Guinea. L'Arcobaleno che porterà la speranza?Tribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Guinea. L’Arcobaleno che porterà la speranza?

Può un arcobaleno portare realmente la speranza ? Certamente in Guinea durante le stagioni delle piogge di arcobaleni se ne vedono praticamente tutti i giorni e segnano la fine della lunga giornata piovosa che inesorabilmente si è abbattuta sul paese. Ma c’è un arcobaleno che da alcuni anni è una presenza continua, non è visibile ma che sembra stia portando una nuova speranza, per ora una piccola speranza, debole e ancora non tangibile nelle grandi cose di una nazione.

Ma è nelle piccole cose che sta un pò alla volta cambiando la storia. Stiamo parlando dell’arcobaleno simbolo del partito di Alpha Condé il presidente uscente della Guinea. Questo simbolo è stato scelto nel 2010 alle soglie delle prime elezioni democratiche del paese dopo la fuga di uno degli ultimi dittatori che si sono affacciati sulla storia di questo paese: Dadis Camara. Ogni singolo colore rappresenta una delle etnie del variopinto mondo delle etnie che colorano il paese, etnie che per diversi motivi non sono mai andate d’accordo ma che le varie dittature con il pugno di ferro hanno sempre fatto coesistere.

Con l’avvento della democrazia, ognuna di essa ha creduto di poter prendere il potere a discapito delle altre e le manifestazioni sanguinose e violente si sono manifestate per diversi anni dopo le prime elezioni presidenziali. Il partito al governo che rappresenta il colore giallo dell’etnia malinkè è riuscito a inglobare al suo interno diversi membri delle altre etnie e uniti hanno dovuto affrontare, non solo l’arretratezza di un paese che fino a ieri era restato precluso al resto del mondo per quasi cinquant’anni, ma hanno dovuto anche affrontare l’epidemia dell’Ebola, sopraggiunta in tutta la sua potenza nel 2013, mietendo migliaia di vite umane.

Questo governo, con l’aiuto delle ong internazionali è riuscito per ora a sconfiggerla e a ricostruire un paese in ginocchio. In moltre città è arrivata l’elettricità, un miraggio fino a pochi anni fa e per ora ancora limitata a pochi quartieri e a poche ore. Alcune infrastrutture stanno incminciando a sorgere, come una primavera del cemento, in un mondo fatto di casette dai tetti in lamiera o fatti con le le foglie delle palme. Ma quello che risalta ncora di più all’occhio sono state le violenze contenute durante le elezioni politiche. Durante questo periodo, nei paesi che si apprestano alle votazione, ogni volta sembra che si abbatta una maledizione e le temperature  umorali raggiungono dei livelli inimmaginabili. Basti pensare che solo in questi ultimi mesi, insieme alla Guinea dovevano andare alle elezioni il Burkina Faso, ora alle prese con un tentativo di colpo di Stato fallito. Oppure la Costa d’Avorio che si appresta il prossimo week and ad andare a votare e nel frattempo le sue strade sono tinte di rosso dei morti degli oppositori o la Repubblica Centrafricana alle prese con l’ennesimo rinvio a causa di una continua guerra civile ecc.

La Guinea era il paese che tutti gli osservatori Onu scommettevano come il prossimo fiume di sangue. Ma l’arcobaleno per ora ha avuto le sue ragioni e si contano solo 3 morti e 80 feriti nelle settimane scorse. Queste manifestazioni sono state causate dall’opposizione che per paura e per poca visione sul futuro ha pensato bene al vecchio motto di Giulio Cesare :’Divide et Impera’.  Forse c’è una parte dell’Africa che è stanca di queste continue rimarcazioni della diversità o forse l’esempio di un buona governance ha trasmesso un pensiero diverso. Questo non ha impedito all’opposizione di portare diverse centinaia di persone a manifestare, ma l’ombra della violenza per una volta sembra essersi dimenticata di mietere le sue vittime.

