I diritti violati dalla troika e l'Europa a una dimensioneTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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I diritti violati dalla troika e l’Europa a una dimensione

Andreas Fischer-Lescano insegna diritto pubblico, diritto dell’Unione europea e diritto internazionale all‘Università di Brema. Poche settimane fa ha pubblicato un rapporto commissionatogli dalla Camera del Lavoro di Vienna e dal sindacato europeo, dal titolo Politica di austerità e diritti umani. Si tratta di un’analisi giuridica degli interventi adottati dalla cosiddetta Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale), e più precisamente dei Memoranda of Understanding che contengono gli interventi imposti ad alcuni Stati europei per poter beneficiare degli aiuti da parte del Fondo monetario internazionale (in particolare misure di risparmio e di tagli della spesa sociale).

Le conclusioni di Fischer-Lescano sono sorprendenti: i Memoranda in questione hanno violato alcuni dei diritti previsti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, entrata in vigore nel 2007 col Trattato di Lisbona. I diritti violati sono numerosi. Si va dall’autonomia contrattuale delle parti sociali al diritto alla retribuzione (violati dall’abbassamento del salario minimo imposto all’Irlanda e dal depotenziamento dei contratti collettivi imposti a Irlanda e Grecia), dal diritto alla salute (violato a Cipro dall’abolizione del trattamento sanitario gratuito per i non abbienti) al diritto all’istruzione (violato in diversi paesi dall’aumento delle tasse scolastiche e dalla diminuzione degli investimenti per scuola e università); anche i tagli draconiani alle pensioni in Grecia sono considerati incompatibili con la Carta.

Notevole anche la conclusione tratta da Fischer-Lescano. Siccome i contenuti dei Memoranda sono a tutti gli effetti atti giuridici, la Commissione Europea e la Bce, che alla loro definizione hanno partecipato, si sono rese responsabili della lesione di diritti fondamentali previsti dal diritto europeo: è quindi possibile chiamare queste istituzioni a rispondere dei loro atti davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, impugnando le parti dei Memoranda incompatibili con la Carta. Non solo: in questi casi CE e Bce hanno ecceduto il loro mandato, determinando per di più politiche che hanno avuto impatto soprattutto sui gruppi sociali che già godevano di minore protezione (poveri, disoccupati, disabili, migranti). In tal modo, secondo Fischer-Lescano, è stato violato anche il divieto di ogni discriminazione e il diritto a una buona amministrazione (entrambi previsti dalla Carta dei diritti).

La lettura di Fischer-Lescano è molto interessante (e si spera che l’impugnativa che propone sia coronata da successo), ma forse è il caso di andare un po’ più in profondità, giovandosi di un importante libro di Luciano Barra Caracciolo. In realtà, il posto della Carta, e dei diritti in essa enunciati, all’interno del diritto comunitario è quantomeno ambiguo.

Per capirlo è sufficiente leggere le prime righe dell’art. 6 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) [i corsivi, qui e oltre, sono miei]:

“1. L’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7 dicembre 2000, adattata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati.

Le disposizioni della Carta non estendono in alcun modo le competenze dell’Unione definite nei trattati“.

Come a dire: questi diritti li riconosciamo, ma le istituzioni comunitarie non si daranno particolarmente da fare per il loro enforcement (e oggi Fischer-Lescano ci dice che esse, al contrario, si sono date da fare per non attuarli, e anzi per metterli in discussione).

E in effetti, i veri valori fondativi di questa Unione Europea li troviamo qualche articolo prima, e precisamente all’art. 3:

“3. L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.”

Ma attenzione: se prendiamo il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), e lo apriamo alla parte che si occupa della politica economica e monetaria, scopriamo che all’atto pratico tra le finalità enunciate all’art. 3 TUE qualcuna è più importante delle altre.

Leggiamo l’art. 119:

“1. Ai fini enunciati all’articolo 3 del trattato sull’Unione europea, l’azione degli Stati membri e dell’Unione comprende, alle condizioni previste dai trattati, l’adozione di una politica economica che è fondata sullo stretto coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, sul mercato interno e sulla definizione di obiettivi comuni, condotta conformemente al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

1. Parallelamente, alle condizioni e secondo le procedure previste dai trattati, questa azione comprende una moneta unica, l’euro, nonché la definizione e la conduzione di una politica monetaria e di una politica del cambio uniche, che abbiano l’obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali nell’Unione conformemente al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

2. Queste azioni degli Stati membri e dell’Unione implicano il rispetto dei seguenti principi direttivi: prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie sane nonché bilancia dei pagamenti sostenibile.”

La finalità prevalente è ribadita all’art. 127, che si occupa della BCE e del sistema europeo di banche centrali:

“1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119.”

Questo significa una cosa molto semplice: di fatto nei trattati europei il valore della stabilità dei prezzi viene sovraordinato agli altri, alterando il senso dello stesso art 3 par 3 TUE, che li poneva sullo stesso piano. Più precisamente: al valore della stabilità dei prezzi sono sacrificati tutti gli altri, a cominciare dalla lotta alla disoccupazione. Non è un caso che la Bce sia l’unica banca centrale del mondo che ha come unico obiettivo la lotta all’inflazione, mentre la stessa Federal Reserve statunitense è vincolata a contemperare questo obiettivo con la lotta alla disoccupazione (e lo stesso vale per Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone). La Bce è anche l’unica banca centrale del mondo che ha realizzato il modello puro di indipendenza della banca centrale rispetto ai governi: un’indipendenza che si esprime tra l’altro nel divieto di acquistare titoli di Stato dei paesi membri (divieto che ha avuto pesantissime conseguenze nella fase della crisi che si è aperta con i problemi della Grecia emersi a fine 2009).

L’obiettivo preminente della stabilità dei prezzi (ossia della lotta all’inflazione) è il presupposto dell’ossessione del pareggio di bilancio e della riduzione del debito pubblico che ha ispirato non soltanto i Memoranda della Troika, ma anche le disastrose politiche di austerity imposte all’Italia negli ultimi anni. Questo apre un problema di compatibilità ancora più grande di quello che riguarda la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: il problema della coerenza con i valori e i diritti previsti dalle costituzioni nazionali. Questo problema è stato sollevato per la prima volta dalla Corte costituzionale del Portogallo, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di 4 delle 9 misure imposte a quel paese dalla Troika.

Sarebbe opportuno che il tema della compatibilità costituzionale dei Trattati europei, e delle politiche attuate negli ultimi anni, venisse sollevato apertamente anche in Italia.

Vladimiro Giacché
Pubblicato in: Linus, aprile 2014, pp. 34-35 

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