Guerre e affari d'oro in Africa, è tornato il colonialismo? | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Guerre e affari d’oro in Africa, è tornato il colonialismo?

Sarà sicuramente un anno difficile per l’Africa quello appena cominciato. Molte situazioni critiche sono giunte al limite della sostenibilità e sono sempre più vicine al collasso. Il rischio è che il 2013 per il continente africano si trasformi in unbagno di sangue come mai accaduto nella storia.

Tratto da Oltremedianews

africa

I motivi sono molteplici. A cominciare dall’instabilità che da molti mesi ormai caratterizza l’area del Maghreb, passando per la carestia che attanaglia il Corno d’Africa, per finire con le guerriglie sparse per tutto il continente, non ultima quella che in Mali ha costretto le truppe francesi ad intervenire. E proprio l’intervento della Francia denota un altro aspetto destinato a segnare i prossimi anni: spesso si parla di Africa come di un continente abbandonato, in realtà, vuoi per la sua posizione strategica, vuoi per le risorse minerarie ed energetiche presenti in molti paesi africani vuoi per i legami coloniali mai decaduti, l’interesse delle superpotenze mondiali per il Continente Nero non è mai stato così forte, purtroppo.

L’Egitto in questo contesto rappresenta sicuramente il paese dove i contrasti tra religioni, la crisi economica ed il percorso ad ostacoli verso la realizzazione di una democrazia compiuta, possono trasformarsi in una miscela esplosiva pronta ad esplodere in una cruenta guerra civile che riguarderebbe quasi 90milioni di persone. Qui l’occidente ha rivestito per tutta l’era Mubarak un ruolo da primattore nel sostenere quello che veniva considerato un “presidente amico”, salvo poi ritirarne l’appoggio nel momento di maggiore debolezza; il perché di questa politica ed il vero ruolo di USA ed Europa nelle primavere arabe forse lo scopriremo con gli anni, fatto sta che l’esigenza dell’occidente in un momento di crisi è quella di creare nuovi mercati nei paesi in via di sviluppo e l’Egitto è oggi uno di questi. Il resto è storia dei nostri giorni, ma va sottolineato che ancora oggi il paese delle piramidi dipende dall’elargizione di prestiti da parte della Banca Mondiale e dell’UE per affrontare le crisi che lo attanaglia.

Volendo rimanere sempre nell’area un altro problema si mostra all’orizzonte dei paesi che si dislocano lungo il bacino del Nilo, principalmente Egitto e Sudan. La questione riguarda lo sfruttamento delle acque del più grande fiume del mondo; l’utilizzo è attualmente regolato da un trattato che risale al 1959 e che assegna al Cairo il 70% dello sfruttamento delle acque del bacino idrico, e la restante parte ai paesi confinanti. Per lunghi anni poi la questione è stata abbandonata da Mubarak, ma ultimamente, con la siccità che attanaglia il Corno d’Africa e la crescita demografica dei paesi limitrofi, quello dell’acqua è diventato sempre più un problema rischiando di trasformarsi nell’oggetto del contendere di guerre fra popolazioni assetate.

Di lì scendendo sino al Sudan, alla Somalia, all’Etiopia e l’Eritrea. Questi paesi non sono mai stati in pace tra loro; tra conflitti etnici, carestie e penetrazione dei fondamentalisti islamici, per tutti gli anni duemila si è consumata una vera strage di civili e bambini innocenti uccisi dalle guerre e dalla fame e dal genocidio in Darfur. Anche qui il ruolo dell’occidente non è di secondo piano. Secondo un’inchiesta del Sole24Ore risalente a qualche anno fa, Spagna, Turchia, Russia, ma soprattutto Italia hanno venduto armi al regime sudanese, quello responsabile della crisi in Sudan per intenderci, per milioni di dollari, attraverso vie traverse con la complicità della Cina.

