Guerra all'Isis o Risiko?Tribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Guerra all’Isis o Risiko?

La Jihad dell’Isis fa paura, e l’Occidente sembra pronto a una nuova crociata contro il terrorismo. Peccato che negli ultimi anni diversi governi occidentali hanno intrattenuto con disinvoltura rapporti con gli stessi gruppi estremisti in chiave anti-Assad. Alla luce di questo che credibilità possono avere i bombardamenti contro le postazioni dell’Isis? O piuttosto è la scusa perfetta per la destabilizzazione totale del Medio Oriente ?

Osservando i jihadisti dell’Isis che detonano chiese del VII secolo, lapidano civili e tagliano la testa a presunti infedeli non si può che provare un forte senso di rabbia e indignazione. Un intervento militare contro di loro è quindi da un punto di vista formale del tutto comprensibile, ma non è possibile affrontare il problema dello Stato Islamico senza prima prendere in considerazione la sua formazione, il contesto entro cui è nato e le conseguenze che potrebbe apportare questa guerra dal punto di vista geopolitico.

L’inconsistenza della posizione occidentale sulla Siria

Veniamo al dunque. Gli Stati Uniti e l’Occidente si sono schierati sin dal 2011 al fianco delle cosiddette “Primavere Arabe” che sono state presentate come delle rivoluzioni romantiche di popoli oppressi contro turpi dittatori corrotti e sanguinari. Una delle solite fiabe che i nostri media sono così abili a raccontare, vedi la famosa fialetta di armi di distruzioni di massa sbandierata da Colin Powell ai tempi della Seconda Guerra del Golfo. Guardacaso però, stranamente, queste “Primavere” con la significativa eccezione dell’Egitto, hanno investito paesi storicamente sgraditi per molti motivi all’Occidente, vedi la Libia di Muammar Gheddafi e la Siria di Bashar al-Assad.  In Libia l’operazione è perfettamente riuscita con Muammar Gheddafi che è stato assassinato a Sirte, e il risultato è stata la totale destabilizzazione e disintegrazione della Libia come Stato, trasformatosi in una sorta di Somalia 2.0 dove il potere è conteso a livello tribale con i gruppi jihadisti forti delle armi e degli appoggi ricevuti nel corso della guerra civile contro il “malvagio” Colonnello. In Siria ovviamente il film è stato esattamente lo stesso con una rivolta contro Assad che è stata raccontata in modo romantico dai media che, per anni, hanno taciuto sulla composizione reale dell’opposizione armata al governo siriano raccontando di una “resistenza democratica” che se è esistita è stata soffocata dopo pochi mesi dal jihadismo più intransigente. Ben prima che l’Occidente scoprisse l’esistenza dello Stato Islamico in Siria venivano commesse atrocità immonde contro le minoranze cristiane e la popolazione civile, al punto che anche il “Free Syrian Army” si è macchiato di crimini gravissimi, vedi il video shock diffuso qualche tempo fa, quando l’Isis ancora non esisteva: LEGGI QUI. Come un disco rotto gli Stati Uniti continuano a sostenere di voler finanziare la cosiddetta opposizione democratica ad Assad, anche quando per bocca di diversi testimoni è emerso che questi gruppi  sono completamente subordinati ai gruppi jihadisti, al punto che con loro hanno anche effettuato scambi di prigionieri e stretto alleanze contro Damasco. La posizione ufficiale della Casa Bianca è inoltre che lo Stato Islamico sarebbe stato un risultato della mancata uscita di scena di Assad che avrebbe radicalizzato l’opposizione, anche questa una colossale mistificazione dal momento che l’esercito siriano è stato da un punto di vista oggettivo l’unica realtà organizzata a combattere sul campo contro i jihadisti per oltre tre anni, quando in Europa e Stati Uniti si puntavano il dito solo contro presunti massacri operati dalle truppe di Assad. Inoltre Damasco è una alleata di Mosca nel Mediterraneo e rappresenta l’unico sbocco della Russia in Medio Oriente, ben si capisce quindi come mai l’Occidente sia stato così attivo nello schierarsi contro di lui e anche oggi che il mondo ha conosciuto il vero volto dello Stato Islamico continuano a ritenere il governo siriano un nemico. Alla luce di questo e del fatto che la Casa Bianca non poteva non sapere che Turchia, Qatar, Arabia Saudita etc finanziavano i jihadisti in Siria, come è possibile prendere seriamente la crociata di Obama contro lo Stato Islamico?

