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mercoledì , 24 maggio 2017
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I comunisti e la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela

Proponiamo la traduzione di questa intervista al compagno Carolus Wimmer, segretario alle relezioni internazionali del Partito Comunista del Venezuela e deputato del Parlamento Latinoamericano, apparsa il 29 agosto 2012 sul “The Guardian”, giornale del Partito Comunista Australiano, mentre Wimmer era in visita nel Paese.

Traduzione di Francesco Delledonne 

Un utilissimo contributo per comprendere la situazione in Venezuela a meno di un mese dalle elezioni presidenziali del 7 ottobre, lo stadio del processo rivoluzionario e le prospettive per la transizione al socialismo, le minacce e i pericoli che incombono sulla Rivoluzione e la situazione nel continente, tra rivoluzione e controrivoluzione.

Oltre a voler essere un gesto di soldiarietà nei confronti di un popolo che si sta scrollando di dosso il giogo secolare del colonialismo, la proposizione di questa intervista riteniamo sia anche estremamente utile per noi comunisti in Italia: mostra infatti come i comunisti debbano analizzare e affrontare i nuovi problemi che si trovano davanti con metodo dialettico, senza cadere nel dogmatismo e nel settarismo; questa intervista dimostra soprattutto con chiarezza la necessità, perché qualsiasi rivoluzione possa avere successo, di un Partito marxista-leninista, che sappia guidare i lavoratori – in un mondo estremamente complesso e contro nemici dalle risorse infinite – alla conquista del potere, intendendo il marxismo-leninismo, con le parole del comunista portoghese Alvaro Cunhal, come “una teoria viva, antidogmatica, dialettica, creativa, che si arricchisce con la pratica e con le risposte che è chiamata a dare alle nuove situazioni e ai nuovi fenomeni.”
Insomma, una condanna senza appello al liquidazionismo, che – nelle sue più varie forme – tanti danni ha fatto al movimento comunista in Italia.

Il Venezuela oggi – grandi successi, gravi minacce

- Potresti parlarci degli sviluppi interni della Rivoluzione Bolivariana, dei successi raggiunti da quando parlammo nel 2006 e dei cambiamenti nel modo in cui i frutti vengono distribuiti al popolo? C’è ancora una situazione di doppio potere nel Paese, con i vecchi ministeri che esistono accanto a nuove strutture?

- Possiamo dire di essere soddisfatti per il fatto che, nonostante i tentativi dell’imperialismo, in particolare dell’imperialismo statunitense, di distruggere la Rivoluzione Bolivariana o di arrestarla, grazie alla volontà del popolo, alla volontà della classe operaia, alla volontà dei partiti rivoluzionari e alla volontà del capo, Hugo Chavez, siamo riusciti a continuare questa Rivoluzione Bolivariana. Si può dire che ora molte cose sono più mature, ad esempio la necessità che ci sia un Partito marxista-leninista è ora chiara.

C’era stato un grande dibattito nel 2007 sull’opportunità o meno che ci fosse un solo Partito della Rivoluzione. Il Partito Comunista condusse un dibattito straordinario e siamo pronti a discutere questa questione in futuro. Al momento abbiamo deciso – e riteniamo che la nostra decisione sia corretta – di mantenere un Partito Comunista, marxista-leninista, il quale conduce il suo lavoro tra la classe operaia, costruisce sindacati con orientamento di classe e organizza i lavoratori per il processo rivoluzionario.

Come Partito non possiamo concepire l’idea di costruire una rivoluzione senza la direzione della classe lavoratrice. Questo è uno dei dibattiti che stiamo avendo in Venezuela e perché ci sia questo dibattito è necessario avere un Partito di classe, un Partito marxista-leninista.

Si può dire che, durante questi anni, il popolo e i lavoratori hanno ricevuto realmente parecchi benefici. Possiamo dire che in ogni famiglia c’è qualcuno che ha ricevuto risultati importanti dalla Rivoluzione. Ci sono ancora molte difficoltà, persone che dal punto di vista individuale hanno ancora molti problemi e bisogni. Ma se non osserviamo dal punto di vista del capitalismo, non come un numero di individui, ma come famiglie o come una classe, allora possiamo vedere parecchi risultati, che sarebbero stati impossibili senza la Rivoluzione Bolivariana.

