I provocatori della NATOTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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I provocatori della NATO

Si sono svolte in Europa Orientale le più grandi manovre militari della NATO, con il coinvolgimento di 31.000 soldati di 24 paesi. Basta guardare la carta geografica per capire la natura provocatoria delle manovre “Anaconda” che consistono in una operazione a tenaglia che accerchia l’enclave russa di Kaliningrad (sulle coste del Mar Baltico). Il territorio russo si è trovato così diviso dalle truppe interposte di UE/NATO. Per alimentare ulteriormente la provocazione “carri armati tedeschi attraverseranno [la Polonia] da ovest a est, per la prima volta” dall’invasione nazista dell’URSS (22 giugno 1941), alla vigilia del suo 75° anniversario (Guardian, 6.6.16). Nella NATO si dà importanza alle effemeridi.

La provocazione della NATO precede il suo vertice dell’8 e 9 luglio, a Varsavia. I 50 anni di questa organizzazione, di cui Salazar fu co-fondatore il 4 aprile 1949, sono stati celebrati dal vertice che ha esteso le missioni e i ranghi della NATO (con l’incorporazione di paesi ex socialisti: Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria); e dallo scatenamento della guerra contro la Jugoslavia, che si era rifiutata di aderire alla NATO. Per la prima volta dopo la fine della II Guerra Mondiale si è assistito a una guerra aperta di aggressione in territorio europeo. Era allora presidente degli USA Clinton – il marito. Durante quella guerra, gli USA bombardarono l’ambasciata della Cina a Belgrado.

Erano così dettate le nuove regole della politica internazionale: chi non si sottomette alla superpotenza imperialista, la pagherà. Da allora ad oggi, il numero dei paesi membri della NATO è raddoppiato. Le presunte ragioni per la creazione della NATO già da molto tempo non esistono più. Ma la NATO non è mai stata quello che pretendeva di essere. Lungi dall’essere un’organizzazione difensiva, è stata sempre uno strumento di dominazione imperialista che, nelle stesse parole del suo primo segretario generale, l’inglese Lord Ismay, mirava a “tenere fuori i russi, dentro gli americani e sotto i tedeschi” (New York Times, 16.9.13). Più che questo, è stata uno strumento di dominazione su paesi (come Francia, Italia, Grecia) dove potenti movimenti di resistenza antifascista avevano trasformato i partiti comunisti in grandi forze politiche. Uno strumento di dominazione che ha fatto ricorso al terrorismo. Le inchieste di giudici italiani come Felice Casson e Guido Salvini hanno provato gli intimi legami tra le reti degli stragisti fascisti, i servizi segreti e la NATO. Una commissione parlamentare di inchiesta italiana ha concluso che “la bomba che ha ucciso 85 persone alla stazione ferroviaria di Bologna, nel 1980, era proveniente dall’arsenale usato da Gladio,il ramo italiano della rete NATO di resistenza al comunismo” (Guardian, 16.1.91). E, secondo il giudice Salvini, “è stata l’America, la NATO, ad ispirare il massacro di Piazza Fontana”, la bomba alla banca di Milano che nel 1969 diede inizio alla “strategia della tensione” che avrebbe insanguinato l’Italia per 15 anni (Liberazione, 15.2.00).

Con la scomparsa dell’Unione Sovietica la NATO ha potuto finalmente assumere apertamente il ruolo di organizzazione bellica. E la NATO oggi è lo strumento principale del “partito della guerra” in seno alle classi dirigenti del capitalismo in profonda crisi sistemica. E’ mal consigliato allora chi sottovaluta questa realtà. Secondo il giornale inglese Guardian (6.6.16) “Le manovre [Anaconda] si svolgono in un momento delicato per i militari polacchi, dopo il licenziamento e il pensionamento obbligatorio di un quarto dei generali del paese. […] I soldati professionisti sono particolarmente preoccupati per la […] creazione e il ruolo di un esercito territoriale di 17 brigate, che è parzialmente reclutato tra i 35.000 membri dei gruppi di arma e paramilitari polacchi, alcuni dei quali si teme siano legati agli hooligans razzisti del calcio locale. Due di queste brigate di volontari assisteranno l’esercito di professione polacco durante le esercitazioni Anaconda”.

E’ venuto il momento di dire basta a questa macchina da guerra, di aggressione e di provocazione.

Jorge Cadima

da “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Marx21.it

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