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domenica , 23 luglio 2017
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Grillo ci ricasca, apre a Casapound ma dimentica il fascismo

Beppe Grillo ci è ricascato. Il video contenente l’apertura di credito a Casapound sta facendo il giro del web. Le parole dell’ex-comico  stanno suscitando forti polemiche. La questione aperta dal leader M5S è vecchia quanto il mondo: cosa è destra e cosa è sinistra? Proviamo a dare una risposta. 

Fonte: Oltremedianews.it

ROSTA (TO): BEPPE GRILLO A SOSTEGNO DEL CANDIDATO SINDACO DIMITRI DE VITA


3 novembre 2011, siamo all’incrocio tra largo Valtournanche e via dei Prati Fiscali, a Roma. Tre giovani militanti del Pd stanno facendo il consueto giro di “attacchinaggio” espressione con cui si indica la pratica di affiggere volantini e manifesti. All’improvviso i tre giovani vengono raggiunti da 15 ragazzi dal volto coperto. Sono i famigerati militanti di Casapound, e quella è una delle loro note spedizioni punitive. Ne nasce una colluttazione, con i democratici che hanno la peggio; solo l’intervento della polizia li salva. La vicenda finisce in tribunale e si conclude con la condanna di Alberto Palladino, detto “Zippo”, conosciuto negli ambienti di estrema destra, a 2 anni e 8 mesi di reclusione per “lesioni aggravate e detenzione di armi improprie”.

23 marzo 2012, quartiere Casalbertone di Roma. Qui la situazione è da mesi esplosiva per l’eccessiva vicinanza del centrosociale “Magazzini Popolari” e il Circolo Futurista che si rifà ai fascisti del terzo millennio. In questo caso la testimonianza viene da due ragazzi di sinistra: “Con un altro ragazzo, Massimo, stavamo davanti all’ingresso dei magazzini popolari di Casal Bertone quando sono arrivati in dieci con i caschi in testa e i bastoni in mano, e hanno iniziato a colpirci. Due erano della zona e appartengono a Casapound”. Nel pomeriggio seguirà una mega rissa con le realtà antifasciste romane.

24 Febbraio 2012, Ostia. La denuncia viene dalle pagine di Contropiano.org. “Verso l’una di notte in Piazza della Stazione Vecchia ad Ostia, davanti la sede del Tredicesimo Municipio, un gruppo di neofascisti armati con caschi e bastoni hanno teso un vero e proprio agguato ad alcuni attivisti del Teatro del Lido, del collettivo Officina e di Rifondazione Comunista intenti ad attaccare manifesti” recita il comunicato; bilancio: 3 feriti. Il giorno dopo grande manifestazione antifascista per le strade di Ostia contro le aggressioni di Casapound.

13 Luglio 2012, a denunciare una nuova aggressione è questa volta Filippo Rossi, direttore del “Futurista” ed “ex-amico dei militanti di Casapound” come l’ha voluto definire Iannone (leader dell’organizzazione ndr.). Secondo la denuncia del giornalista al termine di una serata del festival Caffeina Cultura, questi sarebbe stato avvicinato da 15 militanti di Casapound per essere poi aggredito da Iannone in persona con un colpo sul volto e una serie di minacce ed offese. La colpa dell’editorialista sarebbe stata quella di aver criticato l’organizzazione. Per Iannone si sarebbe trattato solo di uno “schiaffone futurista”.

Il 13 dicembre 2011, poi, sicuramente il fatto più grave. A Firenze Gianluca Casseri, frequentatore e simpatizzante del locale circolo di Casapound, impugna una magnum 357 e uccide nel pieno centro del capoluogo toscano 2 senegalesi ferendone altri. In questo caso non si è trattato di un diretto collegamento con l’attività politica, stiamo parlando di un uomo con problemi che ha commesso un atto omicida-suicida da cui anche Casapound si è dissociata. Tuttavia la retorica anti-immigrati che affligge l’estrema destra italiana resta un dato di fatto.

Si potrebbe continuare all’infinito nel ricordare le modalità con cui Casapound e i suoi militanti conducono la loro politica a Roma, in Italia, nelle strade e nelle Università. Se c’è un dato di fatto, questo è l’atteggiamento violento ed intimidatorio che spesso gli affiliati o i simpatizzanti dell’organizzazione politica di estrema destra mettono in campo ed una presa di distanze da questo modo di fare politica deve venire prima di ogni valutazione nel merito dei programmi e delle ideologie.

Basterebbe quanto appena detto per rispondere alle parole con cui Beppe Grillo ha riabilitato “i alle i fascisti del terzo millennio” come controparte politica dalle idee condivisibili di un sistema da combattere.

