Grecia. Krugman voterebbe "No" al referendum del 5 luglioTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Grecia. Krugman voterebbe “No” al referendum del 5 luglio

Grecia. Krugman voterebbe “No” al referendum del 5 luglio

Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia nel 2008, ha detto la sua circa il referendum del 5 luglio in Grecia se accettare o meno le condizioni dei creditori europei a proseguire i programmi di salvataggio. Krugman ha detto senza mezzi termini  sul Ny Times: “Voterei No”, sostenendo che tale possibilità potrebbe anche avere i suoi aspetti positivi. Non solo, secondo lui l’ultimatum della troika ad Atene sarebbe una “mossa per sostituire il governo greco”. 

Paul Krugman, uno che di economia ne capisce, voterebbe “No” senza pensarci al referendum indetto dal governo ellenico per il 5 luglio circa l’accettazione o meno delle condizioni dei creditori europei per proseguire i programmi di salvataggio. Krugman lo ha scritto nella sua ribrica per il New York Times, peraltro motivando la sua scelta: “La prospettiva di lasciare l’euro fa paura a tutti, ma la Troika continua a chiedere il prolungamento a tempo indeterminato della politica di questi ultimi cinque anni. Dove è la speranza in tutto questo?“. Krugman sostiene che desiderare di lasciare l’Eurozona potrebbe magari ispirare un ripensamento nelle scelte dell’Europa. Sempre il premio Nobel ha però anche detto che la svalutazione successiva al Grexit non creerebbe comunque più caos rispetto ora e spianerebbe, al contrario “la strada ad una eventuale ripresa, come è accaduto in molti altri tempi e luoghi“. Parole non certo gradite a chi in questi giorni sta giocando al massacro sostenendo che l’alternativa all’Europa sarebbe il caos più tetro. Ma Krugman ha fornito anche una seconda motivazione alla sua scelta per il “No”: “Le implicazioni politiche di una vittoria dei “sì” nel  referendum sarebbero molto preoccupanti. La troika [...] ha fatto a Tsipras presumibilmente consapevolmente una proposta inaccettabile . Quindi, in realtà l’ultimatum è stata una mossa per sostituire il governo greco “. Avete capito bene, secondo Krugman le istituzioni europee avrebbero sfidato la Grecia mettendola sulla graticola di fronte a una scelta che potrebbe trascinarli, a loro dire, nel baratro. L’obiettivo sarebbe sostanzialmente quello di ricattare un intero popolo forzandolo ad accettare le condizioni draconiane imposte dai creditori magari anche a prezzo di un cambiamento del governo con uno maggiormente gradito alla finanzia internazionale,  dove per “gradito” si può intendere anche “accondiscendente”.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top