I limiti della campagna russofoba in PoloniaTribuno del Popolo
domenica , 19 novembre 2017
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I limiti della campagna russofoba in Polonia

Achtung Russia su sfondo giallo e con scritta nera con l’immagine stilizzata del Presidente della Federazione Russa Putin che appare come fosse un teschio sopra delle tibie incrociate. Particolare inquietante che la parola Russia venga scritta con la doppia esse runica dei nazisti.

Questo il manifesto apparso ben visibile e collocato in appositi spazi pubblicitari nelle principali cittá polacche (si hanno segnalazioni a Varsavia e Cracovia). Non si tratterebbe quindi di azioni sporadiche e spontanee ma di una iniziativa organizzata. Il soggetto promotore é una fantomatica organizzazione che risponde al nome di Ruch Higieny Moralnej (Movimento per l’igiene morale) che dovrebbe fare a capo a organizzazioni nazionaliste polacche, autrici di altri manifesti simili. L’autore si definisce come un gruppo di intellettuali e artisti che cerca di guardare la realtà di opponendosi a forme di ipocrisia nel dibattito pubblico.

Altri manifesti simili dal tono antirusso (con il Presidente Putin ad incarnare stato e popolo), sono continuamente affissi senza che niente o nessuno apparentemente sia riuscito a intervenire per evitare gli eccessi o per cercare di contestualizzare la critica su un piano intellegibile e commentabile.

La libertá di espressione o la satira sono certamente garantite nell’ordinamento interno polacco (nel caso specifico il contenuto dell’affisione é stato denunciato alla Magistratura) ma la questione appare avere una valenza diplomatica, piuttosto che giuridica interna e quindi dovrebbe trovare una soluzione negoziata di comprensione e rispetto che al momento appare molto lontana. Lo stesso Presidente della Repubblica di Polonia Komorowski, senza evidenza certa dei fatti nel Donbass continua a parlare di aggressione della Russia in Ucraina utilizzando termini giornalistici e non di diritto internazionale come ci si aspetterebbe invece da uno statista.

La Polonia é il paese dove vige il reato di offesa del sentimento religioso; secondo l’articolo 196 del Codice Penale “chi offende il sentimento religioso di alte persone o insulta pubblicamente l’oggetto  o il luogo di devozione religiosa, é soggetto a sanzione penale con provvedimento di restrizione della libertá fino a due anni. Al contrario la denigrazione di uno stato straniero membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del suo popolo passa impunita e quasi ignorata, considerando l’abitudine nel ricevere continuamente messaggi del genere. Sembra quasi che il detto popolare scherza con i fanti ma lascia stare i santi sia stato recepito nell’ordinamento giuridico.

Qualcosa invece si muove anche nella societá civile che non é disposta a sopportare campagne di odio incontrollate dall’esito non calcolabile che tendoo a generare sospetto e inimicizia tra due popoli slavi che molto hanno in comune. Un primo e tristissimo segnale arriva dal ristoratorante Piaskownica di Sopot che alla porta ha messo il cartello con la scritta non serviamo russi.

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A Cracovia l’Associazione KURSK (che si occupa principalmente di memoria storica attraverso la protezione, conservazione e restauro dei memoriali e cimiteri dell’Armata Rossa in Polonia) ha denunciato i manifesti presso la magistratura e ora si attendono sviluppi su come il caso viene trattato in tribunale. I rappresentanti dell’Associazione KURSK invitano a denunciare atti, fatti e persone che alimentano la campagna russofoba sostenendo che la lotta contro la russofobia intende creare migliori condizioni di dialogo e comprensione per favorire la pace tra i popoli. Associare simboli nazisti alla Russia (potenza alleata vincitrice nella Seconda Guerra Mondiale), secondo KURSK é un atto molto grave ed offensivo nei confronti dei milioni di cittadini sovietici che all’epoca hanno combattuto per la liberazione o sono stati sterminati in attacchi sul loro territorio.

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Altro segnale sono le critiche nei confronti del pieno ed incondizionato sostegno al governo di Kiev nelle operazioni militari nel Donbass ucraino (di cui la campagna russofoba é parte integrante della strategia di immagine e fondamento della divisione bene contro male a sostegno del governo insediatosi nel febbraio 2014) e la denuncia di crimini contro la popolazione civile che richiamano un numero crescente di cittadini polacchi anche fin sotto l’Ambasciata di Ucraina.

La politica estera é senza dubbio un versante molto delicato per la Polonia. L’allineamento acritico ed incondizionato di Varsavia a Washington (tanto da meritarsi secondo il titolo di 52esimo stato USA secondo un articolo della rivista New Eastern Outlook) scopre la debolezza di una linea che rischia di inimicarsi un fondamentale parter politico e un naturale socio commerciale come la Federazione Russa.

Le affermazioni del Ministro degli esteri Sikorski (tratte intercettazione audio presso un ristorante della capitale polacca) “L’alleanza tra Polonia e USA non vale niente. E´ addiritura dannosa perché crea un falso senso di sicurezza. Ci saranno divergenze con Russia e Germania ma pensiamo che tutto va bene perché facciamo pompini agli americani. Stupidi, totalmente stupidi” fanno facilmente capire che sarebbe meglio usare la ragione piuttosto che gli istinti

Gian Marco Mele

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