I problemi dell'Africa OccidentaleTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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I problemi dell’Africa Occidentale

Un breve viaggio nell’Africa occidentale per capire da cosa fuggono le persone. Guerra, dittature, armi, droga, cambiamento climatico e la ricerca di un mondo migliore dove vivere che da oltre cinquantanni, dopo la colonizzazione, il popolo africano cerca con diritto.

La costa occidentale del continente africano è soggetta a un livello di povertà molto elevato ed a continui conflitti o dittature. Questa zona è costellata da molti porti e da molte strade che sono solcate quotidianamente dai trafficanti di armi e di droga. Spesso lungo questa parte dell’Africa si incrociano angoli oscuri dove la giuristizione delle nazioni non arriva e dove le mafie sudamericane si incrociano con quelle europee aiutate da quelle africane. Ma l’Africa occidentale non è solo questo, il deserto a causa del cambiamento climatico si sta espandendo sempre più verso sud e il mare sta inghiottendo alcune coste a causa dello sciogliemento dei ghiacci. Secondo la convenzione di Ginevra esistono solo i rifugiati politici e i profughi delle guerre, un piccolo pagliativo per lavarsi la coscenza, ma chi fugge dai disastri della natura non è considerato degno dei diritti occidentali, eppure l’Africa contribuisce con un 4% al cambiamento climatico, la sua arretratezza non permette di annoverare tra i criminali climatici il continente nero che continua ad essere la vittima designata di una sorte che si accanisce, decenni dopo decenni sui suoi paesi.

L’unico paese che in questo momento mantiene un livello economico, per quanto basso, stabile e dal giorno della sua indipendenza non è mai stato soggetto a gravi conflitti o dittature è il Senegal. Eppure moltissimi senegalesi tutti i giorni rischiano la loro vita per attraversare il Mediterraneo. La migrazione è essenzialmente una necessità e in alcuni casi una vera e propria strategia, dove il migrante cerca attraverso le rimesse inviate a casa per ritornare dopo qualche anno per apririsi un’attività per il sostentamento di tutta la famiglia. Spesso per loro l’occidente è il modo più veloce per ottenere quei pochi soldi che gli servono per rendere la vita di tutta la loro famiglia decente. L’emigrazione verso l’Europa ha cominciato a diventare visibile solo negli ultimi a causa della crisi economica degli anni ’80 e soprattutto  dopo il 1994 quando  svalutato per i propri interessi il franco CFA. In un colpo solo 14 Paese africani dell’area francofona si sono trovati la loro valuta dimezzata (passando da 50 a 100 F.CFA per 1 F.F.) che ha causato una forte contrattazione dell’economia che ha devastato la fragile economia rurale. A partire da questo periodo il Senegal si è trasformato da un paese che accoglieva imigrati a un paese di emigrazione, tutto a causa del sostentamento dell’economia francese che continua a fare da padrone nelle ex colonie.

Al di fuori di questo paese, gli altri sono da sempre in una situazione di perenne guerra o dittatura. A nord la Maurtiania è un paese che si basa ancora al feudalesimo e le etnie nere sono tenute in schiavitù e povertà. Nonostante negli ultmi anni sia sorto un forte movimento antischiavista: l’Ira, e il suo presidente Biram Dah Abeid abbia vinto il premio nobel per i diritti umani, il paese continua a perseverare nella sua dottrina schiavista.