Ma chi da sempre combatte contro il neoliberismo, condanna il turbocapitalismo, gli affari milionari dei manager, lo sfruttamento della manodopera, della precarietà, promuove forme di organizzazione dei lavoratori da e per il riscatto sociale in funzione dell’emancipazione dell’individuo in quanto tale e nelle forme della libertà e dell’uguaglianza sostanziale, non può non porre alcune domande all’ex-comico genovese il quale mai come oggi sembra aver perso la bussola politica.

  1. Cosa pensa Beppe Grillo dell’esperienza del fascismo, della sua funzione storica, di ciò che ha rappresentato per l’Italia non tanto per i suoi esiti finali quanto per la fine delle aspirazioni della classe operaia dell’epoca ad una giustizia sociale che l’ascesa di Mussolini ha significato?
  2. Cosa pensano Iannone e Beppe Grillo dei soprusi e delle sevizie subite da operai e contadini all’alba del ventennio ad opera delle squadracce fasciste in difesa dei “padroni”? Anche allora il programma fascista era intriso di provvedimenti apparentemente di “sinistra” e dirompenti rispetto alla situazione dell’epoca, ma cosa connota un movimento politico come di sinistra se non il suo porsi contro il “padronato” (volendo usare termini dell’epoca) e a favore del lavoratore?
  3. Come immagina Beppe Grillo la convivenza civile, come strutturerebbe la sua democrazia ideale se non partendo da una base culturale che disprezza l’uso della violenza come mezzo di sopraffazione politica, ne esclude e ne punisce i suoi responsabili in funzione di quel “pluralismo” e di quella percezione di individuo come titolare di diritti inviolabili, principi per i quali si sono battuti spesso pagando con la vita i nostri padri costituenti?
  4. Cosa pensa Grillo della Resistenza e come rapporta i valori propugnati dalla stessa con la passata esperienza fascista e con la costruzione del nostro Stato democratico nel dopoguerra?
  5. E ancora, che idea di Stato ha Beppe Grillo? Nel programma di Casapound si parla di Stato etico, chiaro riferimento alla teoria dello Stato fascista. Uno Stato cioè che esiste con i suoi interessi ed i suoi valori al di fuori del cui riconoscimento nulla è ritenuto meritevole di tutela, né gli uomini, né tantomeno le idee.
  6. Cosa pensa Beppe Grillo della società corporativa fascista e delle sue enormi differenze con il materialismo dialettico che vede nella società una contrapposizione fra classi dai cui esiti derivano lo Stato e tutte le altre sovrastrutture?

Quest’ultima domanda potrà forse sembrare di stampo filosofico, ma essa racchiude il vero nocciolo della questione rispetto alla differenziazione fra ciò che è destra e ciò che è sinistra. Sì perché per evitare pericolose mistificazioni occorre ricordare che destra e sinistra non sono etichette vuote e prive di significato, esse sono categorie che propongono bensì un diverso modo di porsi nell’ambito dei rapporti di forza in un contesto sociale.
Al di là di dove ci si andrà a collocare, non si può pensare oggi, nel 2013, di rifiutare la teoria per cui le istituzioni e le politiche dalle stesse perseguite non sono altro che la risultante dei rapporti di forza fra le diverse classi che compongono una società. Ragione per cui è mistificatorio parlare di formazioni politiche prive di riferimenti sociali, e ciò in quanto ogni soggetto politico ha una propria ragione sociale (ceto di riferimento) per forza di cose. Ne possono venir fuori partiti di destra conservatori, partiti populisti che pur difendendo gli interessi degli imprenditori raccolgono consensi fra i lavoratori, partiti che si rivolgono al ceto medio, e partiti di sinistra che curano gli interessi del lavoro.
Questa differenziazione non può essere demonizzata ed anzi l’errore di Grillo sta proprio qui. Guardare con favore alle dieci righe di programma politico di un movimento di estrema destra significa non aver compreso la ragione sociale di un soggetto politico che si richiama al fascimo, la quale è descritta dalla funzione storica che il fascismo ha assolto in Italia.

Non è la faccia pulita di un ragazzo ventenne né tantomeno sono le poche pagine di buoni propositi a connotare un soggetto politico. Ecco perché sarebbe bene che Grillo sappia che per chiunque ha in amore i valori della nostra Costituzione, per chi si pone oggi a favore degli ultimi e degli sfruttati, non è possibile alcuna apertura di credito nei confronti di chi si richiama, nella simbologia e nelle pratiche politiche all’esperienza del fascismo.

 Michele Trotta

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