Grecia. Torna lo spettro delle elezioni anticipate. Trema anche l'Europa?Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Grecia. Torna lo spettro delle elezioni anticipate. Trema anche l’Europa?

Si apre ufficialmente il processo che porterà Atene ad elezioni anticipate dopo che questa mattina il Parlamento non è riuscito a eleggere come presidente Stavros Dimas che ha ottenuto solo 168 voti a fronte dei 180 necessari all’elezione. Ora si apre la prospettiva delle urne e Alexis Tsipras con la sinistra di Syriza potrebbe puntare a far saltare il banco. Ma se dovesse vincere lui questo non vorrà dire che la Grecia uscirà dall’Europa.

Sembra di rivedere lo stesso film di qualche anno fa in Grecia. Se ricordate proprio qualche anno fa c’erano state le elezioni della paura con l’Ue e la Troika che ammonivano che in caso di vittoria della sinistra di Syriza la Grecia sarebbe scivolato in uno scenario drammatico che avrebbe portato quasi certamente al default. Anche allora c’era stato una sorta di ricatto teso a far credere ai cittadini ellenici che non ci sarebbe stata alternativa per il futuro del paese alla vittoria del centrodestra di Samaras, e infatti il suo partito Nea Demokratia vinse le elezioni. A distanza di qualche anno però la Grecia si trova di nuovo sull’orlo del precipizio dopo che Antonis Samaras non è riuscito a trovare la maggioranza in Parlamento per la votazione di Stavros Dimas come presidente della repubblica. E dire che sarebbero bastati 180 voti ma il burocrate gradito alla Troika e a Bruxelles si è fermato a 168 voti e così la crisi di governo è diventata realtà. Un vero e proprio schiaffo a Samaras che non è riuscito a portare dalla sua il partito di sinistra Dimar e i Greci Indipendenti, questo perchè Tsipras non è il solo a voler scommettere sul consenso elettorale.

Ovviamente il più motivato ad andare alle urne è Alexis Tsipras, astro nascente della sinistra ellenica ed europea che con il suo Syriza è addirittura a oggi favorito nei sondaggi e candidato a diventare la prima formazione politica nel quadro ellenico. Il problema però è che Tsipras per fare quello che ha promesso dovrà non solo vincere, ma anche vincere con il margine sufficiente ad avere spazi di manovra nei confronti di Nea Dimokratia, e di conseguenza ogni singolo voto conterà dal momento che, a oggi, la forbice tra Syriza e Nea Dimokratia sarebbe tra il 2,5 e il 3,5%, quindi meno del 5% di qualche settimana fa, questo perchè quando le urne diventano reali l’elettorato moderato tende a farsi spaventare dai moniti dell’Ue riguardo il rischio di default. Ma la piega presa da Tsipras induce a non avere timori di sorta dal momento che da qualche mese il leader di Syriza sembra aver capito di dover puntare proprio all’elettorato moderato e ha dato assicurazioni di non voler mettere in discussione la permanenza nell’Unione Europea della Grecia; per questo e altro anche l’area comunista, molto forte in Grecia con il Kke, ha cominciato a guardare con scetticismo a Syriza.

Atene del resto ha una sorta di contratto con la Troika che la vincola a restituire un prestito da 240 miliardi di dollari. Tsipras vorrebbe negoziarne nuove condizioni  ma secondo gli analisti sarà del tutto impossibile che ci riuscirà. Ecco perchè il futuro della Grecia sarà incerto dal momento che dopo cinque anni di sacrifici la popolazione ha la netta sensazione che potrebbero non essere serviti a nulla dal momento che lo spettro del default continua ad aleggiare. Non solo, Tsipras viene accusato apertamente di aver utilizzato le elezioni presidenziali come pretesto per prendere il potere con le urne, e ora sarà chiamato a mostrare di avere davvero un programma percorribile anche perchè secondo recenti sondaggi il 55% dei greci sarebbe stato contrario di andare ad elezioni anticipate. Di conseguenza Tsipras se dovesse fallire potrebbe innestare un effetto boomerang vero e proprio contro tutta l’Eurozona.

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