Posso dare un esempio: quest’anno è stata approvata una nuova legge sul lavoro. Ciò è (molto) importante in Venezuela. È stata discussa dai lavoratori e con i lavoratori, e si può dire che con questa legge abbiamo recuperato molti dei diritti perduti durante il periodo terribile degli anni ’80 e ’90, quando i vari partiti al governo portavano avanti politiche neo-liberali di privatizzazione in tutti i settori, quando i lavoratori avevano perso l’impiego fisso e molti diritti sociali. Molto importante in questa legge è il riconoscimento di un nuovo tipo di organizzazione dei lavoratori, parallelo ai sindacati.

La legge sul lavoro rende possibile la creazione di Consigli Socialisti dei Lavoratori. L’idea è che i benefici non sono solo materiali. Naturalmente, ci sono stati molti progressi nei campi dell’educazione, sanità, abitazioni, cultura e diritti sindacali ma ci sono stati anche benefici nelle condizioni politiche. Come Partito Comunista del Venezuela riteniamo necessario in questo momento, dopo tredici anni di Rivoluzione Bolivariana, che si faccia un passo in avanti nella direzione del controllo, da parte della classe operaia, da un lato della produzione e dall’altro del controllo politico della Rivoluzione Bolivariana.

In questi Consigli Socialisti dei Lavoratori l’idea è che i lavoratori controllino la pianificazione o prendano parte alla pianificazione della produzione e all’amministrazione dell’azienda con totale trasparenza. Ad esempio, sentiamo spesso dai padroni, dai proprietari dell’azienda, che ci dev’essere una riduzione del personale, del numero dei lavoratori, perché l’azienda è in difficoltà. In Venezuela sosteniamo che in quel caso i lavoratori hanno il diritto di vedere i libri contabili per verificare se quella è la realtà o una menzogna da parte dei padroni capitalisti. D’altro canto, se ci sono problemi nell’azienda, sappiamo che la colpa è assai spesso della dirigenza e non dei lavoratori. In questa situazione di devono trovare soluzioni con i proprietari che escludano la perdita di posti di lavoro.

Questi sono alcuni esempi dei benefici apportati dalla Rivoluzione Bolivariana fino a questo momento. Naturalmente, si tratta di una transizione da una struttura capitalista dello stato verso una struttura non-capitalista. Stiamo avanzando in ciò, ma il modello dominante in Venezuela è ancora la struttura capitalista dello stato. Per questa ragione è necessario che, a fianco dei ministeri – come li chiami tu -, a fianco delle strutture di governo, si continuino le missioni sociali, come le chiamiamo in Venezuela. E stanno continuando. Oggi sono di una qualità più elevata. Ad esempio, nella sanità, avevamo inizialmente distribuito nelle periferie piccole unità per la cura dei pazienti. Oggi si può dire che abbiamo un trattamento a teconologia avanzata di terzo livello negli ospedali popolari, [grazie a] questa missione per la salute.

Inoltre, quando ci eravamo incontrati nel 2006, era iniziata la missione per insegnare a leggere e a scrivere con il programma “Si yo puedo”. Ora abbiamo una missione nell’educazione, con la importante solidarietà del governo cubano, per raggiungere il livello universitario. Abbiamo nuove università. Abbiamo quindi ottenuto grandi progressi nell’ambito dell’istruzione. Stiamo anche avanzando nel campo dell’educazione politica e ideologica.

- Quali sono i prossimi probabili passi verso il socialismo e quali forze stanno aprendo la via?

- Riguardo al socialismo, come Partito Comunista non riteniamo che si stia costruendo il socialismo in una forma diretta. Nel Partito Comunista descriviamo questo momento come una lotta antimperialista e in questa lotta noi stiamo lavorando per costruire il fronte antimperialista. Ciò è molto importante perché noi sosteniamo di dover procedere con molta attenzione; dobbiamo mantenere una maggioranza nelle diverse lotte, incluse le elezioni. È molto importante comprendere in che momento storico ci troviamo e con quali alleati possiamo avanzare.

