I forconi allineano l'Italia ai populismi europeiTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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I forconi allineano l’Italia ai populismi europei

La rivolta dei “forconi” ha squassato l’Italia, Torino in particolare, in un clima di tensione molto pesante. Assisteremo anche in Italia al ritorno di un nazionalismo populista sullo stile di Alba Dorata, Front National e Fidesz? Oppure si tratta solo di un fuoco di paglia da non sottovalutare ma nemmeno da drammatizzare?

Una città paralizzata, Torino. Una città ricattata, dove per il secondo giorno consecutivo diversi esercizi commerciali sono stati costretti a chiudere da gruppi di “manifestanti” muniti di tricolore. Una moltitudine quella scesa in piazza con i forconi che respinge ogni altra bandiera che non sia il tricolore, illudendosi così di trasmettere un messaggio di apoliticità. Non prendiamoci in giro però, in Italia sventolare quel tricolore senza altri vessilli, invocando giustizia “per i veri italiani” ha un significato molto preciso, e anche la rabbia vomitata nei confronti delle istituzioni richiama in modo quasi meccanico i periodi più bui del nostro Paese. Parlando con la gente sono molti coloro che non ne possono più di questi blocchi, vorrebbero solo un pò di tranquillità per tornare alla vita di tutti i giorni, resa già difficile dalla dura crisi economica. E in tutto questo c’è qualcuno che rimesta nel torbido, c’è la polizia che ci sembra utilizzi due pesi e due misure a seconda della bandiera che si trova di fronte, c’è il rischio che si crei il precedente del ricatto di una intera città, un ricatto reso possibile anche dal lassismo delle forze dell’ordine. Del resto però forse è proprio quello che doveva accadere dal momento che il PD e il centrosinistra in generale hanno lentamente e progressivamente abdicato dal ruolo di guida culturale, lasciando le periferie in mano al degrado. In tutta Europa orde nazionaliste e populiste invocano dignità e sovranità, strappando alla sinistra le sue rivendicazioni storiche, impastando rabbia e populismo in un mix che rischia di minare dalle fondamenta le istituzioni e il vivere civile. In Ungheria le bande nere del Fidesz hanno preso il potere, in Grecia il partito neonazista di Alba Dorata applica ormai da mesi le stesse modalità di azione dei “forconi” italiani, con intimidazioni ai commercianti e in più aggressioni a stranieri ed avversari politici. In Francia il Front National avanza, e ancora una volta, proprio come negli anni Venti, sembra che le istituzioni accettino quasi in modo prono e rassegnato l’emergere di queste jacquerie, come se avessero abdicato dal loro ruolo. In Italia forse stiamo solo assistendo a un allineamento a quanto succede in Europa, un ultimo campanello d’allarme per quello che resta della sinistra, chiamato in fretta a rappresentare un popolo dilaniato dalle divisioni e dalla crisi, un popolo che non riesce nemmeno più ad avere gli anticorpi per impedire che figuri neofascisti scendano in piazza alla luce del giorno parlando di fantomatiche “Rivoluzioni”, che di certo non si fanno taglieggiando negozianti e poveracci.

Gracchus Babeuf

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