I "Tremila euro" di Renzi un regalo a chi?Tribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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I “Tremila euro” di Renzi un regalo a chi?

Sta facendo un gran parlare il limite dei contanti portato a 3.000 euro e giustificato dal governo Renzi come una “misura liberale” volta a “sostenere i consumi perchè non è così che si fa la lotta all’evasione”. Secondo noi invece si tratta proprio del contrario, ovvero di una manovra che favorirà l’economia in nero e che soprattutto riguarderà solo chi i tremila euro può spenderli: ovvero i ricchi o quelli che hanno qualcosa da nascondere. 

La domanda sorge spontanea: chi paga 3000 euro in contanti? Renzi ha pensato bene di portare il limite dei contanti da 1000 a 3000 euro e ha giustificato tale scelta come una misura liberale volta a sostenere i consumi. Insomma il limite a 1000 euro veniva visto un pò come una limitazione della libertà, ma libertà di chi? Vi è mai capitato di acquistare qualcosa con 3000 euro in contanti? Se siete dei dipendenti, dei precari, dei pensionati, probabilmente no. Poi può sempre capitare la vecchietta che mette da parte banconote da dieci euro e ha tremila euro sotto il materasso, per carità. E se invece tale misura servisse a trasformare in beni o servizi legali i soldi frutto di un guadagno illecito? Tecnicamente si chiama riciclaggio, certo, e ovviamente il governo respingerà ogni accusa di questo genere severamente sostenendo che si tratta di una misura in linea con gli altri paesi europei e volta unicamente a rilanciare i consumi. Ma i consumi di chi? Torniamo alla domanda precedente, e non vi troviamo risposta. Un Paese in crisi che volesse riattivare davvero i consumi dovrebbe come minimo aumentare i salari e magari aumentare i posti di lavoro Aumentando la quota dei contanti senza aumentare il lavoro, che genere di consumi aumenteranno?

Qualcuno che aumenterà i consumi ci sarà, e come individuato da Bruno Tinti, ex magistrato che ha scritto a riguardo su “Il Fatto”, si tratterà di coloro che vengono pagati in contati, ovvero le Partite Iva. Tinti infatti ha scritto: ”Quanto costa all’Erario questa espansione di consumi? I conti sono facili. 22% di Iva e una variabile tra il 30 e il 40% di Irpef, diciamo 35%: per ogni pagamento di 3.000 euro in contanti, 660 euro per l’Iva e tra 900 e 1.200 euro per l’Irpef. Per ogni pagamento il Fisco ci rimette in media 1.500 euro: un vero affare.Il versante etico può non essere considerato. Non perché sia irrilevante, naturalmente; ma perché a Renzi&C. non gliene può importare di meno. Però, se è vero come è vero che due torti non fanno un diritto e che l’art. 3 della Costituzione non può essere utilizzato a giustificazione delle scelleratezze, resta il fatto che questo 50/60% di incremento di reddito (evasione del 22% di Iva e del 30/40% di Irpef) riservato al 12% circa dei contribuenti italiani (il popolo dell’Iva) è una doppia ingiustizia.”

Insomma non solo con le minori tasse pagate ci sarà una maggiore pressione fiscale e una diminuzione dei servizi pubblici, ma potranno godere dei vantaggi dell’evasione resa legale per legge solo determinate categorie di persone, e quindi non tutti i cittadini. Pensateci bene: un cittadino normale riceve i soldi in banca già decurtati giustamente dalle tasse, mentre un lavoratore autonomo può dichiarare di aver ricevuto una somma minore e può pagare imposte sul reddito da lui dichiarato. Metteteci che potranno anche acquistare in contanti risparmiando l’Iva e avrete forse compreso perchè in tanti si sono incazzati con la decisione di Renzi, come ricorda sempre Tinti: “Insomma, esiste una disparità di trattamento evidente tra contribuenti: quando vanno al ristorante l’88% di loro paga più del doppio del restante 12%“. Peraltro anche se dovessero aumentare i consumi, in realtà tale incremento verrebbe inficiato dalla corrispondente perdita del 60% dell’evasione di imposta.

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