Ovviamente, è molto importante che, in questo lavoro antimperialista che oggi stiamo portando avanti, vi sia un orientamento e una concezione anti-capitalista e pro-socialista. Il Partito Comunista guarda al suo compito con grande responsabilità. Concentriamo i nostri sforzi sui lavoratori, per organizzarli ìn sindacati di classe e per dotarli di un’educazione politica e ideologica. Operiamo così per dimostrare che favoriamo la classe operaia e per mantenere la nostra indipendenza di criticare e di proporre soluzioni quando riteniamo che le decisioni prese dal governo non favoriscano la classe operaia o il popolo in generale.

Abbiamo un rapporto estremamente positivo con il Presidente Chavez. È noto che il nostro fu il primo partito in Venezuela a sceglierlo come candidato per le elezioni del 7 ottobre. La decisione è stata presa al nostro ultimo Congresso del Partito. Vediamo nel Presidente Chavez il nostro alleato strategico e manteniamo rapporti fraterni con il Partito Socialista (PSUV). Al momento possiamo dire di essere i due partiti che stanno portando avanti il lavoro della campagna elettorale: alla guida della campagna elettorale ci sono il PSUV e il PCV.

Un altro importante lavoro politico [da fare] consiste nel costruire il Gran Polo Patriotico, che dovrà essere un’alleanza strategica di partiti politici, movimenti di massa, del movimento femminile, dei giovani, dei contadini dei lavoratori della cultura. Anche in quest’area, della costruzione del Gran Polo Patriotico, il Partito Comunista è in prima linea con numerose responsabilità e, con il PSUV, ha la responsabilità di costruire il CPdPP, nel quale ci sono sette partiti.
Siamo certi che il Presidente Chavez, che si è ripreso bene da una malattia terribile, vincerà le elezioni presidenziali del 7 ottobre ma, come rivoluzionari, sappiamo che il nemico – in particolare l’imperialismo statunitense e la borghesia nazionale – farà qualsiasi tentativo, legale o illegale, per rendere questa vittoria impossibile.

Ci sono state le espressioni del segretario di Stato USA, Hillary Clinton, riguardo a “eventi imprevedibili” che avverranno. È una minaccia di sabotare il diritto democratico alle elezioni. Per questo siamo sì ottimisti sul fatto che otterremo una vittoria per il Presidente Chavez, ma come Partito e come classe dobbiamo avere una grande vigilanza rivoluzionaria per mobilitare tutti i sostenitori di Chavez il 7 di ottobre ma anche per difendere la vittoria in seguito. La posizione dell’opposizione non è cambiata. Sto parlando di rivoluzione e controrivoluzione.

Il 7 ottobre c’è un candidato rivoluzionario, Hugo Chavez, e un candidato della controrivoluzione e della borghesia. Temiamo ci sia la possibilità che l’opposizione non riconosca la vittoria del Presidente Chavez. Tale piano riceverebbe immediatamente l’appoggio dei mezzi di comunicazione di massa imperialisti,. Potrebbe ricevere il sostegno delle istituzioni internazionali, delle organizzazioni e dei governi imperialisti.

Possiamo affermare che l’opposizione ha delle possibilità molto scarse di vincere. Tutti i sondaggi attribuiscono a Chavez un vantaggio dal 10 al 20%. Molti di essi sono commissionati dall’opposizione, ma la distanza è così elevata che nasconderla è impossibile. Per questa ragione è stato molto difficile promuovere il candidato dell’opposizione.

Henriquez Capriles proviene direttamente dall’alta borghesia venezuelana. Lo presentano come un uomo giovane, come l’uomo nuovo, ma va sottolineato che nella sua gioninezza faceva parte del movimento internazionale fascista “Tradición, Familia y Propriedad”. Fu poi membro del Partito Cristiano Democratico, un partito conservatore. Negli anni novanta è stato presidente del parlamento venezuelano. In quel ruolo fu il responsabile di tutte le privatizzazioni attuate in quel periodo e ciò è una prova del fatto che non è nuovo.

