“I giovani di tutto il mondo uniti nella lotta contro l'imperialismo”Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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“I giovani di tutto il mondo uniti nella lotta contro l’imperialismo”

“I giovani di tutto il mondo uniti nella lotta contro l’imperialismo”

Una disamina sul Festival Mondiale della Gioventù e sul suo significato da parte dell’inviato della segreteria nazionale della FGCI, che si è recato a Quito, in Ecuador, per seguire e partecipare all’incontro.

Il significato del Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti, l’importanza di questo evento nella battaglia contro l’imperialismo è ben spiegata dalle parole pronunciata durante la cerimonia di apertura, presieduta dal presidente dell’Ecuador Rafael Correa, da Dimitris Palmyris, il compagno di EDON, l’organizzazione giovanile cipriota a cui è stata affidata la presidenza del Federazione Mondiale della Gioventù Democratica: “Cari Compagni, il nostro festival non è uguale a tutti gli altri festival. La sua particolarità deriva non solo dalla sua lunga esistenza, non solo perché è promosso da una mobilitazione internazionale senza pari, non solo perché unisce migliaia di giovani di tutti i continenti e di tutti i paesi del mondo. Ma anche perché è un festival che racchiude in se una proposta. Questo festival chiama all’unità di tutte le forze per la costruzione di un nuovo mondo, un mondo in cui non esista l’imperialismo. Un mondo dove non esista lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Dove le persone siano libere di determinare il proprio destino e quello del proprio paese. In questo festival si rafforza l’unità di tutti i giovani del mondo che sono determinati a sconfiggere l’imperialismo”.

Inoltre questo festival, per i comunisti che operano nel contesto italiano, assume un’importanza ancora maggiore. Allargare il nostro sguardo oltre i confini nazionali, sentirci parte di un movimento mondiale e sapere che oltre il nostro paese il movimento comunista è vitale, che la lotta degli studenti avanza ottenendo importanti conquiste e che i giovani lavoratori si organizzano e rafforzano la loro battaglia, ci aiuta a non scoraggiarci. Ci rafforza nella convinzione che è possibile invertire la crisi del movimento comunista italiano, ci aiuta a capire che in altri paesi, che in altri momenti storici, periodi difficili come quelli che stiamo vivendo adesso, molti compagni li hanno già vissuti. Questi momenti sono stati superati dalla tenacia di tutti coloro che non si sono arresi. È proprio da questa tenacia, dalla convinzione che è giusta la nostra battaglia, che dobbiamo ripartire, sapendo che c’è un intero mondo che si muove in questa direzione. Lo slogan del festival indica proprio la necessità di continuare la nostra battaglia : “gioventù unita contro l’imperialismo, per un mondo di pace, solidarietà e trasformazione sciale”.

Nel segno di questo slogan si sono svolte tutte le manifestazioni, le conferenze, i seminari e i dibattiti, che hanno riempito di contenuti, di analisi e prospettive le nostre lotte. Uno spazio molto importante è stato dedicato alla commemorazione delle personalità che appartengono alla tradizione del movimento anti-imperialista. Queste commemorazioni non vanno viste come atti che consegnano queste figure alla storia, ma anzi, rappresentano l’esatto contrario. La vitalità del festival è riuscita a far vivere gli ideali incarnati da queste figure, e questo è un concetto fondamentale anche per la battaglia ideologica che dobbiamo condurre in Italia: non è possibile rivendicare la volontà di costruire il socialismo nel futuro, se non si è disposti a difenderlo nel passato. Non è possibile lottare contro l’imperialismo oggi, se non si recuperano i valori che nella storia hanno sostenuto i popoli e li hanno supportati nelle battaglie contro il colonialismo, il fascismo ed il nazismo. È proprio affermando l’attualità di questi valori che è possibile avviare una battaglia che guarda al futuro, non rivendicando il nuovismo come paradigma identitario e ingenerando così un adattamento ai tempi che finisce per trascinarci dentro il pensiero unico.

Delle figure e delle esperienze di lotta omaggiate al festival credo sia opportuno ricordarne due. La prima è quella di Nelson Mandela. La scorsa edizione del festival si è svolta nel 2010 in Sudafrica. In quella sede era stata ricordata la lotta del popolo sudafricano, vittima del colonialismo e dell’apartheid. In quella sede era stato omaggiato Nelson Mandela, erano stati messi in risalto i valori incarnati nella sua biografia. Pochi giorni prima che il Festival di Quito avesse inizio giunge la notizia della sua morte. I media hanno provato a restituire la figura di un Mandela edulcorato, non violento e buonista. Hanno cercato di nascondere che Mandela ha lottato, anche con le armi, per liberare il suo paese. Hanno cercato di nascondere la sua forte tensione socialista e la sua stretta amicizia, cimentata alle battaglie comuni, con Fidel Castro, Gheddafi e Arafat. Hanno nascosto che Mandela è stato membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Sudafricano. Invece, i giovani che erano presenti in Sudafrica e poi in Ecuador hanno ricordato e celebrato un eroe del movimento anti-imperialista, hanno celebrato la vera vita e opera di Nelson Mandela, il lottatore, l’anticolonialista, l’anti-imperialista e il rivoluzionario. Celebrando Mandela si celebrano anche i valori suscitati dalla Rivoluzione d’Ottobre che ha dato una forte spinta al movimento anti-colonialista, che si rafforza grazie al ruolo esercitato dall’URSS dopo la sconfitta del nazi-fascismo. Sono proprio questi valori che ispirano tutto il movimento del Festival. Nonostante questo movimento sia ben più ampio delle sole organizzazioni comuniste (al festival partecipano numerosissime organizzazioni di studenti, lavoratori e di solidarietà internazionale, che non sono di orientamento comunista, ma condividono la base anti-imperialista di questo evento), nella dichiarazione finale è possibile vedere come sia stato proprio il movimento socialista a dare impulso al festival e alla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica che ne è la principale promotrice. La storia del Festival è incarnata e si sviluppa nella stessa cultura politica in cui si sviluppa la lotta condotta da Mandela.

