie all’annullamento del debito la Germania Ovest visse un boom economico e riuscì a ricostruire il Paese, contribuendo anche alla prosperità Europea. Tutto questo accadde per bontà dei paesi europei, ma anche e soprattutto perchè il nemico era diventato il comunismo, e quindi si poteva ben chiudere un occhio di fronte alla devastazione del nazismo pur di impedire all’odiato comunismo di fare breccia nei cuori degli europei. Se oggi la Germania decidesse, con un atto lungimirante, di venire incontro alla Grecia e ai paesi piegati dall’austerity, di certo non si indebolirebbe e permetterebbe anche all’economia europea di ripartire. E invece no, qualcuno preferisce provare a prendersi la botte piena e la moglie ubriaca, ancor più che molti prendono parte per la Germania pur vivendo in Italia, Grecia e Francia.

Photo Credit http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/96/Bundesarchiv_Bild_101I-165-0419-19A,_Athen,_Hissen_der_Hakenkreuzflagge.jpg

Zaytsev

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