[Da questo punto di vista] è più vecchio di Chavez. Era al potere prima di Chavez, e ha rappresentato gli interessi della borghesia e dell’imperialismo. Il nostro Partito ritiene che queste forze non accetteranno la sconfitta. Per fare un esempio, il Presidente Chavez ha firmato un impegno ufficiale davanti al Consiglio Nazionale Elettorale ad accettare il risultato delle elezioni, ad accettare la volontà popolare. Il candidato della destra si è rifiutato di firmarlo. È un messaggio. Quindi qual è il piano?

- Ci sono altri pericoli di fronte alla Rivoluzione Bolivariana? Gode di un sostegno a livello internazionale?

- I pericoli per la Rivoluzione Bolivariana sono continui, interni ed esterni. Chiaramente, da un lato perché gli USA persisteranno con i loro sforzi di riprendersi il proprio “cortile di casa” in America Latina. Hanno perso influenza nella regione, ma faranno di tutto per riconquistarla. C’è un blocco economico contro il Venezuela, specialmente nel settore scientifico e tecnologico. A Paesi e aziende viene vietato vendere tecnologie avanzate al Venezuela.

Possono costruire altre basi militari. Al momento si contano 47 basi degli USA nella regione. È risaputo che in Colombia ne stanno costruendo sette. Ora gli USA stanno costruendo undici basi militari a Panama, sei sulla costa del Pacifico e cinque sulla costa dei Caraibi. Ci sono basi NATO di fronte al Venezuela ad Aruba e Curacao, [isole] controllate dall’Olanda.
Per queste ragioni continuano ad esserci gravi pericoli per la Rivoluzione, ma c’è anche un’elevata coscienza politica nella classi lavoratrice venezuelana e tra il popolo per continuare a lottare per l’indipendenza nazionale e la sovranità, per una sempre maggiore integrazione in America Latina.

La prova dei pericoli che incombono sull’America Latina si può osservare in quel che è accaduto in Honduras e in Paraguay. A dispetto delle grandi illusioni in America Latina sul fatto cha Obama avrebbe rappresentato un cambiamento, ora sappiamo che sta portando avanti le stesse politiche imperialista che gli USA hanno sempre portato avanti nei nostri Paesi. Non accettano i risultati delle elezioni democratiche se vanno contro gli interessi degli USA.

Intervengono militarmente o con l’appoggio militare, come in Honduras. Hanno interferito direttamente tramite l’ambasciata statunitense in Paraguay contro il presidente eletto Lugo; dobbiamo prestare molta attenzione a ciò che è accaduto in altri Paesi europei e che ora accade in America Latina. Là, in Grecia e in Italia, ci sono presidenti non eletti dal popolo, e ora in Honduras e in Paraguay ci ritroviamo due presidenti che sono giunti al potere senza elezioni.

Dobbiamo sottolinearlo, perché normalmente gli USA [mostrano di essere] molto interessati alla democrazia in altri Paesi. Ma si può vedere che non la rispettano quando il presidente o il governo non esprimono la politica degli USA; in tal caso non sono propensi ad accettare la volontà democratica del popolo.

Tra Cuba e Venezuela ci sono i rapporti più stretti. In generale in America Latina stiamo affrontando una nuova concezione dei rapporti internazionali non basata sulla competizione, ma sulla solidarietà, sulla cooperazione e la complementarietà.
Un ottimo esempio di ciò è [il rapporto] tra Cuba e Venezuela. Un altro esempio è l’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América), in cui c’è un grande rapporto di solidarietà e di cooperazione. In Venezuela appoggiamo la Cuba socialista e [riceviamo da Cuba] la sua immensa solidarietà, in particolare nel campo dell’educazione e della sanità.

Stiamo continuando ad avanzare nell’integrazione latinoamericana. Questa è un’altra ragione per cui gli USA sono infuriati con noi. Ci sono differenti tipi di integrazione. Da un lato c’è l’UNASUR (Unión de Naciones Suramericanas). Poi ci sono i Paesi dell’ALBA, quelli che hanno il livello più elevato
di coscienza nella solidarietà e nella cooperazione.