Un’altra figura importantissima commemorata a Quito è quella di Hugo Chavez. Questa figura incarna una intera stagione di lotte del continente latino-americano. Grazie a Chavez il Venezuela è riuscito a liberarsi dal dominio e dallo sfruttamento economico che era imposto dai monopoli e dagli interessi capitalisti. Proprio per far fronte a questa situazione l’imperialismo ha messo in campo tentativi di golpe e di destabilizzazione del paese, ma il popolo venezuelano è riuscito a resistere a questa aggressione. L’esperienza del Venezuela incarna la punta più avanzata di questo processo latinoamericano di affermazione della sovranità nazionale, che in varie forme e con intensità differenti coinvolge numerosi paesi della regione.

È per questa ragione che assume un valore particolare lo svolgimento di questa 18° edizione del Festival in Ecuador. In questo paese, sotto la guida di Correa, il popolo ecuadoriano ha intrapreso la via dell’autonomia e della sovranità. Il governo attualmente in carica, eletto per la prima volta nel 2006 ha cacciato dal paese le basi militari americane, ha ritrattato il debito e si è rifiutato di pagare il debito illegittimo, frutto di contrattazioni annuali che superavano esponenzialmente la cifra di partenza, ha cacciato le multinazionali del petrolio che tante risorse hanno rubato al paese e che tanti danni ambientali hanno provocato. Assieme a queste riforme di affermazione della sovranità nazionale, il governo ecuadoriano ha messo in campo politiche redistributive che non solo servono ad affermare il principio dell’uguaglianza, ma allo stesso tempo rappresentano una importante base per il futuro. Affermare il diritto ad una educazione di massa e di qualità non è solo l’affermazione di un principio, quanto una delle basi per garantire lo sviluppo di un popolo. Riportare all’interno del paese il profitti derivanti dal petrolio non è solo l’affermazione della sovranità e l’avvio di un processo di distribuzione delle risorse che prima andavano ad arricchire gli interessi monopolisti, rappresenta anche lo sviluppo di settori economici legati allo stato che hanno una rilevanza strategica per lo sviluppo dell’economia nazionale.

Tuttavia è opportuno guardare a questi processi con la dovuta attenzione, senza cadere in semplificazioni o mitizzazioni che rischiano di traviare il nostro punto di vista di classe. Quello a cui assistiamo oggi in America Latina è un avanzatissimo processo di sviluppo che avviene in completa autonomia rispetto alle forze imperialiste. I settori economici che guidano questi processi sono slegati dagli interessi imperialisti e monopolisti, in questo senso svolgono una azione progressista, ponendo a livello continentale il tema dalla proprietà delle forze produttive in termini nazionali, non sempre in termini di classe. L’intensità che c’è tra l’intreccio della questione nazionale con la questione di classe è quella che caratterizza e determina il grado di avanzamento delle differenti esperienze nazionali. In molti casi non siamo di fronte a processi di transizione al socialismo, ma alla costruzione di democrazie avanzate e progressiste. Ad esempio il caso argentino, in cui vi è un forte protagonismo della borghesia nazionale (che porta avanti importanti nazionalizzazioni nel settore bancario), non è assimilabile al più avanzato caso venezuelano, in cui settori consistenti dell’alleanza che sorregge il governo parlano apertamente di transizione al socialismo e di rafforzamento del processo di nazionalizzazione e socializzazione. Nel caso argentino ci troviamo di fronte ad una forte affermazione della sovranità nazionale con alcuni elementi di forte avanzamento democratico. Nel caso venezuelano non ci troviamo di fronte ad una società la cui conformazione socio economica è una variante del capitalismo. Il caso venezuelano si presenta con una sua peculiarità, è una democrazia avanzata in cui sono forti le tensioni che spingono per una transizione al socialismo. Per capire gli sviluppi dei vari contesti va presa in considerazione la capacità che avranno le forze popolari e quelle che parlano apertamente di transizione al socialismo, di influenzare e determinare questi processi.

