Grecia. Tra l'incudine della crisi e il martello di Alba Dorata si prova a ricostruireTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Grecia. Tra l’incudine della crisi e il martello di Alba Dorata si prova a ricostruire

Cosa sta succedendo in Grecia? Come reagisce la società ai tagli da cavallo imposti dalla Troika? E soprattutto, quali prospettive politiche ci saranno nell’immediato?

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Atene è una grande città, caotica, multietnica e ricca di storia. Girando tra le strade della capitale ellenica si trova un murales del writer francese Goin, che ha scelto di rappresentare la Venere di Milo, simbolo della Grecia, coronata con le spinose stelle dell’Europa e sanguinante. Si tratta di una metafora visiva forte, ma dannatamente realistica. La Grecia infatti è un Paese ferito, un paese che negli ultimi anni è cambiato molto, portando sulla propria pelle i danni della crisi economica. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la chiusura della tv nazionale ERT, poi ci hanno pensato le misure di austerity della Troika a dare il colpo finale a una società depressa, arrabbiata, ormai priva di speranze e illusioni sull’Europa. E il governo? Il governo tiene anche se il partito di Sinistra Democratica ha deciso di defilarsi dalla compagine ministeriale, e ora il governo si regge solo più sul compromesso storico dei due vecchi antagonisti, i socialisti del Pasok e il centrodestra di Nea Dimokratia. Uno scenario, questo ellenico, che ricorda da vicino la situazione italiana, dove il governo Letta è nato dall’accordo tra Pd e Pdl. Esiste un problema reale, in Grecia, quello dei conti, e tutti convengono che la macchina statale vada riformata, tuttavia riformare non vuol dire tagliare in modo selvaggio, non vuol dire cancellare migliaia di famiglia con un tratto di penna perchè così si chiede nei salotti di Bruxelles. Così però è stato fatto, e da un giorno all’altro sono stati sacrificati 12.500 posti di lavoro statali, e poco importa se questi tagli in sostanza non serviranno a nulla dal momento che il Pil del Paese continua a calare. Come se non bastasse i difensori della Costituzione repubblicana denunciano come illegali i tagli al personale, ma nessuno sembra curarsene, così come nessuno sembra curarsi del fatto che il Parlamento sia stato ormai completamente esautorato, non venendo chiamato nemmeno a votare i provvedimenti in questione poichè “decreti presidenziali” e quindi sottratti al giudizio del Parlamento. Inutile dire che i tagli hanno poi creato un contesto adatto all’attecchimento del populismo di Alba Dorata, sempre pronta a offrire il suo aiuto organizzato per supplire ai licenziamenti dello Stato. Per ora, per fortuna, la proposta di inviare le teste rasate di Alba Dorata a fare da guardie scolastiche al posto del personale licenziato è stata bocciata, ma nulla impedisce che col passare del tempo, con l’aumento di miseria e disperazione, vedremo presto i neonazisti di Alba Dorata fare i guardiani nelle scuole. Attualmente la disoccupazione in Grecia si presume che possa raggiungere il 28% entro il 2014, e quindi si fa strada il pessimismo tra la popolazione, sempre più arrabbiata e rassegnata. In questo contesto Alba Dorata riesce a trovare sempre più consensi, facendo breccia anche tra intellettuali soprattutto nelle regioni più periferiche, minacciando di diventare un vero e proprio vulnus, una crisi nella crisi, forse peggiore di quella economica. A salvaguardare la società greca ci pensa almeno Syriza, il partito di sinistra radicale che si è recentemente riunito a congresso, investendosi di una missione fondativa. Syriza è diventato un vero e proprio partito, non più una federazione, una sommatoria di piccoli partitini. L’obiettivo del giovane leader Alexis Tsipiras è quello di creare un partito di massa che sia effettivamente diverso da Nea Dimokratia e Pasok, e che trovi convergenze con le altre forze di sinistra, vedi il Partito Comunista KKE, per mirare a ottenere il governo del Paese. Per mirare al governo però Syriza si sta modificando, mirando ad attrarre i voti della sinistra moderata, e questo sta creando alcuni contrasti interni perchè il timore è quello di una mutazione genetica di Syriza.

Gracchus Babeuf

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