Grecia. Il "default" possibile che spaventa l'EuropaTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Grecia. Il “default” possibile che spaventa l’Europa

Grecia. Il “default” possibile che spaventa l’Europa

Si torna insistentemente a parlare di “default” di Atene dopo che il ministro delle Finanze Varoufakis ha ammesso che la Grecia avrebbe in cassa solo due miliardi di euro, decisamente troppo pochi per pagare i rimborsi del Fmi. E secondo molti, tra cui l’economista Vladimiro Giacchè, il default ellenico non è ripagabile…

La Grecia sta attraversando un periodo molto difficile, cominciato non con Tsipras ma molto prima, solo che il nuovo premier ellenico aveva promesso ai suoi elettori di porre fine all’austerity di lacrime e sangue, cosa che si sta rivelando più difficile del previsto per diversi motivi. Ultimamente si sta parlando della Grecia perchè il ministro delle Finanze Vaoroufakis, eccentrico economista che però è dotato di carisma e iniziativa, ha detto che Atene avrebbe in cassa circa due miliardi di euro, decisamente troppo poco per rimborsare i prestiti del Fmi. Questo vorrebbe dire che la Grecia starebbe galoppando velocemente verso un punto di ritorno, un default, che potrebbe avere conseguenze imprevedibili per l’intera Europa. Entro giugno secondo economisti ed analisti la Grecia potrebbe non essere più in grado di pagare il debito. Secondo Vladimiro Giacchè, economista marxista intervistato da Rainews, nei fatti la Grecia non può nemmeno volendo ripagare il proprio debito. E se Giacchè ha ragione allora siamo di fronte a delle istituzioni europee che si rifiutano di prenderne atto e continuano a parlare, al contrario, di piani di rientro. Come se non vogliamo ammettere a se stessi che la Grecia ormai è fuori controllo. Mario Draghi, presidente della Bce, ha ammesso che in caso di uscita della Greca dall’Euro ci troveremmo in acque inesplorate. Tradotto se la Grecia dovesse uscire dall’Euro potrebbe scatenarsi un effetto domino che nessuno è in grado di prevedere in anticipo. Al contrario in Germania, forse per motivi tattici, si mostrano perfettamente rilassati e preparati all’eventualità del Grexit. Ma la loro è tattica appunto dal momento che se la Grecia dovesse uscire dall’eurozona si avrebbero conseguenze incontrollabili. E’ anche possibile che le istituzioni europee decidano di provare delle misure di emergenza come ad esempio favorire una doppia circolazione monetaria, il che se dovesse avvenire significherebbe comunque la fine dell’intangibilità dell’euro. E su questo tema Giacchè ha detto cose molto interessanti: “Una certezza che è lecito revocare in dubbio, se si pensa che nel solo Novecento non meno di 70 unioni monetarie si sono dissolte. Il problema è che l’eternità (e in ambito umano è meglio parlare di “durata”) di un’istituzione, cosi come di un accordo monetario, non può fondarsi sulla convinzione della sua “irreversibilità”. Può fondarsi soltanto sul fatto di funzionare bene. Un’istituzione disfunzionale e una moneta disfunzionale prima o poi lasceranno il posto a qualcosa di diverso“.  Insomma, la Grecia ha visto in pochi anni calare del 26% il proprio Pil e deve continuare a ricevere ricette da quelle stesse persone che hanno portato l’economia ellenica al collasso. Stanti così le cose non ci si può sorprendere se progressivamente Atene scivolerà via dall’euro. Del resto come ha ricordato lo stesso Giacchè in passato l’ufficio studi della banca centrare irlandese aveva dimostrato come Atene avesse fatto i “compiti a casa” che le venivano impartiti. Peccato che al posto che migliorare i “compiti a casa” abbiano inguaiato sempre di più i conti ellenici. E tutto questo non è accaduto per caso, chi proponeva quelle soluzioni sapeva esattamente che sarebbe aumentata la disoccupazione, che i consumi sarebbero crollati e che il Pil sarebbe andato a picco. Per dirla con le parole di Giacchè: “E siccome il rapporto debito/pil è per l’appunto un rapporto, essendo crollato il denominatore di questa frazione (il pil), il numeratore (il debito) è cresciuto e diventato ancora più insostenibile“. Non solo, anche i soldi concessi alle casse elleniche dall’Ue dal 2010 a oggi sono andati non a salvare le casse della Grecia, come in molti ritengono, bensì a salvare i creditori privati, ovvero le banche francesi e tedesche. “Queste banche hanno infatti potuto riportare a casa i soldi che avevano prestato alla Grecia precisamente perché c’era qualcun altro che comprava i titoli di Stato greci in loro possesso: ossia il Fondo Salva-Stati dell’Unione Europea, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale. L’errore che è stato fatto allora (se vogliamo chiamarlo così) è stato duplice: da un lato si sono fatti altri prestiti alla Grecia senza però tagliare il valore dei crediti vantati dai creditori (crediti che quindi sono semplicemente passati di mano, e sono rimasti inesigibili come erano prima), dall’altro questi nuovi crediti concessi sono stati condizionati a politiche che si sono dimostrate fallimentari e controproducenti, mettendo in ginocchio l’economia greca“, ha spiegato Giacchè. Insomma le banche hanno riportato a casa i soldi prestati alla Grecia perchè il Fondo Salva-Stati dell’Ue, la Bce e il Fmi acquistavano i titoli di Stato greci in loro possesso a peso d’oro. Insomma si è cercato con successo di scaricare tutto il peso dell’aggiustamento unicamente sul debitore, mentre i creditori privati hanno continuato a fare il bello e il cattivo tempo.

 Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/La-Grecia-verso-il-default-Intervista-a-Vladimiro-Giacche-a1bcd2ab-80c6-4721-b7fc-08ee4ec13e89.html?refresh_ce

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