Lo scorso anno è stata fondata la CELAC (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños). È un’unione di 33 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, senza gli USA e il Canada. È molto significativo il fatto che, nonostante le ben note diversità ideologiche tra i Paesi dell’America Latina, c’è una volontà di integrarsi, poiché anche i governi di destra della regione vengono schiacciati e esclusi dall’imperialismo. È anche un manifestazione della maggiore coscienza del popolo e della classe operaia, che spinge i governi a lottare e a lavorare per una maggiore integrazione in America Latina.

Naturalmente, una delle responsabilità del Partito Comunista consiste nel lavorare per l’integrazione dell’America Latina. Dobbiamo sottolineare che le lotte e le esperienze dei diversi Partiti Comunisti sono molto importanti e che tutti i partiti dei diversi governi, come in Venezuela, nell’Ecuador e in Bolivia, ricevono l’appoggio dei Partiti Comunisti. In Venezuela, il Partito Comunista del Venezuela e il PSUV lavorano insieme. In Bolivia, il MAS e il Partito Comunista della Bolivia lavorano insieme. In Ecuador, Alianza PAIS e il Partito Comunista dell’Ecuador lavorano insieme.
È un meraviglioso passo in avanti il fatto che i Partiti Comunisti appoggiano i governi progressisti ma allo stesso tempo mantengono la propria indipendenza come partiti della classe lavoratrice. In questo modo i Partiti Comunisti in generale partecipano all’approfondirsi di questo processo.

Il nostro Partito, il PCV, considera questi gravi pericoli in modo globale. C’è una confrontazione sempre maggiore da parte dei Paesi imperialisti contro quelli indipendenti. Noi ricordiamo che in America Latina ci sono molti popoli che non sono indipendenti. Ricordiamo che Puerto Rico e una parte di Cuba – Guantanamo – sono sotto il controllo imperialista statunitense. Martinique, Guadalupe e la Guyana Francese sono ancora colonie della Francia. La Gran Bretagna controlla ancora alcune isole nel Caraibi e le Malvinas argentine. I Paesi Bassi controllano alcune isole nel Caraibi, ad esempio Aruba e Curaçao.

Per questo il popolo australiano deve capire perché la lotta per l’indipendenza nazionale è così importante per noi. Non sarà parte della realtà per molte persone qui, ma abbiamo bisogno della solidarietà. Rignraziamo anche la classe operaia australiana, i sindacati e i partiti progressisit, in particolare il Partito Comunista Australiano, per la vostra solidarietà con la lotta del nostro popolo.

Naturalmente, abbiamo una visione molto positiva di questa lotta per il futuro. Siamo certi che la classe lavoratrice internazionale vincerà questa lotta, ma riconosciamo anche che potrebbero avvenire lotte molto dure, perché l’imperialismo e il capitalismo mondiale non si arrenderanno questa dura lotta di classe, come [dimostrano] i casi della Siria, dell’Afghanista, dell’Iraq, dell’Iran e della Libia. Queste azioni imperialiste criminali potrebbero avere luogo anche contro l’America Latina, e non solo perché non sono d’accordo con le politiche di questo o di quell’altro governo.

Normalmente dicono che gli interessi degli USA sono minacciati, che i loro interessi nazionali sono in pericolo, quando c’è un governo progressista in Argentina o in Uruguay o in Brasile, Ecuador, Bolivia, Nicaragua o Venezuela, oppure quando si ottengono dei successi nella costruzione del socialismo a Cuba.

A causa di questa grande crisi del capitalismo, i Paesi del nord hanno bisogno di guadagnare rapidamente il controllo delle risorse naturali, risorse energetiche, minerarie e idriche. Se si guarda la cartina del mondo, si noterà che queste risorse si trovano principalmente nel sud. Per questa ragione non stiamo pensando solo all’integrazione tra i paesi latinoamericani. Stiamo lavorando per l’integrazione del sud del mondo, il che include la parte meridionale dell’Africa e anche dell’Asia.

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