I giovani, la crisi e la depressioneTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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I giovani, la crisi e la depressione

‘La depressione è il problema di salute mentale più diffuso e il più sensibile all’impatto della crisi: riguarda circa 2,6 milioni di individui (4,3%), con prevalenze doppie tra le donne rispetto agli uomini in tutte le fasce di età.’

Fonte: Oltremedianews

I dati Istat parlano, continuamente, e lo Stato sembra non voler ascoltare, da anni ormai.

Oggi a soffrire di depressione sono 2.600.000 persone in Italia, e il 30% di queste sono giovani con età compresa tra 25 e 34 anni. Questi dati, per inciso, sono stati calcolati sulla base dei casi che, riconoscendo il loro problema e volendolo affrontare, si sono recati da psicologi e psichiatri. Ad essere significativa è anche la percentuale di donne colpite. Il doppio rispetto agli uomini. In tutte le fasce d’età. Urgente e necessario ricercarne le cause, che sembrano gravitare attorno ad un principale centro di interesse, la crisi economica. Non c’è lavoro, si vive nel precariato e di salari insufficienti non per il benessere, ma per la mera sopravvivenza.

‘L’episodio depressivo costituisce una delle esperienze peggiori che si possono avere nella vita. Ci si sente senza speranza, senza poteri né risorse, completamente impotenti di fronte alla vita e alle persone. Mancano le energie per fare qualsiasi attività, fisica e mentale. E del resto niente sembra interessare più né in grado di dare piacere. Si guarda la propria vita e tutto appare un fallimento, un susseguirsi di perdite di cui spesso ci si sente colpevoli. Oppure si è convinti che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e ci si sente arrabbiati con tutto e tutti e si arriva a farsi terra bruciata intorno. L’isolamento è cercato e sofferto, e appare inevitabile. Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività.’

La depressione impedisce il futuro. E questo rispecchia la situazione economica, politica e sociale che stiamo vivendo oggi: il futuro sembra così distante. E per futuro si intende un futuro ‘rosa’. ‘Le generazioni oggi non trovano il loro posto nella vita. E le risposte non possono essere psichiatriche. Devono essere politiche.’ Oggi per ogni cosa si cerca una definizione, una risposta che margini, una causa che giustifichi. Ma la soluzione sembra davvero l’ultimo degli interessi. Domanda, risposta: depressione, farmaco. Non può essere solo questa la soluzione. I giovani oggi rimangono a casa non perché ne abbiano voglia, ma perché non hanno alternativa. Non si ha più scelta. E impedire la possibilità di scelta significa impedire la libertà di un individuo.  

Siamo davvero fermi perché figli del benessere o figli della cassa integrazione, delle liquidazioni, dei tagli al personale? Oggi la Microsoft, domani tu. Sembra di essere tornati ai tempi della rivoluzione industriale, dove la catena di montaggio e la macchina avevano sostituito l’uomo. Dal 1970 siamo entrati in quella che potrebbe essere definita la terza rivoluzione industriale, dove a sostituirci ora c’è la rete, il computer, l’informatica. Il problema è che di fronte ad una scatola si perde il senso della realtà, di quello che c’è nel ‘mondo fuori’. E la soluzione, nel mondo fuori, sembra quella che si è verificata anche nei secoli passati: la grande migrazione all’estero.

Ma la fuga, è davvero l’unica risposta? E’ davvero il Prozac che serve ai giovani italiani oggi?

Interroghiamoci. Studiamo. Crediamoci, davvero. Inventiamoci. Il nostro futuro appartiene sempre e comunque, soltanto a noi.

 Federica Bani

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