Isis: Una realtà nota da tempo

Che in Siria arrivassero guerriglieri europei e da tutto il mondo per fare la Jihad era cosa risaputa sin dal 2012, così come che Arabia Saudita e soci li finanziassero, eppure solo quando lo Stato Islamico ha tagliato la testa del  primo reporter americano i media si sono accorti della sua efferatezza. Da allora quotidianamente sono arrivate le notizie delle popolazioni in fuga, delle esecuzioni di massa, degli stupri e dei crimini di guerra commessi dai jihadisti, fatti che accadevano quotidianamente anche prima ma che venivano volutamente ignorati e minimizzati. La notizia che la Turchia offrisse un retroterra favorevole ai jihadisti era nota sin dal 2012/2013 (LEGGI QUI), ma nessuno ha mai preso seriamente queste notizie, nemmeno quando Ankara ha annunciato di non voler partecipare alla coalizione contro l’Isis. Inoltre come non analizzare le parole del premier iraniano Rohani che ha accusato direttamente i servizi occidentali di aver giocato col fuoco e di aver creato l’Isis per poi farselo sfuggire di mano. Ben si comprendono i timori della Russia e della Siria riguardo a queste missioni contro l’Isis dal momento che sembra un perfetto pretesto per puntare il coltello alla gola del governo siriano che, a dispetto di migliaia di morti, è riuscito a conservare la sua sovranità su due terzi del Paese.

L’inutilità dei bombardamenti

Colpire dall’alto un territorio enorme e largamente desertico dove scorrazzano almeno 30.000 jihadisti armati rappresenta un modo del tutto fallimentare di debellare il fenomeno del terrorismo organizzato ancor più che senza truppe sul posto che si coordinino via terra sembra quasi che questi bombardamenti abbiano solo una funzione pubblicitaria. Sulla carta Obama si appoggia ai curdi peshmerga, ma ad esempio continuando a considerare i curdi del Pkk  e i miliziani di Hezbollah come terroristi significa non operare alcuna distinzione tra persone che uccidono senza pietà donne e bambini come infedeli e chi li sta combattendo, piaccia o no, sul campo. Addirittura delirante la soluzione americana di finanziare cinquemila combattenti in Arabia Saudita da utilizzare contro i jihadisti dal momento che proprio l’Arabia Saudita ha puntato forte sulla rivoluzione siriana sin dal 2011. Il rischio è quindi quello che Usa e Occidente stiano puntando sulla “crociata al terrore” per compattarsi in un momento di crisi economica devastante e per mettere le mani sul Medio Oriente. Del resto non è la prima volta che viene utilizzata la tattica del tutti contro tutti, vedi la guerra negli anni Ottanta tra Iraq e Iran nella quale la Casa Bianca finanziò entrambe le parti in campo. Infine non è casuale che i bombardamenti in Siria siano cominciati proprio nel momento più favorevole alle forze armate siriane che hanno messo in sicurezza gran parte di città come Homs e parzialmente Aleppo che invece nei mesi precedenti erano occupati da migliaia di jihadisti. Alla luce di tutto ciò ci sembra che la crociata contro l’Isis abbia ben altre finalità della distruzione del “terrorismo”. Sarebbe interessante sentire alla prossima riunione delle Nazioni Unite qualche capo di Stato chiedere a Obama e Kerry come mai considerano il governo di Assad uno “Stato canaglia” e di macellai mentre invece la Turchia di Erdogan autoritaria ed espansionista un paese “amico”. La risposta sarebbe quantomeno interessante..

Gb

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