Guardare il dito e non la Luna. Critica all'indignazione selettiva del XXI secoloTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Guardare il dito e non la Luna. Critica all’indignazione selettiva del XXI secolo

Da sempre focalizzare l’indignazione popolare su singoli argomenti senza estendere la critica all’intero sistema di fondo è uno dei principali capolavori di coloro che sono interessati a mantenere lo “status quo”. 

Guardare il dito e non la Luna. Si può riassumere così la tendenza generale che ha preso il predominio all’interno della critica al sistema vigente. Si preferisce guardare i dettagli e non il quadro generale, perdendo così di vista il quadro di insieme. E dato che i diti davanti alla Luna sono sempre tanti, le armi di “distrazione di massa” hanno agile gioco nel distrarre una opinione pubblica sempre troppo dipendente. Iniziamo dal primo inganno, che è anche il più potente di tutti:

In molti leggono e sentono notizie in tv che accendono la loro indignazione. Ma le tv e i media sono delle fonti credibili? Da chi sono controllate? Anche qui per rispondere utilizziamo la logica: i media sono controllati da individui o persone che hanno tutto l’interesse a mantenere inalterato lo status quo in quanto proprio grazie a questo sistema economico sono riusciti a ottenere un immane potere e a controllare una macchina importante come quella mediatica. Per quale motivo dovrebbero veicolare notizie o informazioni che non tirano acqua al proprio mulino? Ecco quindi il primo inganno: indignarsi o scandalizzarsi per quello che i media vogliono che ci scandalizziamo. Ci sono temi infatti che suscitano una soglia elevata di indignazione “gratuita” in quanto porta via molto tempo e molte energie ma è per certi versi innocua dato che non mette in discussione il sistema economico e politico vigente. Di esempi ne trovate quanti ne volete, dagli indignati per le sevizie sugli animali fino agli attivisti per la natura e i diritti umani. Non fraintendete, non c’è assolutamente niente di male dietro i propositi che ispirano gli attivisti di questi ambiti, salvo il non farsi una semplice domanda: perchè i media ci danno tutto questo spazio? Stranamente attivisti che mettono in discussione il sistema non accedono nemmeno ai salotti dei media.

A questo punto molti lettori avranno già storto il naso pensando: “ecco i soliti che accusano animalisti e attivisti dei diritti umani perchè sono ottusi e illiberali“, ma questo significa non aver compreso l’intento di questo scritto che non è quello di screditare gli attivisti bensì quello di andare oltre e suggerire che tutte le cose sono collegate. Non ha senso impegnare ogni energia lamentandoci, ad esempio, che famiglie adottano cani il tempo di giocarci (è solo un esempio riteniamo l’abbandono dei cani una vergogna) e poi li abbandonano in estate senza renderci conto che ciò accade in quando il sistema economico e politico che abbiamo induce la gente a pensarla in questo modo. Purtroppo però è pieno di attivisti che si concentrano unicamente sul proprio campo, senza operare cioè quella sintesi che permetterebbe di “collegare le rivendicazioni” e ribattere colpo su colpo al mainstream. Come è possibile invocare maggiore solidarietà e rispetto per gli esseri viventi se da anni viene irraggiata una cultura individualista che utilizza apparenza, soddisfacimento personale e profitto come unico criterio valutativo dell’esistenza? Come è possibile indignarsi per la mancanza di rispetto nei confronti delle minoranze quando ci troviamo in un sistema economico che esclude dal tavolo qualsiasi idea che mette in discussione lo stesso sistema?

Il bello è che le singole lotte vengono accreditate dai media, innescando il perverso meccanismo per cui gli attivisti si sentiranno soddisfatti nel vedere la loro lotta riconosciuta dal mainstream e non crederanno a quanti gli spiegano che dovrebbero mettersi al servizio di una critica più ampia. Ecco spiegato il grande inganno che porta alcuni attivisti a provare quasi più risentimento nei confronti di chi li vorrebbe coinvolgere piuttosto che per coloro che sono responsabili dei valori portati avanti dalla società. Ovviamente detto questo non è solo giusto, ma anche sacrosanto che gli attivisti manifestino e lavorino per le loro rivendicazioni nei loro singoli ambiti, ma è altrettanto lecito sostenere che chi si occupa solo del suo orticello, non ha un reale interesse a voler trovare le cause dei problemi che vuole risolvere.

Gracchus Babeuf

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/sterneck/6247203226/”>Sterneck</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

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