Proseguendo con l’analisi delle situazioni critiche pronte ad esplodere non può essere dimenticata la guerra civile silenziosa che sta sconvolgendo Congo e Nigeria. In Congo è da mesi in atto una sanguinosa battaglia fra le truppe governative delle Fardc e i ribelli del M23. Qui sembra che anche gli africani abbiano imparato dai peggiori vizi degli europei l’ingerenza di nazioni straniere negli affari interni di un paese. Un rapporto delle Nazioni Unite evidenzia infatti come Ruanda e Uganda stiano appoggiando in diversi modi le milizie non governative. Attualmente i ribelli sono stati respinti da una vasta controffensiva delle truppe regolari, ma la situazione potrebbe tramutarsi in una guerra continentale che potrebbe coinvolgere le più grandi nazioni dell’Africa nera. Se in Congo la guerra civile è ormai conclamata, in Nigeria gli scontri fra islamisti e cristiani sono all’ordine del giorno, con questi ultimi destinati a fare spesso carne da macello. Nel paese più popoloso d’Africa, a sconvolgere le vite dei civili sono i continui attentati dei gruppi terroristici legati al fondamentalismo islamico oltre che le enormi disuguaglianze che caratterizzano la società di una nazione che, ricordiamo, è tra le più ricche al mondo quanto a risorse naturali, ma che si attesta ai primi posti mondiali quanto a corruzione della sua classe dirigente.

Dalla Nigeria passando per le contraddizioni dell’altro gigante africano, il Sudafrica. Qui la situazione politica è apparentemente più stabile, il percorso che ha condotto il paese fuori dal regime dell’Apartheid è ancora in atto, ma rimangono le profonde disuguaglianze. Contraddizioni pronte ad esplodere da un momento all’altro come accade spesso con le rivolte dei minatori; senza contare il fatto che la ricchezza dell’economia sudafricana attrae masse di profughiaffamati ed assetati in cerca di una casa: basti pensare che alle frontiere del Sudafrica sembra siano ammassati più di un milione di persone pronte ad “invadere” il paese. Anche per il Sudafrica le relazioni con l’occidente non sono mai essere decadute, ma negli ultimi anni si è sviluppata una più intensa forma di collaborazione con i paesi del BRICS, che vede i nuovo giganti emergenti dell’economia mondiale attualmente alleati contro gli interessi conservatori delle nazioni già indutrializzate.

Dove invece l’influenza europea continua ad essere molto forte è nelle ex colonie francesi, come attestato dall’intervento inMali dell’esercito di Hollande. Qui la campagna d’Africa fortemente voluta dal premier francese, è entrata ufficialmente nel vivo con l’esercito di Parigi impegnato a supportare il governo legittimo di Bamako (capitale del Mali) di fronte all’’avanzata delle truppe ribelli. Milizie, queste, infarcite di fanatici qaedisti, che hanno negli ultimi mesi accresciuto la propria potenza di fuoco grazie al patto d’acciaio stretto con i Tuareg. Se in questo caso l’intervento francese arriva però con il beneplacito dell’ONU, diversa è stata la situazione che ha visto la Francia protagonista in negativo nella Costa d’Avorio, dove solo un anno fa Sarkozy aveva appoggiato il golpe di Ouattara.

In generale sembra che non sia solo la Francia a volersi spingere in avventure colonialiste. Ci sono anche Cina, Usa e altre nazioni europee che sono pronte ad intervenire nei diversi contesti che presentano criticità, e ciò non sempre a scopi umanitari. E’ quanto emerge dagli innumerevoli rapporti delle organizzazioni non governative che parlano di nuova campagna d’Africa in pieno stile colonialista, ma soprattutto di una nuova Guerra Fredda che vede impegnate Usa e Cina. In questo senso il 2013 rischia di tramutarsi nell’anno di una nuova spartizione dell’Africa, condotta a suon di colpi di stato, di ingerenze negli affari interni dei paesi africani, ma soprattutto caratterizzata dall’espansione di multinazionali pronte ad accaparrarsi quei preziosi giacimenti minerari che segnano da sempre le fortune di pochi e corrispondentemente la fame e il sangue di molti.

 Michele Trotta

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top