I "cavalieri" del senso comune e la rabbia contro il "complottismo"Tribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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I “cavalieri” del senso comune e la rabbia contro il “complottismo”

Dopo la strage di Parigi come al solito c’è chi prende per buona la versione dei media senza farsi domande, e chi invece elabora sofisticate teorie complottistiche prive di fondamento. Farsi domande però non è mai sbagliato anche se esiste una certa categoria di persone che si scaglia contro la “teoria del complotto” in sè con il chiaro intento di screditare chiunque avanzi dubbi sulle “versioni ufficiali” che i paesi coinvolti cercano di far passare. 

Ogni qual volta accade un episodio drammatico ed epocale che tiene incollate davanti alla tv milioni di persone dall’America all’Asia, dall’Europa all’Africa, si assiste ogni volta al solito scontro tra complottisti e non complottisti. Sostanzialmente esiste chi accetta tutto quello che viene fatto vedere in Tv irritandosi con chi si pone domande, ed esistono anche coloro che mettono in discussione tutto per principio, vedendo sempre mani occulte e complotti innominabili. Noi sinceramente pensiamo di stare in mezzo o meglio abbiamo l’ambizione di provarci, per quanto sia ovviamente molto difficile non scollinare dall’una o dall’altra parte. Ci ha però colpito la crudezza e la durezza con cui certi crociati e cavalieri del “senso comune” si sono scagliati contro coloro che hanno cominciato a farsi qualche domanda su quanto succedeva a Parigi, ad esempio non comprendendo come fosse possibile che i terroristi abbiano lasciato le loro carte di identità in macchina. Per costoro si tratta di una guerra dichiarata dall’Islam alla nostra cultura, e qualsiasi altra versione e interpretazione diventa il frutto di menti offuscate dal complottismo. La versione giusta insomma è la loro, così come la interpretazione dell’esistente, mentre al contrario chiunque si ponga delle domande scomode diventa un reietto, un complottista, uno che crede alle “scie chimiche”. In questo senso il mainstream dispone di veri e propri cavalieri e bastonatori del senso comune che intervengono per tenere la discussione all’interno di limiti prestabiliti, evitando quindi sostanzialmente che ci si ponga quelle domande scomode ma che però magari permettono di comprendere meglio il quadro generale. In questo senso abbiamo trovato davvero esemplificativo l’articolo pubblicato da Simone Oggionni su “Huffington Post”, un vero e proprio pamplhet scagliato contro coloro che non vogliono accettare supinamente la versione dei fatti imposta dai media. “Ma prendere sul serio quel che accade significa affrontare, di petto, anche una vera e propria forma mentale che alligna in ambienti a noi collaterali e che trovo francamente intollerabile. È la forma mentale del retropensiero, del complottismo, dei fantasmi che scuotono patologicamente il reduce. “È il retropensiero di chi tutto questo ragionamento, che è il cuore della questione, lo salta a pié pari. E inizia a costruire castelli di sabbia degni dei film di fantascienza. La responsabilità dei massacri è della Cia o del Mossad. I mandanti o gli esecutori materiali sono, sempre, non meglio identificate forze oscure. Dietro la verità ufficiale c’è sempre una verità più vera e inconfessabile che loro, i depositari di verità esoteriche, decriptano e traducono per noi ignorantoni. Questo è il mantra del dietrologo. Questa volta, per i soliti complottisti, il massacro alla redazione di Charlie Hebdo sarebbe la prova che i servizi segreti statunitensi vogliono lanciare segnali a Hollande perché Hollande si è opposto alle sanzioni europee contro la Russia. Io penso che una sinistra che ha paura di affrontare i fatti e sente il bisogno di ricorrere, in politica, alla categoria del complotto è totalmente inutile e senz’altroinadeguata a proporre un’analisi, un progetto, un’idea di società.“, e ancora, “Forse dovremmo iniziare a considerare che esiste anche un fanatismo complottista – per fortuna pericoloso soltanto a livello concettuale – da cui prendere velocemente congedo”. Avete letto bene, se Oggionni si fosse limitato a scrivere che il complottismo come modo di approcciarsi alla realtà è sbagliato magari saremmo anche stati d’accordo con lui, ma a noi sembra che lui si sia spinto molto oltre, screditando nel complesso chiunque “osi” mettere in discussione la versione dei fatti che ci viene presentata dai media. Evidentemente Oggionni quando Colin Powell mostrò la fantomatica provetta di armi batteriologiche di Saddam alle Nazioni Unite riteneva assolutamente giusta la campagna militare successivamente lanciata contro Baghdad perchè lui, non essendo un fanatico complottista, avrà creduto alla “democratica” verità di quello che ci veniva propinato..

Gracchus Babeuf

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