Grecia, urne a gennaio. Syriza e il Programma di SaloniccoTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Grecia, urne a gennaio. Syriza e il Programma di Salonicco

L’avevamo anticipato qualche giorno fa ed oggi ne è arrivata la conferma: la Grecia andrà ad elezioni anticipate il 25 gennaio o al più tardi il 1 febbraio. Proprio in queste ore, infatti, il premier greco Antonis Samaras ha dovuto prendere atto dell’incapacità del proprio governo di far passare il proprio candidato alla presidenza della Repubblica, Stavros Dimas. La Costituzione ellenica per questi casi parla chiaro, il ritorno alle urne è un passaggio inevitabile.

Fonte: Oltremedianews

Ad uno sguardo più approfondito si potrebbe dire che di conferma rispetto alle nostre anticipazioni ne è arrivata più d’una: non solo la caduta del governo di centrodestra di Samaras, ma anche i primi grandi movimenti finanziari che tornano a gettare ombre sul futuro della Grecia facendo ripiombare la borsa di Atene nel profondo rosso registrato nella giornata odierna (-3,9% dopo aver toccato punte del -11%). Un dato che, se letto assieme all’incremento dei rendimenti sui titoli di Stato, passati dal 5% all’11% in poche settimane, ha gettato in allarme le piazze finanziarie di tutto il continente, Italia in testa.

Lo spauracchio, l’abbiamo detto, si chiama Tsipras e quella sua tenace idea che tanto spaventa governi e finanzieri di mezza Europa di rinegoziare gli accordi presi con la Trojka al fine di allentare la morsa dell’austerity. L’intervento odierno è stato del Commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici il quale ha ribadito la necessità di un forte impegno per realizzare “il necessario processo di riforme favorevoli alla crescita”, mentre a rafforzare l’ammonimento dal vago sapore liturgico ci ha pensato Wolfgang Schaeuble che ha dichiarato ”Se si allontaneranno dagli obiettivi ci saranno difficoltà”.

La pensano diversamente i greci che, secondo l’ultimo sondaggio, potrebbero votare in massa per Syriza, oggi data al 34%. Il motivo lo spiega pragmaticamente Pappas, il portavoce di Tsipras: ”l’austerità è stata un fallimento”. Un governo stabile, un debito sostenibile e un piano per la crescita. Queste le parole d’ordine della formazione di sinistra che potrebbe vincere le elezioni di gennaio. Un progetto chiaro che prevede l’aumento delle pensioni, ridotte alla fame, il ritorno della tredicesima per i pensionati poveri, l’aumento dello stipendio minimo, elettricità gratis per le famiglie non abbienti, oltre a un maxi piano di investimenti pubblici. Si tratta del cosiddetto ‘‘Programma di Salonicco” e si pone come obbiettivi la risoluzione della crisi umanitaria in Grecia, la ripartenza degli investimenti pubblici e dell’economia, la crescita dell’occupazione e soprattutto il ripristino dell’ordinamento democratico in un paese da troppo tempo privato della possibilità di compiere autonomamente le proprie scelte.

Un programma, quello di Syriza, che affronta con piglio deciso i temi della crisi e che parla con chiarezza a chi questa drammatica depressione l’ha pagata precipitando in uno stato di povertà difficilmente immaginabile per un paese europeo nel XXI secolo. Si tratta evidentemente di qualcosa di estremamente diverso rispetto alle briciole di crescita economica prodotte dai programmi imposti dalla Trojka, e alla prospettiva di un ulteriore taglio di 2miliardi e mezzo di spesa pubblica richiesto da Fmi e istituzioni europee come condizione per l’erogazione dell’ultima tranche di aiuti in febbraio.

Sviluppo equilibrato e sostenibile sorretto da redistribuzione, spesa pubblica produttiva e diritti contro la fumosa crescita senza diritti. Dalla Grecia alla Spagna il copione è sempre lo stesso: nell’ultimo anno Rajoy ha introdotto i licenziamenti liberi, ridotto stipendi e pensioni, tagliato tutto ciò che c’era da tagliare. Risultato: applausi in Europa e nelle piazze finanziarie ma crollo verticale dei consensi in patria (il Partido Popular al governo è passato dal 44% delle elezioni del 2011 al 20% di oggi), con un’emorragia sorprendente di voti verso Podemos, il soggetto politico dei cd. grillini spagnoli con un programma davvero di sinistra, oggi dato al 27%. Syriza e Podemos contro Trojka ed austerità, la critica alle politiche economiche europee passa per le urne. Resta da capire come dei progetti politici progressisti possano rapportarsi nell’attuale contesto europeo ed internazionale e se nel XXI secolo il voto popolare possa ancora aver un peso nell’indirizzo politico di un governo democraticamente eletto.

Michele Trotta

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