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sabato , 21 ottobre 2017
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Grillo, lo “scacciaspettri” del capitalismo

Italia 2012, un paese sull’orlo del collasso che assiste alla nuova “rivoluzione” dei 5 Stelle. E se la “rivoluzione” dei grillini serva ad allontanare uno spettro ben più ingombrante e pericoloso?

In Italia di “rivoluzioni” non ne abbiamo mai viste. Di finte rivoluzioni invece ne abbiamo viste eccome, a cominciare da quella fascista, che secondo i nostalgici del Duce, ovviamente, sarebbe stata una vera rivoluzione. In realtà quella fascista non fu tanto una rivoluzione quanto una restaurazione armata del vecchio ordine. In molti infatti hanno visto nel fascismo la risposta della classe borghese e dei poteri forti italiani all’ideologia socialista, che con il biennio rosso aveva dimostrato di aver presa anche nel nostro Paese. Secondo molti all’inizio degli anni Venti del XX secolo in Italia vi erano i prodromi di una vera rivoluzione socialista, una rivoluzione che sarebbe stata soffocata nel sangue dai manganellatori fascisti. Una “finta” rivoluzione da dare in pasto al popolo in modo da disinnescarne il malumore, incanalandolo verso un nuovo ordine in realtà del tutto simile al vecchio.  Così il Duce sostanzialmente non toccò mai la Chiesa, la monarchia, i potentati industriali, che anzi furono sempre i veri capi del fascismo, basti pensare quanto fu accantonato in fretta all’indomani dell’8 settembre da Vittorio Emanuele III, lo stesso che nell’ottobre 1922 si rifiutò di reprimere la “farsa” della marcia su Roma. Se al posto di ventimila camicie nere fossero marciate su Roma ventimila camicie “rosse”, sarebbe andata diversamente? Noi crediamo di sì.

Tutto questo excursus, condivisibile o meno che sia, ci serve per arrivare al nodo focale, ovvero all’analisi dell’Italia contemporanea. Assistiamo a una società in disgregazione, a una crisi economica devastante, a una disoccupazione in doppia cifra e soprattutto all’incapacità della classe politica di saper offrire sponda al malcontento. Anzi, con i continui scandali di malapolitica, si rafforza il fronte del qualunquismo, del populismo, indebolendo così la democrazia. Si sta insomma riproponendo uno scenario nel quale la politica e i politici diventano i veri “colpevoli”, e nel quale la gente inizia ad aver fiducia nell’uomo della provvidenza, addossando proprio alla democrazia le colpe del disagio attuale. Si tratta di uno scenario ideale per l’emergere di nuovi movimenti “pseudo-rivoluzionari” in grado di drenare la rabbia popolare verso un finto “nuovo ordine”. A differenza del secolo scorso però, le ideologie non esistono più, o meglio esistono ancora (chi vi scrive si definisce orgogliosamente un seguace di una ideologia),ma sono minoritarie. Poco importa però il sistema è al collasso e i poteri forti, sempre gli stessi, vogliono evitare il reset. Quale modo migliore per evitarlo di appoggiare (o lasciare che vada avanti da sè) la “rivoluzione” qualunquista grillina? Ogni cittadino che abboccherà al populismo del comico genovese sarà un cittadino tolto a una critica costruttiva della società, sarà del propellente tolto alle ideologie, all’ideologia, il vero nemico mortale del capitalismo.

Grillo infatti a differenza di Lenin, e degli autentici rivoluzionari che abbiamo conosciuto, non mette in discussione l’ordine mondiale, o meglio lo fà, ma senza indicare alternative credibili. L’alternativa che indica è la sua, quella dell’uomo della provvidenza appunto, quello della rivoluzione totale, ma ricordiamo che anche Mussolini voleva svuotare il Parlamento dei traditori e dai corrotti.  Grillo ci vuol far credere che una volta svuotato il Parlamento dei Lusi, degli Scilipoti, dei Gasparri (intento condivisibile e lodevole), basterà far sedere al posto loro dei cittadini comuni, ovviamente del suo partito, per rivoluzionare l’Italia. Non è così, e lui e Casaleggio lo sanno perfettamente. Beninteso, magari Grillo sarà anche sincero e in buonafede, ma appare chiaro che certi poteri forti potrebbero vedere di buon occhio l’avvento dei Cinque Stelle. I Cinque Stelle infatti di lavoro non parlano, di precariato appena appena, e non sembra che il fascismo o la destra per loro rappresentino un problema. Loro non si ritengono nè di destra, nè di sinistra, ma così facendo disconoscono tutto quanto fatto di buono da personaggi come Di Vittorio, Pertini, Berlinguer. Nulla, per loro l’Italia inizia e finisce con Grillo, il guru arrivato dal nulla per offrire anche al cittadino della strada, alla casalinga di Voghera, l’occasione per “togliersi una soddisfazione”.

Per questo abbiamo coniato la definizione di Grillo come “acchiappaspettri”. Dopo che Grillo avrà finito la sua “rivoluzione” magari avremo il wi fi libero in tutta la città e tante tante piste ciclabili, ma avremo lavoro? Avremo soluzioni ai problemi della contemporaneità? Pensiamo di no dal momento che per Grillo si potrebbe tornare alla lira in una sola notte; no Grillo, la politica non è un gioco, e nemmeno le rivoluzioni lo sono. Le rivoluzioni, quelle vere, si chiamano così perchè si prepongono di mettere tutto a soqquadro, di sovvertire l’esistente, e scusaci, ma la tua rivoluzione non credo che sovvertirà un bel nulla. Semmai la crisi del capitalismo mostra che Karl Marx aveva ragione, e milioni di persone in tutto il mondo iniziano a rendersi conto che questo sistema oltre a essere ingiusto non fornisce nemmeno più la felicità. Per questo in un’Europa sull’orlo del collasso, con un capitalismo senescente e forse morente, sono meglio dieci, cento, mille Grillo a una autentica rivoluzione. Di rivoluzioni, quelle vere, nel XX secolo ne abbiamo avuta solamente una nel 1917, e i suoi risultati e le sue conseguenze riecheggiano ancora oggi. Forse nel 2013 avremo una rivoluzione grillina, ma non sarà la prima, già Tomasi di Lampedusa nel suo “Gattopardo” ne aveva parlato..

Cienfuegos

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