Grecia. Varoufakis denuncia il "terrorismo dei creditori"Tribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Grecia. Varoufakis denuncia il “terrorismo dei creditori”

Grecia. Varoufakis denuncia il “terrorismo dei creditori”

Tutto è fermo in attesa del referendum, e mentre ad Atene si sono affrontati in piazza i popoli del “Sì” e del “No” il ministro delle Finanze ellenico Varoufakis ha attaccato senza mezzi termini: “Quello che i creditori stanno facendo con la Grecia ha un nome solo: terrorismo”. 

Parole durissime quelle scelte dal ministro delle Finanze ellenico Varoufakis che, in un momento di polarizzazione e tensione per il paese, ha denunciato senza mezzi termini il “terrorismo” dei creditori internazionali della Grecia che “ci hanno costretto a chiudere le banche per diffondere paura“. Parole molto dure, scelte con cura alla vigilia di un referendum che suona anche come un “si” o un “no” a questa Europa. La paura maxima delle istituzioni europee infatti è che Atene possa fungere da esempio, buon motivo per tarparle subito le ali, con ogni mezzo lecito e non. Varoufakis lo sa bene dal momento che lui stesso assieme al premier Tsipras è stato duramente attaccato dalla stampa internazionale che gli ha voluto addossare la responsabilità della crisi a causa dei loro “giochi di azzardo”. Ma Varoufakis non ha avuto alcuna intenzione di arrendersi e ha ribadito la sua sicurezza: “Qualunque sia l’esito del referendum, lunedì ci sarà un accordo, ne sono completamente e assolutamente certo“. Poi, senza mezzi termini, ha lanciato la sua grave accusa: “Quello che stanno facendo alla Grecia ha un nome: terrorismo“. Sempre Varoufakis ha smentito in modo molto netto la notizia diffusa dal Financial Times secondo cui Atene starebbe preparando piani per un prelievo forzoso sui depositi, una altra notizia che sarebbe stata fatta circolare ad arte proprio per avvelenare ulteriormente il clima in attesa del referendum. Insomma a dispetto delle regole democratiche e della correttezza, l’Eurogruppo le sta provando davvero tutte per influenzare i cittadini ellenici con la paura, facendo loro credere che se voteranno “No” non avranno speranze. Nessuno però riesce ancora a spiegare in modo preciso per quale motivo dovrebbero votare “Sì” dal momento che nessuno ha intenzione di allentare i tagli nel settore pubblico e, continuando con l’austerity, nessuno potrà anche solo immaginare una crescita nel futuro a medio termine.  La sensazione è che si voglia utilizzare la paura per “punire” la Grecia ed eliminare in questo modo anche i due “rompiscatole” Tsipras e Varoufakis.

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