Grecia. Referendum fotografa un paese spaccato in dueTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Grecia. Referendum fotografa un paese spaccato in due

La Grecia affronta il suo giorno più lungo: quello del referendum del “Sì” o “no” alle proposte dell’Eurozona che poi diventa un “Sì” o un “no” all’Europa. Ma quello che spaventa è che questa scelta sta dividendo anche il Paese utilizzando la paura ma anche gli interessi contrapposti di classe. E una Grecia debole e divisa, indipendentemente dall’esito del referendum, riaccende nei più anziani lo spettro della guerra civile. Ancor più che la comunità internazionale potrebbe non rimanere a guardare, ingerendo negli affari interni del paese ellenico. 

Scenari di guerra nel cuore dell’Europa? Forse stiamo esagerando, dopotutto in Grecia nonostante una crisi economica drammatica e il collasso dei servizi sociali i cittadini ellenici hanno dopotutto mantenuto la calma. Con le elezioni e la vittoria di Tsipras il popolo greco ha mostrato all’Europa e al mondo di voler finalmente un cambiamento reale, in grado di invertire la rotta e portare Atene in lidi finalmente accettabili dopo anni di austerità selvaggia e di contrazione del Pil. Ora la Grecia si presenta al referendum per dire sì o no all’Europa in un clima severo e pesante, come se la consapevolezza che l’esito di questo referendum sarà vitale per il futuro abbia per certi versi appesantito ulteriormente la situazione. “La Repubblica” di ieri ha pubblicato un video girato nelle spiagge nella quali si fotografava una divisione plastica e netta tra i cittadini del “no” e quelli del “sì”, laddove il popolo del “no” era quello rappresentato dai dipendenti sottopagati e precari dello stabilimento balneare mentre quelli del “sì” erano i giovani rampanti vestiti per andare a giocare a tennis o donne in carriera che dispongono dei soldi per pagare il biglietto di ingresso nei lidi più prestigiosi. Questa divisione fotografa in modo inclemente gli interessi contrapposti di differenti classi sociali, con i giovani che non hanno lavoro o ne hanno uno sottopagato, che sono la maggioranza, che non hanno motivo per non votare “no” al referendum.

Viceversa c’è anche chi ha qualcosa da perdere dato che non è vero che sono falliti tutti in Grecia con la crisi economica. C’è anche chi ha guadagnato, oppure chi ha perso ma che è ancora tranquillamente in grado di vivere bene, e costoro hanno evidentemente tutto da perderci in un salto nel vuoto che potrebbe condurli verso lidi inesplorati. Per loro è molto meglio rimanere in Europa dato che l‘Eurozona condivide la visione economica che propone tagli indiscriminati alla spesa sociale e alle pensioni piuttosto che un innalzamento delle tasse sul reddito o un abbassamento delle spese militari, oppure magari una stretta sulle tasse agli armatori ellenici. Stando così le cose il paese risulta davvero diviso, quasi polarizzato, e le due parti stanno finendo per allontanarsi sempre di più iniziando a percepirsi come inconciliabili tra loro. Questa polarizzazione prepara scenari molto ma molto difficili per la Grecia, riportando in superficie le paure di una guerra civile.

Se dovesse vincere il “No” infatti questo significherebbe l’uscita della Grecia dall’Eurozona e porterebbe il Paese in una situazione mai sperimentata prima. Chiaramente i sostenitori del “Sì” non accetteranno tanto facilmente l’esito del referendum e diventeranno letteralmente la “quinta colonna” di quei poteri europeisti che hanno paura che una Grecia fuori dall’Euro magari possa anche non collassare, mostrando quindi l’inganno della trappola dell’Euro. Oppure, potrebbero anche cominciare le manovre per destabilizzare Tsipras, magari con una sorta di “Maidan in salsa ellenica“, in modo da portare a un governo tecnico proprio come auspicato dal “democratico” capo dell’Europarlamento, il socialdemocratico tedesco Shulz. Viceversa anche il “Sì” potrebbe portare a scenari pericolosi dato che anche se Atene dovesse ricominciare a sedersi a un tavolo con le istituzioni europee per trovare un accordo non è assolutamente detto che questo sia la salvezza per la Grecia, anzi. Le politiche di austerity sembrano al contrario essere fatte apposta per “punire” Atene e portarla alla svendita totale di tutto. Insomma qualsiasi sia l’esito del referendum la sensazione è che la Grecia sia ormai divenuto un bersaglio della destabilizzazione straniera, in questo senso la speranza è che Alexis Tsipras riesca a tenere insieme un Paese che rischia di dividersi lungo le linee di faglia della disperazione e che va al referendum tra mille pressioni internazionali e quello che il ministro delle Finanze Varoufakis ha definito: “terrorismo dei creditori”.

Gb

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top