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giovedì , 14 dicembre 2017
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Grillo e la libertà di informazione

«Finalmente una buona notizia. Ogni tanto bisogna guardare il grande cielo azzurro e tirare il fiato. 70 giornali rischiano di chiudere. Finora sono stati finanziati dalle nostre tasse per raccontarci le loro balle virtuali.»

In un momento in cui la disoccupazione è a livelli record, accompagnata da un aumento tangibile del precariato, capita che dal blog di un personaggio che si ritiene la seconda forza elettorale del paese arrivino messaggi di questo tipo.

Questo post, pubblicato nel blog di Beppe Grillo, dimostra quanto il Movimento 5 Stelle sia attaccato al concetto di libertà di informazione. Grillo però festeggia, ritenendo che questi giornali che rischiano di chiudere siano la causa per cui l’Italia sia stata classificata 61esima per libertà di informazione.

Chi però si è almeno fatto un’idea di come funzionino i finanziamenti editoriali, sa benissimo che a rischio di chiudere di certo non sono grosse testate come «Repubblica» ad esempio, che è finanziata dal gruppo «L’Espresso», ma piccoli giornali, molti dei quali indipendenti, per cui lavorano per la maggior parte delle volte giornalisti con contratti a termine, e che spesso, non vengono nemmeno riconosciuti come giornalisti.

Non pensiamo che Grillo possa fare un passo indietro, visto che lui sa perfettamente i fini per cui sta facendo questo tipo di propaganda nei confronti della stampa in generale -qualche settimana fa in un comizio disse «giornalisti merde» – , ma sarebbe opportuno che il Movimento che lo circonda, di cui buona parte ritengo in buona fede, faccia un passo indietro rispetto al suo leader, che sempre più ricorda un altro leader a cui non andava a genio che la gente potesse scrivere ciò che ritenuto più opportuno.

A.Assorgia

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