A est il Senegal confina con il Mali, una nazione che da sempre è soggetta a continue ribellioni da parte del nord, in maggioranza Tuareg. Dal 2011 a causa delle politiche scellerate dell’occidente sulla questione libica, sono arrivati nel nord del paese diversi contingenti delle ex-milizie di Gheddafi, armati e addestrati precedentemente dalla Francia e che oggi quest’ultima è costretta ad affrontare attraverso la missione Serval, iniziata l’11 gennaio 2012 e ad oggi l’ennesimo insuccesso di una nazione che sta destabilizzando un intero continente con la sua impreparazione di geopolitica e la sua ostinazione nel perseverare il suo ruolo da ‘gendarme’ del continente. Una sorte simile è toccata ad altre due nazioni che confinano con la Libia e che appartengono sempre alla sfera francofona : il Niger e il Ciad. Questi paesi sono diretti da regimi dittatoriali. Il primo è la porta del traffico delle armi e della droga tra il sud Amrica e l’Europa e nell’ultimo decennio il paese è attraversato da un’autostrada invisibile che ha permesso ai trafficanti di uomini di collegare l’Europa con l’Africa occidentale. Il Ciad invece, oltre ad avere una longeva dittatura che negli anni ha resistito a sei colpi di Stato. In questo momento in Sengal è a processo l’ex-dittatore Hissène Habré accusato di crimini contro l’umanità, mentre l’attuale dittatore non è stato da meno ma per ora è ancora al comando. Da questo paese sono passate le armi e le ex-milizie libi e, che in parte sono confluite nel conflitto in sud Sudan, alter invece hanno portato morte e distruzione nella Repubblica Centrafricana ( ), profocando negli ultmi tre anni una drammatica guerra civile intereligiosa.

Ritornando lungo il confine senegalese troviamo dapprima il Gambia, un piccolissimo Stato diretto da l’ennesiama dittatura che nei decenni passati a cercato più volte di destabilizzare il Senegal fomentando una guerra a bassa intensità nella regione della Casamance.  Sempre a sud del Senegal troviamo la Guinea-Bissau, un altro paese sotto un’altra dittatura. Per gli esperti dell’Onu questo paese è il più importante esempio di narco-stato, ovvero un intero paese governato e diretto dai narcotrafficanti che posso liberamente lavorare alla luce del sole senza problemi, in quanto moltissimi politici (lo stesso presidente è accusato di essere colluso con i narcotrafficanti) sono immischiati nel traffico di droga e di armi. Questa, insieme al Gambia è una delle zone ombra della fascio ovest del continente. Da qui si diramano le carovane di armi vendute dall’occidente in cambio della droga che arriva in seguito nel nostro continente.

Più a sud troviamo un’altra Guinea : la Guine Conakry. Qui la situazione è meno drammatica, da cinque anni c’è un governo votato democraticamente dopo una sommossa popolare che ha scacciato l’ex dittatore Camara. L’economia dopo decenni di dittatura è devastata. Il paese sta cercando di risollevarsi ma la strada è ancora lunga e tortuosa e a ottobre ci saranno le nuove elezioni politiche.

Elezioni politche diverse dal Burkina Faso che in questi giorni come la Guinea si stava preparando all’11 ottobre, un giorno che sarebbe passato alla storia come la prima volta delle elezioni libere nel paese. Ma mercoledì 16 settembre questo sogno è terminato con l’ennesimo colpo di stato perpetrato dall’ennesima giunta militare. Pochi mesi fa il popolo burkinabè si era ribellato a 27 anni di dittatura di Composè, l’ex assassino di Thomas Sankara. In questo momento il popolo è in piazza a lottare per il proprio sogno, ma ad un giorno dal colpo di stato i morti per le strade sono già una decina.

Un altro paese che si sta preparando alle elezioni a ottobre e la Costa d’Avorio. Questo paese grazie all’ingerenza francese, nel terzo millenio ha già subito due guerre civili fratricide e tuttora si contano a decine i morti per le strade. La gente muore perchè non vuole più l’attuale presidente Alassane Ouattara messo su con la forza dai francesi e molti invocano l’ex presidente Laurent Gbagbo destituito dai francesi a causa del suo desiderio di rendere il paese veramente libero e indipendente.

Alcuni dei primi presidenti delle prime nazioni libere africane, negli anni cinquanta e sessanta, sognavano un’Africa libera e unita sotto un’unica bandiera. Cinquant’anni dopo il continente riversa in una condizione di neo-colonialismo, di povertà e di guerra che sembra non avrà mai fine.

Qui trovate la prima tappa del nostro viaggio alla scoperta dei luoghi da cui fuggono gli africani. http://www.tribunodelpopolo.it/migranti-dallafrica-solo-economici/

Marco Napoli fotoreporter della Eikòn associazione.

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