Grecia: quando il sangue dei migranti non basta piùTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Grecia: quando il sangue dei migranti non basta più

Ora il sangue che macchia le divise di Alba Dorata è quello del popolo greco. La violenza esercitata da questa organizzazione ha compiuto il salto qualitativo: dal sangue dei migranti massacrati nei ghetti al sangue degli oppositori politici, come Pavlos Fissas rapper figlio di operaio dei cantieri navali.

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La complicità delle forze dell’ordine negli assalti squadristi di Alba Dorata è ormai conclamata e risulta documentata a tal punto da far nascere il sospetto che la forza politica di Nikólaos Michaloliákos goda della protezione di Tribunali e politica (come risulta dall’ottimo documento di Leonardo Bianchi: http://temi.repubblica.it/micromega-online/nazisti-sullorlo-del-potere-il-caso-alba-dorata/ ). I mainstream, cassa di risonanza del potere, ovviamente non sentono il pericolo e quando raccontano fanno finta sia possibile infilare tutto nella normale dialettica democratica, come se accettare un’organizzazione paramilitare, che fa sistematicamente uso di violenza, all’interno di un ordine in cui le questioni si risolvono col civile dibattito facesse parte dell’ordinario.

Qualche mese fa guardavo le immagini del documentario “Into the Fire” (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=NMOnuD0SQJs)  e mi dicevo laconicamente che era solo questione di tempo, oggi, vedo quel tempo scorrere sempre più in fretta: il Capitale continua a cadere nella sua autodistruzione, la democrazia rattrappisce sempre di più su stessa, dibattendosi in discorsi sempre più sterili, scollando la rappresentazione partitica dalla società e il dominio della forza diventa il mezzo sempre più indispensabile per legittimare un ordine politico altrimenti sclerotizzato.

Quando si cerca di analizzare l’indifferenza che ha permesso lo scatenarsi degli eventi barbarici che, in Grecia, sono ormai in fase avanzata, non può non tornare alla mente la massima di B. Brecht   “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Per la maggior parte del popolo greco dev’essere andata così, il problema è che quella parte del popolo greco che può continuare a credersi assolta è in continua riduzione.
I pogrom dei migranti, la loro fuga disperata dai CIE, la retorica violenta di una forza politica che passa dalle parole ai fatti quotidianamente, sono state prese sottogamba e probabilmente lo saranno anche in futuro, finché forse non sarà più possibile prenderle. Già adesso non è chiaro quanto in Grecia sia possibile fare opposizione ad Alba Dorata senza rischiare la vita, infatti le infiltrazioni di una forza armata esterna allo Stato nella forza pubblica, ma anche le infiltrazioni di nostri militari in quella stessa forza armata, non rassicurano per niente. Se fossimo un paese normale, con un livello di coscienza civica più o meno decente dovremmo agire per chiedere come mai un nostro militare si trovasse armato di tutto punto a difendere le sedi di un’organizzazione paramilitare in terra straniera (http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=86678&typeb=0&Alba-dorata-ufficiale-italiano-arrestato-a-Patrasso), soprattutto dovremmo chiedere spiegazioni alle autorità italiane oltre a manifestare solidarietà che, per fortuna, non manca mai da tutta Europa. Il punto è che mentre i popoli europei si uniscono nell’antifascismo, l’Unione Europea tace e si chiude in un rivelatorio silenzio di tomba (ha parlato solo il Consiglio d’Europa per bocca del suo segretario generale, vedi qui la dichiarazione:http://www.internazionale.it/news/grecia/2013/09/19/consiglio-deuropa-condanna-lomicidio-di-fyssas/ ). Come ricordava Brecht ci siamo assuefatti sì, ma stavolta alle “strategie della tensione” sulle quali si innestano le più barbare repressioni dei movimenti di massa che nascono dai conflitti sociali. Se è a mio parere difficile (ma assolutamente non escludibile) che Alba Dorata possa prendere il potere, è ad oggi evidente che una forza simile gode dell’accondiscendenza e del favore dell’Europa ben più di quanto ne goda una forza pacifista e moderata come Syriza. E’ dunque evidente, anche alla luce dei documenti, come l’arma della “paura” possa essere tranquillamente utilizzata per sgonfiare la partecipazione politica di massa e pacifica in Grecia, ma non solo (per inciso: il silenzio sull’accerchiamento del movimento pacifico No Tav, ormai accostato esplicitamente al “terrorismo brigatista” pur in assenza di prove, dovrebbe servire da monito e farci alzare le orecchie anche qui da noi).
Non è quindi casuale che l’omicidio di Fissas sia avvenuto durante i giorni di sciopero generale posti all’inizio di un autunno dove la mobilitazione sociale accenna a divenire esplosiva. Come non è casuale che l’omicidio sia arrivato dopo una stagione di sangue verso i migranti, ossia i soggetti sociali che più di ogni altro incarnano il debole, ossia il “corpo estraneo” da espungere dal “corpo sociale” . Secondo questa pericolosa visione l’oppositore politico è solo l’ultimo soggetto in grado di mettere a repentaglio l’unità e l’armonia del “corpo sociale”, quindi, il rischio è che ora questi attacchi si dirigano verso l’opposizione di sinistra che ha mobilitato e sta mobilitando la popolazione contro l’austerity della Troika, e lo sta facendo a tal punto da guadagnare ormai i consensi della maggioranza del popolo greco. Alba Dorata sembra così essere rimasta l’ultima carta in mano alla Troika per proseguire le proprie politiche discriminatorie in una fase più avanzata, in cui i consensi non riescono più a essere raccolti neppure dalla coalizione che ha unito i due poli politici di centro-destra e centro-sinistra per continuare politiche governative palesemente antipopolari, e soprattutto alla luce di una fase in cui le politiche della Merkel non accennano a moderarsi. Lascio quindi valutare al lettore quanto possa essere “antisistema” una forza politica (e non solo) che sta già facendo il braccio armato della Troika nonostante il suo dichiarato nazionalismo, proprio là, nell’anello più debole dell’Europa affamata dalle politiche europee.

Alex Marsaglia

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