A pochi giorni dalle elezioni le tensioni sembravano aumentare, ma domenica 11 ottobre le votazioni si sono svolte nella pace più assoluta. Le persone uscivano di casa solo per votare e con orgoglio mostravano le loro dita inchiostrate, metodo molto in voga in Africa per non permettere alle persone di votare più volte a causa della facilità di riprodurre le tessere elettorali, e tornavano a casa, un pò per paura di nuove violenze e un pò per rispettare la richiesta dei vari candidati che non volevano aumentare le tensioni in un giorno così delicato. Per tutta la settimana il mondo si è fermato. Le strade erano vuote come le città fantasma di un film western. La vita si è come congelata, i negozi sono rimasti per lo più chiusi, i bar semivuoti e le persone sono rimaste incollate alle loro immancabili radioline ad ascoltare il lungo ed estenuante spoglio dei voti.

Sabato 17 alle 21 finalmente le radio hanno annunciato la fine di questo congelamento. I risultati erano arrivati. Un boato a percorso al maggior parte delle città. Le strade sono ritornate ad vivere e le persone si sono riversate felici e contente o per lo meno i vincitori. Lunghi caroselli che ricordavano le vittorie dei mondiali in Italia, si sono susseguiti in quasi tutte le città. Un grande carnevale di colori, quei colori che l’arcobaleno rappresenta e uno su tutti prevaleva sugli altri, ma non a significare la vittoria di un’etnia sull’ altra, ma la vittoria di un partito il cui colore si trovava sulle t-shirt o sui cappellini di persone appartenenti a molte etnie : il colore giallo di Alpha Condé, il presidente uscente che con un irraggiungibile 68% ha vinto le elezioni. Una percentuale altissima se si calcola che arriva da un 90%  delle persone che sono andate a votare. Numeri che fanno girare la testa alle democrazie occidentali dove ormai il partito vincente è quello degli astenuti. Percentuali che fanno comprendere meglio di qualiasi racconto, quanto queste persone credano veramente nella potenza del voto e nella democrazia a cui per decenni erano stati tenuti lontano.

L’uffcialità è stata data dal CENI la commissione nazionale, ma si aspetta ancora l’ufficialità della Corte Costituzionale che sancirà una volta per tutte l’effettiva validità delle elezione, validità che per ora viene applaudita da tutte le nazioni africane come simbolo di libertà e di unione e applaudita dagli osservatori della Comunità Europea che a parte piccolo problem di organizzazione, non ha rilevato dei brogli e che ha dichiarato che queste elezioni siano un simbolo e un monitor agli altri paesi.

L’opposizione dopo aver masticato amaro non ha ancora compreso come sia stata possibile una sconfitta così cocente. Il doppio turno delle loro elezioni è previsto solo se si raggiungesse il quorum del 51% ma non è stato possibile, la vittoria è stata troppo schiacciante. Nel 2010 i due grandi contendenti : Alpha Condé e Dialla si erano fermati al secondo turno sul 53% e sul 47%.

Per ora una parte dell’opposizione ha deciso di collaborare al nuovo governo e sottostare alla decisione popolare, ma una piccola parte facente capo a Diallo e Sydia Touré ha deciso di denunciare la farsa alla Corte Costituzionale che avrà 8 giorni per dare il proprio giudizio.

Quello che ora appare però chiaro, ma non all’opposizione, è che le persone hanno deciso di scendere in piazza a festeggiare e non a manifestare come richiesto da una parte dell’opposizione. Per ora infatti non si registrano manifestazioni e violenze, sembra tutto filare liscio, ma è ancora troppo presto per dirlo, anche se l’arcobaleno sembra abbia portato una nuova ventata di fiducia e di pace in un paese chiuso per troppo tempo nella tenebra. Se questo arcobaleno riuscirà veramente in questa impresa democratica e di pace, i confini del paese si apriranno a nuove oppurtinità. I finanziatori stranieri potranno investire in un paese che è considerato il granaio dell’Africa occidentale e nel suo sottosuolo possiede numerose materie prime. La speranza è che il processo democratico abbia finalmente messo radici in questo paese ,  ora non resta che sperare che le privatizzazioni e le multinazionali non rispediscano questo paese in mezzo alle tenebre della povertà.

Marco Napoli

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