Grecia. La vittoria del "no" è la fine dell'Euro o un nuovo inizio per l'Europa?Tribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Grecia. La vittoria del “no” è la fine dell’Euro o un nuovo inizio per l’Europa?

Alexis Tsipras ha vinto, o meglio ha vinto il “no” con il 61,31% contro il 38,69% del “sì”. Si tratta di una svolta all’interno della crisi ellenica che rafforza inevitabilmente il governo Tsipras e respinge ancora una volta le politiche di austerity dell’Eurozona. E’ la vittoria di chi l’Europa così com’è la respinge, ma è anche l’inizio di un cambiamento radicale per il continente che potrebbe riportare la politica al centro del tavolo.

Una vittoria clamorosa quella del “No”, una vittoria talmente spettacolare da essere quasi inaspettata perchè i media avevano cominciato a seminare terrore per spaventare i cittadini ellenici in modo da favorire il “sì”. Con il 61,31%, il “no” ha vinto  in modo indiscutibile dimostrando a tutti i detrattori della linea Tsipras che il presidente ellenico non è un giocatore di poker ma semplicemente un presidente che vuole rendere conto ai propri elettori e soprattutto vuole portare avanti il programma sul quale è stato votato. Il popolo del “sì” era molto forte soprattutto fuori dalla Grecia, ma la vittoria senza discussioni del “no” dimostra che questi economisti che pontificano sulla situazione ellenica auspicandosi tagli e austerità vivono in un mondo parallelo, un mondo dove le persone con bisogni reali e problemi ad arrivare alla settimana successiva evidentemente non ci sono. Se ci fossero del resto non sarebbero rimasti sbalorditi dalla vittoria di Tsipras, e invece la chiave è proprio lì, nella sofferenza subita in questi cinque anni dal popolo greco, una sofferenza percepibile quasi visivamente e che meritava delle risposte forti e reali. Tsipras ha riportato la politica nel centro del tavolo, ed è forse proprio per questo che Germania il nervosismo è salito, perchè Tsipras è riuscito a rimanere in sella nonostante si sia tentato di far saltare il suo governo facendolo arenare con il referendum. Ma Tsipras conosce molto bene il suo popolo così come lo conosce il ministro delle Finanze Varoufakis, il feroce “marxista” inviso all’Eurogruppo, che on una mossa a sorpresa ha pensato bene di dimettersi per togliere in questo modo ogni alibi all’Eurogruppo dato che lui sarebbe persona sgradita ai mercati internazionali. La Grecia è riuscita a cogliere una vittoria storica contro l’ingiustizia di un’Europa costruita male che non ha saputo ascoltare i suoi cittadini finendo per creare degli europei di serie A, e degli europei di serie B. Quello che i sostenitori del “sì” non riescono a capire è che in molti, troppi, non hanno più niente da perdere perchè questa Europa li ha lasciati indietro, senza speranza, e quindi qualsiasi cosa per loro potrebbe portare a una nuova vita, anche uscire e tornare alla dracma. Ed è anche una vittoria della “sinistra” con Syriza che si è talmente connotata in modo preciso come “sinistra radicale” da rendere amara questa vittoria per chi come Grillo, Salvini, Meloni, vorrebbe mettere il cappello a una vittoria che con la loro storia e la loro identità centra meno del due di picche. E sembra quasi  che in molti siano preoccupati che sia proprio un governo di sinistra ad affrontare questo processo, forse se al posto di Tsipras ci fosse stata Alba Dorata qualcuno avrebbe sorriso di più.

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