I 40 anni dell’indipendenza del MozambicoTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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I 40 anni dell’indipendenza del Mozambico

Il popolo mozambicano festeggia quest’anno i 40 anni dell’indipendenza. Il 25 giugno 1975, l’allora presidente del Frelimo, Samora Machel, proclamava la Repubblica Popolare del Mozambico, dopo la vittoria della lunga resistenza al colonialismo portoghese.

I 25 milioni di mozambicani festeggiano 40 anni di indipendenza del loro paese. Festeggiano la libertà, orgogliosi del loro sviluppo, fiduciosi in un presente pacifico e ancora migliore, speranzosi in un futuro di progresso per tutti.

L’indipendenza del Mozambico è stata conquistata dopo una prolungata resistenza popolare contro la dominazione e lo sfruttamento dei monopoli. Questa resistenza è culminata nella vittoriosa lotta armata di liberazione nazionale diretta dal Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo), tra il 1964 e il 1974, contro il colonialismo portoghese.

Le idee di indipendenza cominciarono a germinare anni prima, a partire dalla fine della II Guerra Mondiale, tra universitari delle colonie africane che studiavano in Portogallo. Giovani come Amilcar Cabral, arrivato nella Metropoli da Capo Verde, Agostinho Neto e Mario de Andrade, dall’Angola, Marcelino dos Santos, dal Mozambico, Vasco Cabral, dalla Guinea, Francisco José Tenreiro, da S. Tomé e Principe, e altri. Alla Casa do Estudantes do Império, a Lisbona e Coimbra, crearono luoghi di dibattito con scambi di libri, riviste e idee, come il Centro de Estudos Africanos e il Club Maritimo Africano, nella capitale portoghese.

Alcuni di quei giovani partecipano in quegli anni, ancora in Portogallo, alla lotta contro la dittatura salazarista, a fianco dei democratici portoghesi, in azioni organizzate dal Movimento di Unità Democratica (MUD) e dal MUD giovanile, o dal Partito Comunista Portoghese, nella clandestinità.

Influenzati dai cambiamenti vertiginosi del loro tempo, – la sconfitta del nazi-fascismo e l’enorme prestigio dell’Unione Sovietica e l’avanzata del campo socialista, le indipendenze di Cina e India, le aspirazioni indipendentiste nei paesi dell’Asia e dell’Africa, l’emergere del Terzo Mondo -, nel decennio 50 questi giovani cominciano a ritornare nelle loro terre o ad andare in esilio in Europa o in paesi africani come il Marocco e, nella misura in cui conquistano l’indipendenza, il Ghana di Kwame Nkrumah, la Guinea-Conakry di Sékou Turé, l’Algeria di Ben Bella…

E’ in questo contesto che nazionalisti come Marcelino dos Santos, lanciano, nel 1957, il Movimento Anti-Colonialista (MAC), sostituito dal Fronte Rivoluzionario Africano per L’indipendenza Nazionale (FRAIN) e, nel 1961, a Casablanca, dalla Conferenza delle Organizzazioni Nazionaliste delle Colonie Portoghesi (CONCP). I patrioti africani presto compresero che, contro il nemico comune – il colonialismo portoghese – occorreva allargare e coordinare la lotta su vari fronti. Questa alleanza strategica tra PAIGC, MPLA e Frelimo fu mantenuta fino all’indipendenza, nel 1975.

Il 25 giugno 1962, a Dar-es-Salam, come risultato dell’unione di tre gruppi nazionalisti, nasce il Frelimo, presieduto da Eduardo Mondlane, con la partecipazione, tra molti altri patrioti mozambicani, di Marcelino dos Santos.

Di fronte alla cieca ostinazione del fascismo portoghese – Salazar si rifiuta di negoziare con i patrioti africani, che definisce “terroristi” –, la lotta indipendentista si intensifica a partire dagli anni sessanta. Il 4 febbraio 1961 comincia l’insurrezione in Angola, sotto la direzione del MPLA. Nel dicembre di quell’anno, Salazar subisce una sconfitta con la liberazione, da parte dell’India, di Goa, Daman e Diu. Nel gennaio del 1963, il PAIGC inizia la lotta armata in Guinea. Il 25 settembre 1964 il Frelimo scatena la guerra di liberazione in Mozambico.