Inoltre, sul piano geopolitico, si è avviato da tempo un importante processo di integrazione regionale che aiuta lo sviluppo dei singoli paesi e della regione e che si pone dentro un più ampio scenario globale che dà vita ad un forte contrappeso all’imperialismo. Anzi, è corretto dire che proprio grazie all’emersione di nuove economie che oggi occupano un ruolo di primo livello nella geopolitica, il processo di affermazione degli stati latino americani ha avuto modo di procedere più rapidamente. Senza il cambiamento in corso della correlazione di forze a livello internazionale, quanto sta accadendo nella regione latino americana non avrebbe avuto sponde sufficienti a permettergli di procede rapidamente. Pertanto, se è vero che l’integrazione regionale si inserisce dentro un ampio ambito internazionale, è anche vero che il mutato contesto internazionale ha fornito ai popoli latino americani una valida alternativa all’imperialismo.

Tra le numerose iniziative che si sono svolte durante il Festival, tra i numerosi dibattiti sui differenti temi, dal problema della disoccupazione giovanile, della scuola, del problema delle occupazioni militari e della guerra, fino alle questioni ambientali e di genere, passando per i seminari riguardanti i temi peculiari di singoli paesi o specifiche regioni mondiali, credo sia giusto menzionarne una. Come nelle passate edizioni si è svolta una sessione del tribunale anti-imperialista. Durante questa iniziativa, alla presenza di ministri di vari governi e importanti personalità che si sono contraddistinte nella battaglia contro l’imperialismo, sono stati presentati vari casi di ingerenze straniere in vari stati. Una lunga marcia in bicicletta è partita dal ministero degli esteri per giungere al luogo dove si svolgeva questa iniziativa, proprio prima che il ministro degli esteri presentasse il caso della presenza della Chevron – Texaco in Ecuador. Questa compagnia ha sfruttato per anni il petrolio ecuadoriano, secondo una attendibile stima l’88% dei pozzi. Per l’estrazione di greggio da questi pozzi la Chevron ha inquinato i fiumi e le falde acquifere della zona. La cosa più grave è che per la stessa operazione, in territorio statunitense, questa compagnia ha utilizzato tutte le tecnologie che garantiscono una estrazione non impattante con l’ambiente. In Ecuador invece i rifiuti del processo estrattivo sono stati riversati nei fiumi inquinando le falde acquifere. Questo ha impattato fortemente sulla popolazione dei territori di estrazione in cui l’incidenza di cancro è in un rapporto 6 a 1 con il resto della popolazione ecuadoriana. La cosa ancora più assurda è che lo stesso legale della Chevron afferma che è vero che numerosi liquidi sono stati gettati nei fiumi, ma che questi sono a zero impatto ambientale. Il Governo dell’Ecuador ha denunciato la Chevron al tribunale internazionale e sta raccogliendo tutta la documentazione necessaria per richiedere un grande risarcimento da investire in politiche di sviluppo e tutela ambientale.

A conclusione dell’importante caso presentato dal Ministro degli Esteri Ricardo Patinho, la Banda Bassotti, celebre gruppo italiano presente al Festival per suonare alla cerimonia di chiusura, ha improvvisato la canzone dedicata all’Ecuador presente nel suo ultimo disco.

La FGCI ha partecipato a questo festival incontrando numerose delegazioni. Gli incontri più proficui si sono svolti con: Cina, Vietnam, Cuba, Argentina, Cile, Venezuela, Brasile, Sudafrica, Francia, Spagna, Cipro, Belgio, Libano, Portogallo, Austria, Repubblica Ceca, Bolivia, Colombia, Ecuador, la “Rede de amigos de la revolucion ciudadana”, la Federazione degli Studenti Francofoni del Belgio e l’organizzazione INTEL (organizzazione di solidarietà internazionalista belga).

Questi incontri hanno rafforzato il solido legame tra la FGCI e le organizzazioni degli altri paesi, hanno dato vita ad un produttivo scambio di informazioni e di analisi e si sono tutti conclusi con importanti inviti a svolgere attività comuni di varia natura.

L’importanza di questo evento è quindi molteplice: è un importante evento internazionale e internazionalista che rafforza la lotta contro l’imperialismo, rafforza i legami tra le organizzazioni provenienti da tutti gli angoli del mondo che partecipano a questa battaglia, testimonia la necessità di una ampia alleanza tra le forze rivoluzionarie che lottano per il socialismo e le forze progressiste che svolgono un importante ruolo nei loro paesi. E’ stato un festival in cui i bisogni degli studenti e le rivendicazioni dei giovani lavoratori vengono posti a contatto su un piano internazionale. L’importante strumento del festival, che ha come perno la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, è uno strumento che va rafforzato e va allargato il più possibile a tutte quelle organizzazioni che ne condividono la inclusiva base politica. Speriamo che anche l’Italia, nei prossimi anni sia in grado di rafforzare la propria presenza dentro questo importante processo.

*Franco Tomassoni fa parte della segreteria nazionale della FGCI e ha capeggiato la delegazione italiana al XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti di Quito

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