Grecia. Il "Grexit" spaventa ObamaTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Grecia. Il “Grexit” spaventa Obama

Gli Stati Uniti sembrano essere particolarmente interessati alla questione “Grecia” forse perchè temono che a una “Grexit” possa far seguito l’avvicinamento di Atene ai Brics. Ecco perchè Obama potrebbe fare non poche pressioni alle istituzioni europee per “accorciare” il debito ellenico. 

Grexit sì o Grexit no? Difficile a dirsi ancor più che ci si trova in una situazione di incertezza tale da rendere difficili fare previsioni. Quello che sappiamo però è che i discorsi relativi alla permanenza o meno della Grecia nell’area euro non riguardano solo termini economici o finanziari ma anche geopolitico-strategici. In questo senso ecco emergere il ruolo degli Stati Uniti, paese che ha tutto l’interesse a evitare che Atene scivoli nella rete dei Brics, mettendo così in crisi gli interessi della Nato. Proprio negli ultimi giorni guardacaso il presidente Obama in persona ha esternato la sua preoccupazione circa la crisi ellenica e ha invitato la Merkel a tagliare il debito greco per evitare gli scenari peggiori. Peccato che la Merkel interpreti l’Europa come ispirata dall’Austerity, non a caso l’economia europea stenta a ripartire e i salari subiscono una brusca flessione pur di mantenere in vita l’eurozona.  M;a ora che la Grecia sembra decisa a finirla con l’Europa dell’Austerity, ecco che Washington potrebbe intervenire per evitare che vengano lesi i propri interessi dato che Tsipras potrebbe rivolgersi proprio ai Brics, peraltro ben contenti di accogliere Atene. Alla Casa Bianca non vogliono che la Grecia esca dall’Europa, non adesso almeno in quanto potrebbe fare da effetto domino e destabilizzare tutta l’Europa meridionale che, a quel punto, avrebbe tutto l’interesse a guardare anche alla Russia e ai Brics. Peccato che proprio gli Stati Uniti potrebbero anche decidere di porre fine all’Europa a trazione tedesca per evitare grattacapi, ed è sempre probabile che la Merkel cederà. Qualcuno addirittura vocifera persino che Washington, in caso di mancato accordo tra Atene e Bruxelles, potrebbe anche ricorrere a foschi piani per ottenere comunque quello che desidera, da qui l’ipotesi del “regime change”, una sorta di riedizione del Maidan in salsa ellenica per forzare la mano con scontri di piazza. La responsabile delle politiche euroasiatiche americana, Victoria Nuland, molto attiva nella cacciata di Yanukovich in Ucraina, secondo il “Guardian” sarebbe volta ad Atene e se la situazione dovesse sfuggire di mano ecco che qualcuno ad Atene potrebbe essere tentato da una chiamata al Cremlino.  Da qui si può tranquillamente sostenere che la perdita della Grecia è inaccettabile per gli Stati Uniti per lo stesso motivo per il quale anche dopo la Seconda Guerra Mondiale si appoggiò persino il regime dei Colonnelli pur di non rischiare che la Grecia divenisse comunista.

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