I principali alleati dei movimenti di liberazione nazionale erano l’URSS, la Cina e altri stati socialisti, i paesi africani progressisti – nel caso del Frelimo, in primo luogo Tanzania e Zambia, vicini, ma anche Algeria, Ghana, Guinea Conakry –, nazioni del Terzo Mondo e il movimento comunista e operaio internazionale. In vari paesi d’Europa furono creati comitati di appoggio alla lotta dei patrioti africani e molti amici europei diedero un contributo – giornalisti, fotografi, cineasti, scrittori, universitari, politici –, denunciando i crimini del colonialismo, mobilitando l’opinione pubblica, organizzando conferenze di solidarietà. Nel 1970, una vittoria diplomatica importante del Frelimo, del MPLA e del PAIGC fu il gesto di papa Paolo VI che ricevette in Vaticano, Dos Santos, Neto e Cabral.

Sul piano politico e militare, la lotta armata di liberazione nazionale progredisce rapidamente, e il Frelimo ottiene vittorie significative e avanza da nord a sud. Nonostante i crimini commessi dai colonialisti – l’assassinio di Eduardo Mondlane, nel 1969, i bombardamenti delle popolazioni con il napalm, i massacri (come quello di Wiriyamu, a Tete, alla fine del 1972, denunciato da missionari cattolici nella stampa internazionale) –; nonostante le gigantesche operazioni militari (come la “No Gordio”, nel 1970, guidata dal generale Kaulza de Arriaga); nonostante la repressione da parte della PIDE/DGS (le prigioni e le torture dei patrioti, l’espulsione di preti progressisti, la persecuzione di scrittori, artisti e studenti), l’esercito coloniale portoghese fu sconfitto.

Quale risultato della convergenza delle lotte del popolo portoghese contro il fascismo, che a partire dall’inizio della guerra coloniale aveva aperto un nuovo fronte di lotta, con le lotte dei popoli mozambicano, angolano, guineano, capoverdiano e santomense contro il colonialismo, scoppiò, il 25 aprile 1974, la sollevazione militare del Movimento delle Forze Armate (MFA) immediatamente seguita dalla sollevazione popolare con lo sviluppo di un forte flusso rivoluzionario che avrebbe condotto al rovesciamento del regime fascista e all’instaurazione della libertà e della democrazia. E, nonostante l’opposizione di settori legati al colonialismo, presto il Portogallo di Aprile avrebbe riconosciuto il diritto all’indipendenza dei popoli delle colonie africane, compresa la Guinea-Bissau, che già aveva dichiarato, de facto, la sua indipendenza nel settembre 1973.

Dopo la firma, a Lusaka, il 7 settembre 1974, dell’accordo tra il Frelimo e le autorità portoghesi, e della creazione di un governo provvisorio, durato 10 mesi, l’indipendenza fu proclamata, in Mozambico, il 25 giugno 1975.

Abbiamo nemici e amici comuni”

Alvaro Cunhal riteneva che “l’amicizia, la fratellanza, la solidarietà e la cooperazione combattiva con i movimenti di liberazione nazionale delle antiche colonie portoghesi si iscrivevano come principi basilari nella storia del Partito Comunista Portoghese e dello stesso popolo portoghese”.

Nel 1989, in un’intervista al giornale capoverdiano Tribuna, l’allora Segretario generale del PCP affermava che “l’intima combinazione della lotta contro il colonialismo e contro il fascismo ha reso possibile la confluenza di storiche vittorie comuni a coronamento dell’eroica lotta dei nostri popoli: la liberazione del popolo portoghese dalla dittatura fascista e la conquista dell’indipendenza da parte dei popoli allora sottomessi al giogo coloniale portoghese”.

Le relazioni di amicizia e cooperazione del PCP con il Frelimo, come pure con il PAIGC e il MPLA sono state costanti e fraterne fin dalla creazione di questi movimenti di liberazione. In queste relazioni “erano compresi i numerosi incontri, l’aiuto reciproco e una profonda fiducia reciproca tra i dirigenti del PCP e Amilcar Cabral, Agostinho Neto, Samora Machel e altri dirigenti dei movimenti di liberazione”.

Il dirigente comunista comprendeva che i nemici del popolo portoghese erano gli stessi nemici dei popoli delle colonie. “Abbiamo nemici comuni e amici comuni. Noi, comunisti portoghesi, abbiamo promosso tra il popolo portoghese l’amicizia e la solidarietà con i popoli sottomessi al colonialismo portoghese, abbiamo appoggiato apertamente e attivamente la loro lotta armata, abbiamo lottato per il riconoscimento del loro diritto alla completa e immediata indipendenza, abbiamo lottato attivamente contro le guerre coloniali condotte dalla dittatura fascista”.

Costruendo lo Stato, consolidando la nazione

Nei paesi africani dove il portoghese è stato adottato come lingua ufficiale, questi quattro decenni di libertà (1975-2015) rappresentano una indubbia avanzata storica.

