Grecia. Tra Atene e l'Ue è in ballo molto più di un accordoTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Grecia. Tra Atene e l’Ue è in ballo molto più di un accordo

Grecia. Tra Atene e l’Ue è in ballo molto più di un accordo

Alexis Tsipras ha risposto alle richieste della Bce stabilendo un referendum popolare il 6 luglio per chiedere al popolo ellenico di esprimersi. L’Eurogruppo però ha deciso di non concedere una proroga di alcuni giorni per permettere il referendum, mostrando quindi di mettere Atene di fronte a un ultimatum. La sensazione è che in ballo ci sia molto di più di un semplice accordo, si tratta dell’identità e della credibilità europea, che rischiano di uscirne per sempre compromesse.

Alexis Tsipras e il governo ellenico sono colpevoli di aver deciso che dovrebbe essere il popolo ellenico a decidere il futuro del Paese e non un governo in un tavolo con organizzazioni finanziarie internazionali. Eppure tutto questo appare troppo per l’Eurogruppo che ha deciso di non concedere questa possibilità non accettando di dare una proroga ad Atene per permetterle di sostenere il referendum dal momento che l’attuale programma di salvataggio finisce il 30 giugno. A partire da quella data dunque, la Grecia potrebbe imboccare la strada del Grexit, ma a ben guardare sarebbe davvero troppo semplicistico addossare tutta la colpa all’esecutivo di Tsipras per diversi motivi.

In primis perchè lo stesso Tsipras aveva vinto le elezioni proprio promettendo al suo popolo che le politiche di austerity sarebbero finite; secondo perchè oggettivamente non si vede in che modo possa giovare ad Atene rimanere all’interno di una Unione Europea che non ha alcun riguardo per le condizioni di un popolo che negli ultimi cinque anni ha visto semplicemente il proprio Paese collassare. Sono tanti i cittadini ellenici che ormai hanno perso tutto e non hanno più paura delle conseguenze di una decisione radicale come l’uscita dall’Europa. Eppure Tsipras non ha cercato di chiudere la porta in faccia ai suoi creditori, ha chiesto di trattare, ha detto che sarebbe volontà della Grecia rimanere all’interno dell’Europa, ma non a qualsiasi costo, menchemmeno a prezzo della dignità.

Sembra quasi che si stia giocando un’altra partita dietro alla scusa di far quadrare i conti, come se ci fosse ben altro dietro a quel 1,6 miliardi di euro che Atene dovrebbe restituire all’Fmi entro il 30 giugno. La Grecia sembra quasi essersi resa conto della “trappola” del ricatto europeo, una trappola che nel giro di pochi anni ha non solo fatto piombare il Paese nella crisi, ma lo ha anche deprivato della possibilità di decidere circa il proprio futuro, che forse è la cosa più importante (o meglio dovrebbe esserlo) in un paese democratico.  Il ministro delle Finanze greco Jannis Varoufakis, ha commentato le parole battagliere dell’Eurogruppo che ha comunicato di non aver alcuna intenzione di prorogare il salvataggio oltre il 30 Giugno utilizzando l’ironia e evidenziando come il rifiuto dell’Eurogruppo di concedere alla Grecia un’estensione del programma di aiuti per permettere lo svolgimento del referendum rappresenta un grave danno alla credibilità dell’ Eurozona. Ma, aggiungiamo noi, che senso avrebbe parlare di credibilità dell’Eurozona se qualcuno a Bruxelles ha storto il naso di fronte alla decisione di Atene di stanziare 200 milioni di euro per aiutare i più bisognosi?

Gb

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