I senzatetto di Varsavia sono invisibiliTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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I senzatetto di Varsavia sono invisibili

La storia esiste solo se qualcuno la racconta, i fatti non registrati non esistono. In una società dominata da infiniti divieti, in cui esistono un comportamento corretto e una reazione prevista per ogni situazione, la cosa più inaccettabile è che uno sia fuori dalla norma.

Fonte: Oltremedianews

 I senzatetto sono considerati da sempre fuori dalla norma e per questo vengono esclusi, non se ne parla. Spaventano perché, in una società dove il tempo è denaro, nessuno sceglie di fermarsi per capire. Le motivazioni che hanno portato a tale condizione non vengono indagate e il fenomeno non ci interessa affatto fintantoché essi si nascondono, vivono nelle periferie e stanno alla larga dalla nostra vita, quella “normale”. La storia è praticamente uguale ovunque si vada. In ogni paese, in ogni città incontriamo le stesse paure e la stessa indifferenza.Viviamo nella società del non luogo, fatta di spazi che hanno la caratteristica di non essere identitari e relazionali. Milioni di individualità e di storie si incrociano senza mai entrare in relazione, senza approfondire, senza mai chiedersi cosa c’è dietro quella faccia o cosa nascondono quelle rughe. Transitiamo nei non luoghi senza accorgerci che sono diventati la casa di molte persone, di molte facce e di molte storie. La paura del diverso ci paralizza e ci impedisce di indagare e comprendere.

Io ho vissuto 6 mesi a Varsavia e solo dopo diverse settimane ho “scoperto” che anche li c’erano i senzatetto. Ovviamente ci sono, ma vivono nascosti, non devono farsi vedere dai turisti e non devono contaminare una città pulita a livello maniacale. L’ordine, la pulizia e l’immagine perfetta sono di vitale importanza. Questi uomini e donne rimasti senza niente, provati nel corpo e nello spirito dalla difficile vita sulla strada, devono eclissarsi.

Una sera mi trovavo davanti al Palazzo della Cultura aspettando il bus 175 che, come ogni notte, mi avrebbe riportato nel mio dormitorio. Il bus è diretto all’aeroporto e quella sera un clochard era salito per ripararsi dal freddo o forse per raggiungere qualcuno. Nessuno gli ha chiesto di scendere, hanno subito chiamato la polizia che, con calci e pugni, hanno scaraventato l’anziano uomo per terra. Oltre che affamato e raffreddato ora era anche ferito e umiliato.

Ero sconvolta dall’accaduto, ma avrei visto la stessa scena decine di altre volte e sono arrivata al punto da considerarlo normale. Questo fatto ci dovrebbe terrorizzare. Ci stiamo abituando a tutto, continuiamo ad ignorare quelli che ci circondano, abbiamo smesso di fare domande e di cercare risposte. Il diverso fa paura, perciò non esiste.

Elda Goci

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