In Mozambico, dopo l’indipendenza, il governo del Frelimo, diretto dal presidente Samora Machel, poneva le basi dell’organizzazione del nuovo Stato e della gestione dell’economia nazionale, nello stesso momento in cui rafforzava l’unità della giovane nazione, “da Rovuma a Maputo”.

Il paese, terminato un decennio di guerra, cercava di liberarsi dalle strutture dello sfruttamento coloniale e adottava una via progressista di sviluppo. Contando sulle proprie risorse e sull’appoggio dei paesi socialisti, il Mozambico stabiliva come obiettivi superare il ritardo secolare e, in una accelerazione della Storia, intraprendere la strada verso una società senza sfruttamento.

In un contesto internazionale fortemente segnato dalla Guerra Fredda – caratterizzato dall’aggressività politica, ideologica, economica e militare del blocco capitalista, guidato dagli Stati Uniti, contro la comunità socialista, capeggiata dall’URSS –, l’imperialismo non poteva permettere che la giovane Repubblica scegliesse liberamente il proprio futuro. E, molto meno, che il Frelimo e i suoi governi, coraggiosamente, appoggiassero i patrioti sudafricani (dell’ANC) e dello Zimbabwe (di ZANU e ZAPU) nelle lotte contro i regimi razzisti di Pretoria e Salisbury.

In breve, prima la Rhodesia di Ian Smith e in seguito il Sudafrica dell’apartheid creavano, armavano e finanziavano bande che avrebbero dato origine alla “Resistenza Nazionale Mozambicana” (Renamo) – appoggiata anche da circoli colonialisti e l’imperialismo – e che avrebbero seminato il terrore in Mozambico, provocando una crudele guerra civile (1976-1992), centinaia di migliaia di vittime e milioni di rifugiati e sfollati, distruggendo infrastrutture economiche e sociali, paralizzando il paese.

Nel 1986, Machel moriva in un incidente aereo, in territorio sudafricano, e ancora oggi si mantiene il sospetto che il disastro sia da attribuire ai servizi segreti di Pretoria che, nonostante l’Accordo di Nkomati del 1984, non ha mai tralasciato di appoggiare i banditi armati della Renamo.

Eroe del popolo mozambicano e dell’Africa, Samora Machel fu sostituito da Joaquim Chissano.

Firmati nel 1992, dopo lunghi negoziati e con la mediazione internazionale, gli Accordi di Roma, tra il governo, del Frelimo, e la Renamo, di Alfonso Dhlakama, stabilivano la pace e introducevano il multipartitismo.

Le prime elezioni pluripartitiche avevano luogo nel 1994. Da allora, il Frelimo ha vinto tutte le elezioni presidenziali e legislative.

In questi venti anni di pace, sotto la direzione dei presidenti Joaquim Chissano e Armando Guebuza – eletto nell’ottobre 2014, Filipe Nyusi lo ha sostituito quest’anno – il Mozambico si è sviluppato, nonostante le difficoltà, i problemi che persistono come le disuguaglianze sociali, la corruzione, la criminalità.

Il dinamismo economico e lo sviluppo sono stati costanti. E’ stata combattuta la povertà. Sono migliorate la sanità e l’educazione, con la costruzione di ospedali, scuole e università, con la formazione di nuovi tecnici. L’analfabetismo è diminuito. Si sono edificate case, strade, ponti, dighe, l’acqua e l’elettricità arrivano a milioni di persone. Il territorio è riorganizzato. L’economia cresce a ritmo elevato. La pesca e l’industria contribuiscono alla creazione di posti di lavoro. Il gas naturale, il carbone e altre risorse naturali cominciano ad essere sfruttati. Fiorisce l’economia informale, dal commercio ai trasporti. La cultura – la letteratura, la musica, le arti plastiche – consolida l’identità mozambicana. Il paese diversifica le relazioni diplomatiche ed economiche.

Come ha ripetuto il presidente Filipe Nyusi, la conservazione della pace e il rafforzamento dell’unità nazionale sono condizioni fondamentali per la continuazione dello sviluppo. Di qui l’importanza del dialogo in corso tra il governo e l’opposizione, in particolare la Renamo che scommette sull’instabilità.

Il bilancio dell’indipendenza è inequivocabilmente positivo e i mozambicani sono orgogliosi degli enormi progressi registrati in questi 40 anni. Hanno fiducia in un presente sempre migliore, nutrono speranza in un futuro di pace e progresso per tutti.

Il Portogallo, mettendo definitivamente fine a preconcetti e paternalismi che la politica della destra non ha mai abbandonato, deve impegnarsi nel rafforzamento delle relazioni di amicizia e cooperazione con il popolo mozambicano libero e indipendente.

da Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

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