Honduras. Proteste per quattro studenti uccisiTribuno del Popolo
martedì , 12 dicembre 2017
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Honduras. Proteste di piazza per quattro studenti uccisi

Ben quattro studenti che organizzavano manifestazioni contro il ministero dell’Educazione dell’Honduras sono stati ritrovati morti nella capitale Tegucicalpa. L’opposizione parla apertamente di assassinio dei quattro ragazzi che avrebbero fomentato proteste contro le riforme volute dal ministero spesso e volentieri represse dalla polizia con brutalità. Ma dopo la morte dei quattro ragazzi il movimento di protesta sembra diventare più forte. 

In Honduras si può ancora morire a causa delle proprie idee e del proprio attivismo. Lo sanno bene i compagni e gli amici dei quattro ragazzi trovati morti a Tegucicalpa, in Honduras, tutti ragazzi che si erano contraddistinti per aver organizzato manifestazioni di protesta contro le riforme dell’educazione fortemente volute dal ministero del governo honduregno. Uno dei leader studenteschi trovati morti aveva solo 13 anni, e secondo quanto riportato dall’emittente teleSUR il suo cadavere sarebbe stato ritrovato in una sacca di plastica e avrebbe recato su di sè i segni della tortura subita. Nei giorni scorsi il partito di opposizione, il il Libre Party, aveva organizzato una manifestazione contro le morti dei ragazzi, viste come dei veri e propri assassinii a sangue freddo. Il ministro dell’Educazione honduregno è Marlon Escoto e ha fatto discutere la sua recente decisione di aggiungere cinque minuti di orario scolastico per ogni classe, il che tradotto significa che gli studenti dovrebbero lasciare le loro scuole alle sette del pomeriggio, ovvero un orario molto pericoloso per i bambini, costretti così a rischiare la propria sicurezza in uno dei paesi più pericolosi dell’America Latina e quindi del mondo. Ufficialmente Escoto avrebbe preso questa decisione per migliorare la qualità dell’educazione nel Paese ma gli studenti hanno aspramente criticato questa scelta segnalando che mentre Escoto pensa ad aumentare l’orario nelle classi vi è tuttora una carenza di materiale scolastico e persino di sedie per tutti gli studenti. Da diverso tempo infatti gli studenti si sono coordinati assieme ai genitori e ai professori per chiedere cambiamenti sostanziali nel sistema educativo, e ogni volta i sit-in e le manifestazioni di protesta organizzate sono spesso state represse duramente dalla polizia. Ma come spesso accade la morte dei quattro ragazzi al posto che mettere la museruola alle proteste sociali ha finito per aumentare il fermento generale all’interno di un paese, l’Honduras, che nel silenzio della comunità internazionale qualche anno fa ha subito un vero e proprio golpe ai danni del presidente legittimo Manuel Zelaya. “Noi siamo qui in solidarietà con le famiglie delle vittime che hanno perso le loro vite nella lotta degli studenti e vogliamo denunciare questo Stato ridicolo che abbiamo in Honduras“, ha detto proprio Zelaya, oggi coordinatore del Libre Party, ai microfoni di teleSUR, “Loro sono responsabili per l’esistenza di squadroni della morte perchè li proteggono con il loro silenzio e sapendo che esistono“, ha aggiunto. Le opposizioni hanno comunque indetto un corteo per protestare con il governo riguardo la morte dei ragazzi e i manifestanti hanno marciato fino alla casa presidenziale chiedendo le dimissioni del presidente Juan Hernandez e del ministro dell’Educazione Escoto. Alla protesta degli studenti delle scuole inferiori inoltre si starebbe sommando anche quella degli studenti universitari e di altre organizzazioni nazionali.  La crisi in Honduras è cominciata il 28 giugno del 2009 in concomitanza con il referendum consultivo indetto per l’elezione di una assemblea costituente. Quel giorno il legittimo presidente di sinistra Manuel Zelaya venne arrestato e in Honduras si consumò un vero e proprio Golpe militare ordinato dalla Corte Suprema. Ufficialmente il Golpe sarebbe stato evocato per difendere la Costituzione, ma in realtà l’intenzione era quella di rimuovere un presidente sgradito che avrebbe stretto alleanze con Venezuela, Cuba e la sinistra dell’America Latina. Nel novembre del 2009 si sono poi tenute delle elezioni farsa sotto la supervisione dei militari che hanno visto una astensione superiore al 70% e la vittoria dell’esponente conservatore Porfirio Lobo Sosa, subentrato nel gennaio 2010 al golpista Micheletti. Il governo di Lobo non è mai stato riconosciuto dall’Alleanza Bolivariana per le Americhe, ma nemmeno dall’Unasur e da altri paesi, mentre ovviamente il nuovo governo è stato subito riconosciuto dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti che hanno persino deciso di rimuovere l’embargo.

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