I titoli Mediaset chiamano, Silvio risponde. Ma questa volta il Cav rischia una Waterloo. | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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I titoli Mediaset chiamano, Silvio risponde. Ma questa volta il Cav rischia una Waterloo.

Ieri Silvio Berlusconi ha annunciato nuovamente una sua discesa in campo. Tuttavia la sua sesta candidatura sarebbe tutt’altro che scontata. I problemi vengono da un Pd in ottima salute, dall’incognita Grillo, ma soprattutto dalla faida interna ad un Pdl da svecchiare.

Tratto da Oltremedianews.com

silvius

“Sono assediato dalle richieste dei miei perche’ annunci al piu’ presto la mia ridiscesa in campo alla guida del PdL. La situazione oggi e’ ben piu’ grave di un anno fa quando lasciai il governo per senso di responsabilita’ e per amore del mio Paese. Oggi l’Italia e’ sull’orlo del baratro”. Così il Cavaliere in una nota circolata nella tarda serata di ieri ha preannunciato il suo (ennesimo) ritorno in campo.

Sembra una sorpresa, ma in realtà non lo è. O meglio, tutti ci avevano creduto quando in quel lontano 24 Ottobre Silvio Berlusconi aveva annunciato il suo ritiro a vita privata, ma forse si trattava più di un’inconscia speranza. Sì perché l’uomo di Arcore un’uscita di scena dalla politca non può permettersela. Non può farlo perché senza il paravento del consenso gli scheletri nell’armadio diventano ingombranti; non può perché i dati empirici dimostrano che le sue aziende senza un “capo” in politica perdono valore. Ecco dunque il grande dilemma che attanaglia Silvio: con un Pdl che non va e i sondaggi che non premiano la sua sesta candidatura, che fare?

L’interrogativo non è da poco, le difficoltà che Silvio Berlusconi infatti incontrerebbe con una sua ennesima candidatura sarebbero molto più forti rispetto alle ultime tornate elettorali. Proviamo ad analizzarne qualcuna.
Prima di tutto ci sono due fattori che vanno tenuti in considerazione: il Pd di Bersani non è il partito del 2008 appena uscito da un’esperienza fallimentare di governo. Oggi il Partito Democratico si presenta alle elezioni con un leader forte e con i 6milioni di votanti che in tutto hanno partecipato alle primarie. L’immagine di un centrosinistra saldo e con capacità di governo è passata così è venuto meno uno dei principali argomenti su cui Berlusconi ha battuto negli anni: la litigiosità della sinistra.

Un secondo dato, non trascurabile, è l’incognita Grillo. Quanti voti sarà capace di agguantare il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni è difficile dirlo. I sondaggi lo danno al 18%, in Sicilia è stato il primo partito, ma è pur vero che le “politiche” non sono le regionali e non lo sono mai state; hanno regole diverse, scatenano soprattutto quell’empatia collettiva che si traduce poi nell’urna nella logica del voto utile. Insomma Grillo è un’incognita, ma un dato è certo ed è preoccupante: piace agli elettori del centrodestra. Nei dati assoluti siciliani, che come detto vanno comunque valutati con le pinze, si nota che sono più gli elettori ex Pdl ad esser passati col comico genovese rispetto a quelli del centrosinistra, e questo è un fattore che preoccupa non poco il Cavaliere.

Poi vengono i sondaggi. Silvio, si sa, si fida più dei suoi sondaggi che delle quotazioni finanziarie di mediaset. Da sempre ha pianificato le sue scelte di campo, i suoi annunci pre-elettorali su minuziose indagini volte a tastare i desideri degli italiani in modo da parlare meglio alla pancia dell’elettorato. Ebbene questa volta le notizie di cui il Cavaliere è in possesso non sono positive. Troppo vicina l’esperienza fallimentare del suo governo, troppo forte la questione generazionale e il desiderio di un cambiamento percepito da molti come una primaria necessità. Il voto a Renzi lo dimostra: gli italiani vogliono facce nuove e il volto sorridente del Cav per la sesta volta non è destinato a trovar fortuna. Insomma Silvio Berlusconi i suoi 76 anni li dimostra tutti soprattutto dal punto divista politico e di immagine, fortemente annebbiata dagliscandali sessuali che hanno coinvolto il suo entourage e dai tanti processi che hanno riguardato la sua persona. Ecco giustificato quindi il tentativo di “esilio” con cui il Cavaliere aveva provato ad uscire temporaneamente dalle scene dopo le dimissioni dello scorso anno. Un tentativo non proprio riuscito anche grazie al Ruby-gate, alle inchieste sui fondi neri di mediaset, e soprattutto grazie ai “colonnelli” del Pdl per nulla da meno quanto a impresentabilità rispetto al loro ex leader.

E qui vengono gli altri problemi, questa volta provenienti dall’interno del suo stesso partito. I casi di Lazio e Lombardia insegnano, nel Pdl c’è una continua faida fra ex An ed ex forzisti, ma soprattutto c’è una enorme questione morale. In un momento di crisi e di continui licenziamenti pesano come un macigno gli scandali di Fiorito e Formigoni, le spese pazze dei gruppi regionali, le uscite maldestre dei La Russa e dei Gasparri. Vano il tentativo di buttarla sulla solita retorica del “sono tutti uguali”, il Lazio, ad esempio, è per il Pdl un campo minato a causa di scandali sulla gestione dei rimborsi oltre che a causa del dramma-sanità. Ecco quindi spiegata l’esigenza di “ripulire” il partito e di fare una enorme operazione di maquillage.

Difficile però convincere i “senatori”. Difficile che gli italiani dimentichino tutto e tornino a votare quel simbolo. L’idea di spacchettare il Pdl nasce così. Oggi ci sono vari gruppi di potere in continuo scontro frontale dentro il principale partito di centrodestra. Ogni “senatore” ha un suo nucleo di consensi ben radicato su un territorio o con una specifica area di riferimento. Sarebbe un regalo a Grillo perdere i consensi provenienti dal sistema clientelare. Dunque l’idea di assecondare le forze centrifughe di un partito giunto ormai alla resa dei conti: cancellare il Pdl e creare tante piccole liste da presentare assieme come un’unica federazione. La nuova casa delle libertà la battezzano già in molti. Facile, poi, che Silvio decida di lanciare addirittura un nuovo partito che faccia da riferimento in questo nuovo quadro balcanizzato. Un partito apparentemente pulito con un leader fedelissimo. Difficile Alfano, meglio Samorì.

Insomma serve un nuovo volto da dare al Pdl e al Cavaliere che però rappresenti le stesse idee e tenga ben ferme le esigenze dell’uomo di Arcore. Se non ci si riuscisse Silvio potrebbe comunque provare a mettere in campo davvero la sua persona in primo piano, con molte incognite e poche certezze.  Resta da far digerire la cosa ai falchi e alle colombe del Pdl, ma soprattutto agli italiani. Le difficoltà suggeriscono prudenza. Berlusconi infatti, che sino a qualche giorno fa si diceva convinto di fondare subito un nuovo soggetto politico, avrebbe invece ieri deciso di congelare il Pdl e di abbandonare per il momento l’idea della crisi di governo minacciata se non si fosse programmato l’election day. Ieri il primo vertice con i dirigenti Pdl si è concluso con una fumata nera, oggi per l’ora di pranzo ce ne sarà un’altro a Palazzo Grazioli. Chissà se Berlusconi riuscità a giocare qualche asso nella manica che metta tutti d’accordo. Restiamo in attesa, giornalisticamente parlando, ma il resto degli italiani, sicuramente,  hanno ben altri problemi a cui pensare.

Michele Trotta

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