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domenica , 26 marzo 2017
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Grillo e il Movimento 5 Stelle, prove di populismo per il XXI secolo

Mi è capitato recentemente di assistere a un comizio di Beppe Grillo per la campagna elettorale delle amministrative di un paese dell’hinterland torinese. Era una giornata piovosa e per la strada non si vedeva molta gente, sicuramente per nessun politico si sarebbe formato un capannello di persone in una delle piazze centrali, tutte trepidanti di poter finalmente avere un incontro ravvicinato con il fenomeno del momento..

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Tutto sembrava studiato nel minimo dettaglio, con i giovani candidati del Movimento 5 Stelle che intrattenevano la folla in attesa dell’arrivo del “capo”. Mi è bastato origliare tra la folla per accorgermi che la piazza era affollata dell’umanità più variegata, dai curiosi che volevano passare un pomeriggio diverso, fino ai fanatici della prima ora, quelli che ascoltavano Grillo sul suo blog, quando ancora nessuno pensava che il comico genovese avrebbe aperto un progetto politico. Quando ho visto arrivare il camper di Grillo arrivare direttamente in mezzo alla folla, ho notato signore insospettabili strattonarsi per riuscire a fotografare l’uomo del momento aprire la portiera e concedersi all’abbraccio del suo popolo. La sua forza è proprio questa, ho pensato, quella di dire cose che in fondo, pensano tutti, ma che nessuno ha il coraggio di urlare ai quattro venti, facendone addirittura la bandiera di un movimento politico. Questo, a ben guardare, potrebbe anche essere un aspetto positivo del “grillismo”, non fosse che sin dall’antichità abbiamo un’esempio sterminato di come possa diventare molto pericoloso cavalcare la pancia della piazza. Una volta incanalate infatti, le energie della folla devono ottenere un qualche sbocco istituzionale altrimenti rischiano, in modo simile a una pentola a pressione, di far saltare il coperchio, con conseguenze imprevedibili.

“Sono stato paragonato a Benito Mussolini, un dittatore. Per me, questo è un oltraggio”: questa la reazione del comico genovese il giorno dopo che il Financial Times, importante quotidiano britannico, ha paragonato la sua ascesa nientemeno che a quella dell’ex socialista emiliano chiamato Benito Mussolini. Anche Mussolini iniziò a sollevare gli umori popolari proponendo lotte ampiamente condivisibili e iniziando una lenta opera di destabilizzazione della politica che sarebbe poi culminata nel tragico errore del fascismo. Mussolini fu un populista per antonomasia, capace di parlare alla pancia delle persone, proponendosi come colui che avrebbe realizzato un progetto condiviso, e poco importa che quelli che non la pensavano come lui venivano prontamente e fisicamente tolti di mezzo. Grillo, gli va dato atto, non pratica nè propugna la violenza, quindi almeno per il momento questo paragone è ingeneroso. Tuttavia quando il comico genovese afferma: “Il Movimento 5 Stelle è stato accusato di essere ‘Populismo 2.0′. E’ esattamente l’opposto. In Italia i partiti politici hanno occupato ogni spazio nell’industria, nelle banche, nei media, ecc. Non viviamo più in una democrazia, ma in una partitocrazia”, fa riflettere. Non solo perchè elide il nocciolo della questione, ovvero che il suo movimento sta rinunciando a voler risolvere realmente i problemi del Paese, ma anche perchè quando attacca il sistema partitocratico non sembra rendersi conto di aver creato anche lui un partito. Certo, i pasdaran grillini, quelli che passano il tempo a praticare lo squadrismo mediatico nei forum, faranno notare prontamente che il Movimento 5 Stelle rinuncia ai rimborsi elettorali, e questo va sicuramente loro riconosciuto come un fatto positivo. Tuttavia il sottoscritto non si rassegnerà mai a rinunciare di spiegare agli italiani l’importanza del finanziamento pubblico ai partiti, che andrebbe sicuramente rivisto e regolamentato, ma la cui esistenza garantisce il corretto funzionamento della democrazia, e soprattutto la partecipazione, almeno in teoria, delle classi popolari alla politica. Siamo d’accordo, il sistema partitocratico attuale è ormai corrotto, ingiusto, insostenibile; tuttavia abbatterlo significherebbe consegnare la politica nelle mani di coloro che sono abbastanza ricchi per potersela permettere.

Ci arrivarono anche gli antichi greci che i cittadini chiamati a partecipare alle Assemblee dovessero ricevere un “obolo”. Certo, quando questi gettoni di presenza diventano prebende, benefici, auto blu, appalti, la tentazione di imbracciare i forconi in nome della giustizia popolare è forte, ma non per questo ritengo inutile ricordare che tale sistema, al posto di essere abrogato, basterebbe renderlo funzionante con serietà, punendo i colpevoli senza pietà e stabilendo regole precise per impedire ogni malaffare. Pensa Grillo che la mentalità degli italiani, che sono poi quelli che hanno votato questa classe politica negli ultimi vent’anni, possa cambiare una volta che la politica potrà essere praticata solo da quelli abbastanza ricchi per poterla fare non come un lavoro? No, non credo che lo pensi, in fin dei conti. Credo invece che sappia perfettamente che dirlo gli porti voti, molti voti, e quindi lo dice, ed è bravo a dirlo.

La differenza con gli altri politici a ben guardare è proprio questa, Grillo riesce a dire cose che sono condivise da molte persone,cose che molte persone da molto tempo volevano sentirsi dire. Quante volte andando al bar avrete sentito gli avventori maledire il governo, le tasse, l’Europa, gli immigrati, sostenere che dovrebbero andare tutti in miniera, eccetera eccetera. Molti di loro magari non ci andavano nemmeno più a votare, eppure il “demagogo” genovese con i suoi “vaffanculo” e le sue battute salaci è riuscito a far sentire orgogliose queste persone che ora possono dire:” io lo dicevo da tempo…”. Un prodotto di marketing ben riuscito insomma, lanciato con i tempi giusti e nel momento giusto, capace di unire la domanda e l’offerta. Ogni secolo forse, ha i populisti che merita, e costoro servono sempre a uno scopo, oltre ovviamente che ad accrescere il potere di se stessi.In italia, ad esempio, i populisti servono a screditare la politica, e il collasso dei partiti e del sistema politico nazionale potrebbe preparare il campo per qualcuno, o qualcosa. Insomma, la vera domanda che mi viene da pormi quando sento parlare Grillo e vedo che il Movimento 5 Stelle è dato al 20% nei sondaggi è: Qui prodest?

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Nessun commento

  1. Vi Veri Veniversum Vivus Vici

    ma vaffanculo va… trovatela voi allora un’alternativa. io questi i vecchi partiti e i vecchi dirigenti non li voterò mai più… si dimentica sempre cosa c’è dietro grillo: non la casaleggio,non qualche loggia massonica ma LA GENTE è questo a far paura. Detto questo la voracità e il “mafionismo” degli attuali partiti è meglio dei legittimi dubbi verso il mv5s??? non credo.

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